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La doppia vita del tredicenne tra la lama in aula e l'estetica della violenza digitale
Dall'annuncio nella notte agli occhiali da softair fino all'attacco in classe, la ricostruzione degli inquirenti su un gesto preparato nei minimi dettagli
Nella mattinata di venerdì 18 settembre 2026, all’interno della scuola secondaria di primo grado “Giovanni Verga”, parte dell’Istituto comprensivo Largo Cocconi nel quartiere di Centocelle, a Roma est, un alunno tredicenne della terza media ha aggredito la sua insegnante, la professoressa Isabella Marsilio.
L’episodio è avvenuto durante un incontro di recupero di geografia. Il ragazzo, che aveva nello zaino due coltelli e uno spray urticante, ha prima spruzzato il prodotto sul volto della docente per stordirla, quindi l’ha ferita con una delle lame. La professoressa, 66 anni, insegnante di italiano, storia e geografia, prossima alla pensione dopo quasi quarant’anni nella scuola pubblica, è stata soccorsa dal 118 e trasportata in codice giallo all’ospedale Vannini; le lesioni non sono risultate tali da metterne in pericolo la vita.
I carabinieri della Stazione di Centocelle, allertati tramite il 112, sono intervenuti con tempestività per avviare i rilievi e hanno fatto defluire gli studenti dall’edificio attraverso un’uscita secondaria al termine delle lezioni. Le verifiche investigative svolte nelle ore successive delineano un’azione premeditata. Prima di entrare in aula, il tredicenne sarebbe passato nei servizi igienici per indossare occhiali protettivi da softair e un casco da bicicletta sul quale aveva fissato uno smartphone, usato come telecamera per immortalare la scena.
L’intento, secondo gli inquirenti, era di trasmettere o condividere l’aggressione in tempo reale sulla piattaforma Telegram. Sono in corso analisi sui dispositivi per accertare l’eventuale presenza di una videochiamata attiva o se componenti della sua rete online fossero informati delle intenzioni. Tra l’una e le due della notte precedente, sul profilo TikTok attribuito al ragazzo — seguito da oltre 4.000 utenti — era comparso il messaggio criptico “meno cinque ore”, accompagnato da un audio con urla e colpi d’arma da fuoco. Sotto il post, privo di spiegazioni, era comparsa la richiesta di chiarimenti di un utente, rimasta senza risposta.
L’esame dell’attività digitale del minore restituisce l’immagine di una forte esposizione a contenuti cupi e violenti. Sul profilo TikTok figuravano con regolarità video dedicati ad armi, sangue, omicidi e sparatorie nelle scuole, inclusi filmati-tributo ad Adam Lanza, autore della strage del 14 dicembre 2012 alla Sandy Hook Elementary School negli Stati Uniti.
Alcuni compagni di classe hanno ricondotto il gesto al risentimento per una recente insufficienza in geografia; una spiegazione ritenuta dagli investigatori non sufficiente a giustificare la ricerca dell’attrezzatura, il possesso delle armi e l’annuncio notturno.
Conoscenti lo hanno descritto informalmente come “mezzo asociale” e “matto”: espressioni a caldo, prive di qualunque valore clinico, che tuttavia segnalano una percezione di isolamento e difficoltà relazionali. Tra le ipotesi al vaglio figura l’influenza delle cosiddette camere di risonanza digitali, ambienti in cui la violenza viene estetizzata fino a confondere il confine tra provocazione e atto reale.
Non avendo compiuto 14 anni, non è imputabile e nei suoi confronti verrà emessa una pronuncia di non luogo a procedere. Ciò non esclude interventi mirati: la Giustizia minorile, insieme ai servizi sociali, predisporrà misure di tutela, supporto psicologico e percorsi rieducativi o di collocamento adeguati.