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LE ELEZIONI

Germania, due scosse dalle urne: AfD prima in Meclemburgo, Linke vince a Berlino. Cdu al minimo storico

Nel Land guidato da Manuela Schwesig la destra radicale sorpassa la Spd, mentre i cristiano-democratici rischiano l’esclusione dal parlamento. Nella capitale la Linke stacca tutti, ma la formazione del governo resta aperta.

20 Settembre 2026, 19:44

19:50

Germania, due scosse dalle urne: AfD prima in Meclemburgo, Linke vince a Berlino. Cdu al minimo storico

Alle 18, alla chiusura dei seggi, emergono due Germanie. Nel Nord-Est l’AfD sfiora il 40% e mette fine al primato socialdemocratico; nella capitale è Die Linke a imporsi. In entrambe le elezioni, però, la sconfitta più pesante ricade sulla Cdu del cancelliere Friedrich Merz, ridotta in Meclemburgo-Pomerania Anteriore a lottare per la permanenza in parlamento.

Il duello nel Nord-Est e il crollo della Cdu

Nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore, la proiezione diffusa alla chiusura dei seggi dalla televisione pubblica Zdf assegna all’AfD il 38%, davanti alla Spd al 36,5%. La distanza è contenuta, ma il significato politico è netto: il partito della destra radicale si candida a diventare per la prima volta la principale forza del Land, sottraendo il primato ai socialdemocratici della ministra-presidente Manuela Schwesig.

Per la Spd, tuttavia, il risultato non coincide con il tracollo che sembrava possibile nei mesi precedenti. Schwesig ha impostato la parte finale della campagna come un confronto diretto con l’AfD e ha recuperato terreno grazie anche a una popolarità personale superiore a quella del suo partito. L’ultimo Politbarometer pubblicato da Zdf prima del voto indicava la Spd al 37% e l’AfD al 36%, precisando però che si trattava di una fotografia delle intenzioni di voto, non di una previsione del risultato.

Il confronto con le regionali del 26 settembre 2021 restituisce la dimensione del cambiamento. Allora la Spd aveva ottenuto il 39,6%, mentre l’AfD si era fermata al 16,7% e la Cdu al 13,3%. Se le proiezioni saranno confermate, l’AfD avrà più che raddoppiato il proprio peso in cinque anni, mentre i cristiano-democratici avranno perso oltre la metà dei consensi.

La soglia del 5% diventa un caso nazionale

Il dato più traumatico per il cancelliere Friedrich Merz è quello della Cdu, indicata intorno al 5%: esattamente la soglia necessaria per partecipare alla distribuzione proporzionale dei seggi. Pochi decimali potrebbero quindi decidere se il partito del capo del governo resterà nel parlamento regionale oppure ne sarà escluso. L’autorità elettorale del Meclemburgo-Pomerania Anteriore pubblica nel corso della serata i dati progressivi dello scrutinio; soltanto questi, e poi il risultato ufficiale, potranno chiarire la sorte della Cdu.

Merz ha riconosciuto senza attenuanti la portata della sconfitta, definendo il risultato nel Land un “disastro” e assumendosene la responsabilità come cancelliere e presidente del partito. Ha escluso però un passo indietro e indicato come risposta politica la prosecuzione delle riforme. La proiezione, se confermata, rappresenterebbe il peggior risultato della Cdu in un’elezione regionale dalla nascita della Repubblica federale.

L’avanzata dell’AfD non implica automaticamente la guida del governo regionale. Gli altri partiti tedeschi mantengono infatti la linea di esclusione delle alleanze con la formazione della destra radicale. La composizione della futura maggioranza dipenderà perciò dalla distribuzione definitiva dei seggi, dall’ingresso o meno dei partiti minori e, soprattutto, dalla capacità della Spd di costruire una coalizione senza coinvolgere la forza arrivata prima.

Berlino svolta a sinistra

A circa duecento chilometri di distanza, il voto racconta una storia differente. Nella capitale, la proiezione Zdf colloca Die Linke al 26%, davanti alla Cdu al 20% e all’AfD al 13,5%. La sinistra postcomunista, guidata nella campagna elettorale da Elif Eralp, emergerebbe dunque come prima forza, capitalizzando il malcontento su affitti, costo della vita, trasporti e servizi pubblici.

Per la Cdu, il secondo posto segna una brusca battuta d’arresto rispetto alla ripetizione elettorale del 2023, quando aveva conquistato il 28,2%. La campagna dei cristiano-democratici era stata complicata dal ritiro della candidatura del sindaco uscente Kai Wegner, avvenuto poche settimane prima del voto, e dalla necessità di riorganizzarsi attorno a Stefan Evers. Il recupero finale non sarebbe bastato a conservare il primato nella città.

Anche a Berlino, però, l’arrivo al primo posto non garantisce alla Linke la guida del Senato. Il sistema politico frammentato rende probabile la necessità di una coalizione a tre, mentre il peso di Spd e Verdi sarà decisivo per determinare se la capitale si orienterà verso un esecutivo a guida progressista o verso una diversa formula centrista. La legge elettorale berlinese prevede una soglia del 5% dei secondi voti, superabile anche attraverso la conquista di un mandato diretto. Lo spoglio riguarda 2.542 seggi ordinari e 1.572 seggi per il voto postale; il risultato provvisorio completo è atteso nella notte tra il 20 e il 21 settembre.

Il doppio voto consegna così alla Germania due indicazioni solo apparentemente contraddittorie: un forte spostamento verso l’AfD nel Nord-Est e una netta affermazione della Linke nella capitale. Il punto di contatto è la crisi dei partiti che hanno a lungo occupato il centro del sistema. Cdu e Spd, pur conservando ruoli determinanti nella formazione dei governi, non riescono più a imporre da sole l’agenda politica. Per Merz, la serata di oggi apre quindi un problema che va oltre i confini dei due Länder: fermare l’erosione dell’elettorato conservatore senza inseguire l’AfD e, nello stesso tempo, dimostrare che il governo federale è ancora in grado di produrre risultati riconoscibili.