gli exit poll
Come sono andate le elezioni in Russia? Il partito di Putin si conferma prima forza col 49,4% dei voti
La Commissione elettorale registra un'affluenza al 56% e garantisce al partito di governo il controllo della camera bassa davanti al Partito Comunista fermo al 14,2%. Al voto anche il Donbass
Si sono concluse le votazioni per il rinnovo della Duma di Stato, la camera bassa del Parlamento russo, confermando un quadro politico sostanzialmente invariato. Stando al primo exit poll diffuso dalla Commissione elettorale centrale, il partito di governo Russia Unita avrebbe raccolto il 49,4% dei consensi.
Un risultato in linea con le legislative del 2021, quando la formazione ottenne il 49,8% dei voti, traducendoli in 324 seggi su 450 grazie alla forte performance nei collegi uninominali.
Al secondo posto si colloca il Partito Comunista, con il 14,2% delle preferenze, confermandosi principale forza dell’opposizione “sistemica”. L’affluenza ufficiale è stata del 56%, in aumento rispetto al 51,7% registrato nel 2021. Le operazioni si sono svolte su tre giornate, dal 18 al 20 settembre, coinvolgendo circa 111 milioni di aventi diritto e facendo ampio ricorso al voto elettronico. La partecipazione ha interessato anche la Crimea e i territori di Donetsk, Lugansk, Zaporizhzhia e Kherson.
La Duma è eletta con un sistema misto: la metà dei 450 deputati è scelta con metodo proporzionale su liste di partito, mentre i restanti 225 seggi vengono assegnati in collegi uninominali a turno unico. Questo meccanismo ha storicamente assicurato a Russia Unita un’ampia maggioranza parlamentare. La competizione è stata tuttavia segnata da controversie e decisioni giudiziarie: la Corte Suprema ha escluso dalla quota proporzionale la lista di Yabloko, storico partito di orientamento liberale, motivando il provvedimento con presunte violazioni del diritto d’autore in alcuni contenuti online. Solo candidati individuali della formazione hanno potuto concorrere nei collegi uninominali.
Nel corso della tornata si sono registrate contestazioni interne e critiche dall’estero. Il leader di Yabloko, Nikolai Rybakov, ha annullato la propria scheda scrivendo “per la pace” prima di inserirla nell’urna. In diversi quartieri di Mosca si sono formate code intorno a mezzogiorno, in risposta a un appello a una protesta silenziosa promosso, tra gli altri, da Yulia Navalnaya. Yabloko e Partito Comunista hanno inoltre denunciato limitazioni all’attività dei loro osservatori e irregolarità in alcuni seggi. Sul piano internazionale, l’Unione Europea ha espresso severe critiche sulle modalità di svolgimento delle elezioni, denunciando la repressione delle forze democratiche e l’assenza di osservatori indipendenti. Le autorità russe non hanno infatti invitato la missione dell’Osce, impedendo un monitoraggio esterno delle procedure di voto e di scrutinio.