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il dibattito

Tetto agli stranieri in aula: il percorso a ostacoli per trasformare la circolare in legge

Dalla quota del 30 per cento introdotta nel 2010 alla decretazione d'urgenza: tutti i passaggi chiave dell'iter parlamentare

20 Settembre 2026, 23:06

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Tetto agli stranieri in aula: il percorso a ostacoli per trasformare la circolare in legge

Un solo banco assegnato in una classe di venticinque può determinare il rispetto o lo sforamento di una soglia percentuale. È su questo fragile equilibrio tra statistiche e organizzazione scolastica che si misura la portata del nuovo pacchetto per la scuola.

L’annuncio è arrivato a Roma, durante Fenix, la festa di Gioventù Nazionale, dove la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha anticipato un intervento atteso a breve all’esame del Consiglio dei ministri.

La proposta si regge su tre assi: l’introduzione di un tetto massimo di alunni stranieri per singola sezione, l’obbligo di apprendimento dell’italiano per i genitori degli studenti con gravi difficoltà di inserimento, e il divieto di indossare burqa e niqab all’interno degli edifici scolastici, con esclusione dell’hijab che lascia scoperto il volto.

In assenza di un testo ufficiale, l’impatto concreto dipenderà dalla forma giuridica e dai dettagli attuativi. Il primo passaggio sarà la discussione e l’approvazione in Consiglio dei ministri. Da lì, i canali possibili sono due: disegno di legge ordinario con il testo che verrebbe incardinato nelle commissioni competenti di Camera e Senato, con audizioni, emendamenti e un confronto tecnico-politico prima del voto conforme di entrambi i rami del Parlamento e della promulgazione del Presidente della Repubblica, l'altro è il decreto-legge con le norme che entrerebbero in vigore subito dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.

Il Parlamento avrebbe poi 60 giorni per la conversione, pena la decadenza. Secondo indiscrezioni questa sarebbe la strada più probabile, con un passaggio parlamentare entro due mesi. Qualunque sia lo strumento scelto, la legge primaria non basterà da sola a rendere operative le novità.

Il Ministero dell’Istruzione dovrà emanare decreti attuativi e direttive per gli Uffici scolastici regionali (USR), coordinando le nuove regole con l’Anagrafe nazionale degli studenti, le procedure di iscrizione e il dimensionamento della rete. L’ipotesi di un tetto agli alunni con cittadinanza non italiana richiama la circolare ministeriale n. 2 dell’8 gennaio 2010 (all’epoca ministra Mariastella Gelmini), che indicava un limite ordinario del 30% di studenti stranieri per classe. Quell’atto aveva però natura amministrativa e flessibile, con ampi margini di adattamento alle specificità locali. L’obiettivo attuale è trasformare quella indicazione in una norma vincolante, con obblighi puntuali e responsabilità definite.

Nel sistema di istruzione italiano si contano oltre 932 mila alunni con cittadinanza non italiana (fonte ISMU, anno scolastico 2023/2024), pari a più dell’11% degli iscritti. Più della metà è nata in Italia e parla italiano fin dall’infanzia. Un tetto basato esclusivamente sulla cittadinanza rischierebbe quindi di accomunare un minore appena arrivato nel Paese a uno nato e scolarizzato qui, con effetti distorsivi nella composizione delle classi. La nuova disciplina dovrà anche armonizzarsi con la legge n. 106 del 29 luglio 2024 (conversione del DL 71/2024), che introduce dal 2025/2026 il docente dedicato all’italiano L2 nelle classi in cui almeno il 20% degli alunni sia al primo anno d’iscrizione in Italia o non possegga competenze linguistiche di livello A2. Sul piano operativo, occorrerà gestire i casi in cui le richieste di iscrizione superino il limite fissato. Nei comuni con un solo plesso o nelle aree periferiche, l’applicazione rigida del tetto potrebbe imporre trasferimenti verso altri istituti, con ricadute sul trasporto e sulla vita delle famiglie. Andrà inoltre chiarito il coordinamento con l’articolo 45 del DPR 394/1999, che consente l’iscrizione dei minori stranieri in qualunque momento dell’anno scolastico. Quanto ai corsi di italiano per i genitori, esistono già i percorsi di livello A2 organizzati dai Centri provinciali per l’istruzione degli adulti (CPIA). Resta da definire come strutturarne la frequenza senza pregiudicare il diritto all’istruzione dei figli, protetto dall’articolo 34 della Costituzione (“La scuola è aperta a tutti”) e dalle norme sull’immigrazione.

Infine, per il divieto di burqa e niqab sarà necessaria una disciplina chiara che stabilisca le modalità di identificazione del volto nel rispetto della dignità delle persone e della sicurezza negli istituti, evitando applicazioni arbitrarie o discriminatorie. In sintesi, la riuscita del piano dipenderà non solo dalla scelta dello strumento legislativo, ma dalla definizione rigorosa delle categorie interessate, dal coordinamento con la normativa vigente e dalla capacità amministrativa di tradurre i principi in procedure e prassi sostenibili nelle scuole.