il caso
Chico Forti, arriva il sì alla semilibertà: cosa prevede il piano di reinserimento
Superato il rigetto della liberazione condizionale del 2025, il collegio giudicante valuta i progressi nel volontariato e nel lavoro all'esterno esaminando la condotta del detenuto
La porta della casa circondariale di Montorio continuerà a richiudersi alle spalle di Enrico “Chico” Forti, ma soltanto con il sopraggiungere della sera. Nella giornata di lunedì 21 settembre 2026, il Tribunale di sorveglianza di Venezia ha accolto l’istanza della difesa, ammettendo l’ex imprenditore e campione trentino di windsurf al regime di semilibertà.
Dopo oltre ventisette anni di detenzione, trascorsi fra gli istituti della Florida e quelli italiani, la decisione segna una svolta profonda nelle modalità di esecuzione della pena, senza tuttavia intaccare la condanna all’ergastolo, che resta pienamente efficace. Cosa cambia con il nuovo regime In base all’articolo 48 dell’ordinamento penitenziario, la semilibertà permette al condannato di trascorrere una parte significativa della giornata all’esterno dell’istituto per svolgere attività lavorative, formative o finalizzate al reinserimento sociale. Non è una liberazione definitiva né un permesso episodico: ogni spostamento è inserito in un programma trattamentale stringente, che stabilisce orari, obblighi e modalità di controllo.
Forti dovrà rientrare ogni sera nel carcere di Montorio, a Verona, per la permanenza notturna. Le 40 ore settimanali di attività esterna già autorizzate verranno ampliate, consolidando il percorso intrapreso all’inizio del 2026, quando gli era stato concesso il lavoro all’esterno ai sensi dell’articolo 21 per un corso professionale da pizzaiolo e per attività di volontariato con anziani e persone con disabilità. Dall’omicidio di Miami al rientro in Italia La vicenda giudiziaria di Chico Forti affonda le radici alla fine degli anni Novanta.
Nato a Trento nel 1959, fu condannato in Florida per l’omicidio di Dale Pike, cittadino australiano rinvenuto il 15 febbraio 1998 su una spiaggia di Miami con ferite d’arma da fuoco. Pike era figlio di Anthony Pike, proprietario di un hotel a Ibiza con il quale Forti stava conducendo una trattativa commerciale. Nel 2000, un tribunale statunitense lo riconobbe colpevole, infliggendogli l’ergastolo senza possibilità di liberazione condizionale. Forti si è sempre proclamato innocente, sostenendo di essere vittima di un errore giudiziario. Il 18 maggio 2024, al termine di una lunga trattativa diplomatica e dopo il riconoscimento della sentenza americana da parte della Corte d’appello di Trento, è rientrato in Italia per proseguire l’esecuzione della pena secondo le regole del diritto penitenziario nazionale.
Dal rigetto del 2025 all’udienza del 2027 L’ammissione alla semilibertà giunge dopo una precedente battuta d’arresto. Nel settembre 2025, il Tribunale di sorveglianza aveva respinto la richiesta di liberazione condizionale, ritenendo assenti elementi sufficienti a comprovare il “sicuro ravvedimento” richiesto dalla legge per la concessione del beneficio. Il rigoroso rispetto delle prescrizioni durante il volontariato e il lavoro all’esterno ha tuttavia consentito ai giudici di riconoscere la maturazione dei presupposti per la semilibertà. Questo nuovo status costituirà un passaggio cruciale per verificare sul campo l’affidabilità del condannato in vista della prossima udienza, già fissata per il 24 febbraio 2027, quando il tribunale tornerà a valutare la possibilità di concedere la liberazione condizionale.