il caso
L'ombra della frode (e dei soldi russi) su Călin Georgescu: fermato l'ex candidato presidente in Romania
L'esponente ultranazionalista romeno trattenuto per 24 ore a Bucarest insieme all'imprenditore Ionel Rusen (coinvolto anche un italiano)
Călin Georgescu, già candidato alla presidenza della Romania, è stato fermato dalla polizia e trasferito al centro di detenzione di Bucarest al termine di una giornata segnata da perquisizioni e interrogatori. Insieme a lui è stato trattenuto l’imprenditore romeno Ionel Rusen, ritenuto dagli investigatori un elemento chiave nei contatti con la vittima del presunto raggiro.
La Procura ha reso noto che chiederà al Tribunale di Bucarest la custodia cautelare in carcere per entrambi per un periodo di 30 giorni. Al centro dell’inchiesta della DIICOT figurano operazioni economiche risalenti al settembre 2021, dunque antecedenti di tre anni al boom elettorale di Georgescu.
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la truffa sarebbe stata orchestrata attorno alla promessa, rivolta a un imprenditore locale, di ottenere all’estero una linea di credito da sei milioni di euro attraverso un istituto bancario straniero. Per sbloccare il capitale, alla vittima sarebbe stato richiesto un versamento anticipato di notevole entità a titolo di garanzia. In questa fase sarebbe intervenuto un gruppo strutturato, composto da due cittadini romeni (all’epoca dei fatti di 64 e 47 anni) e da un cittadino italiano di 56 anni, operanti in modo coordinato sotto la guida di un presunto promotore.
Gli incontri operativi si sarebbero tenuti tra Bucarest, il distretto di Argeș e il Regno Unito, mentre la credibilità dell’operazione sarebbe stata rafforzata dall’ostentazione di presunti legami con società e strutture finanziarie estere. Nel quadro accusatorio, a Georgescu viene attribuito il ruolo di “gancio” iniziale: avrebbe messo in contatto l’imprenditore con Ionel Rusen, presentato come intermediario in grado di accedere a canali di credito internazionali.
Rusen avrebbe quindi introdotto il cittadino italiano Massimiliano Arena, originario di Catanzaro e sotto inchiesta a Messina per avere raccolto fondi abusivamente tra gli anziani, descritto dalla vittima come rappresentante di un istituto bancario svizzero. Convinto dalle rassicurazioni e dalla prospettiva del prestito, l’imprenditore avrebbe effettuato diversi trasferimenti per un totale superiore a 1,1 milioni di euro.
Il finanziamento da sei milioni non si è mai concretizzato e la somma versata a titolo di garanzia non è stata restituita. Dopo ripetute assicurazioni e la consegna di documenti rivelatisi inutili, la persona offesa ha presentato denuncia nel gennaio 2024. Nel corso delle perquisizioni, gli investigatori hanno sequestrato dispositivi elettronici, documentazione, carte potenzialmente contraffatte e apparecchiature in grado di interferire con le comunicazioni (sistemi di jamming). Tutto il materiale è attualmente sottoposto ad analisi forensi per verificarne l’eventuale impiego illecito.
L’operazione ha provocato reazioni immediate: sostenitori dell’ex candidato si sono radunati davanti alla sede della DIICOT, trasformando il procedimento in un caso politico nazionale. La magistratura, tuttavia, ha ribadito che l’indagine si fonda esclusivamente su riscontri patrimoniali, contratti e flussi bancari e che la notorietà politica dell’indagato non inciderà sulla valutazione delle responsabilità penali.