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L'ASSEMBLEA GENERALE

L'Iran all'Onu mostra le foto dei bimbi uccisi nella scuola bombardata, gli Usa lasciano l'aula

Il presidente iraniano Pezeshkian risponde a Trump: «Vittime di terrorismo, non pieghiamo la testa». Sul nucleare: «Niente armi, ma nessun limite alle tecnologie pacifiche»

23 Settembre 2026, 17:17

17:21

L'Iran  all'Onu mostra le foto dei bimbi uccisi nella scuola bombardata, gli Usa lasciano l'aula

Un intervento durissimo, che si chiude con la delegazione americana che abbandona l'aula. Dal palco dell'Assemblea Generale dell'Onu il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha risposto a Donald Trump rivendicando per il suo Paese il ruolo di vittima: «Vengo da un Iran dove la guida suprema è stata assassinata, dove una scuola è stata bombardata causando la morte di bambini che non avevano commesso alcun crimine». Accusando gli Stati Uniti di non rispettare il diritto internazionale, Pezeshkian ha mostrato all'assemblea le fotografie della guida suprema uccisa e dei bambini morti nella scuola colpita. Subito dopo, gli americani hanno lasciato la sala.

Sul nucleare il presidente ha fissato una linea netta: «Niente armi nucleari, ma nessuna limitazione allo sviluppo di nuove tecnologie nucleari pacifiche». Quelle tecnologie, ha spiegato, significano «cure e trattamenti» per i malati e sicurezza alimentare per l'agricoltura. L'Iran, ha aggiunto, non accetta che restino «appannaggio esclusivo di una ristretta cerchia di nazioni» e non intende «piegare la testa» né rinunciare a un diritto che «ci appartiene intrinsecamente».

Pezeshkian ha poi denunciato i doppi standard della comunità internazionale. Le bombe atomiche, ha sostenuto, sarebbero nelle mani di Israele, eppure sono gli ispettori a chiedere di entrare in Iran: «Israele uccide ma l'Iran è soggetto a sanzioni. Non chiediamo un trattamento speciale, ma paritario». E ha avvertito che «la resistenza dell'Iran aumenterà di fronte alle sanzioni e ai bulli».

Un passaggio è dedicato allo Stretto di Hormuz: «Non possiamo permettere che alcuni abbiano libero accesso e ne traggano vantaggio, utilizzandolo per aggredirci, per minare la nostra sicurezza e per impedirci l'accesso alle nostre stesse vie d'acqua». Le questioni regionali, ha insistito, vanno risolte «all'interno della regione stessa, dai paesi della regione», senza che diventino «un giocattolo nelle mani di aggressori esterni».

Nel finale la mano tesa, ma con un avvertimento a Washington: «L'Iran tende la mano al mondo. Siamo pronti al dialogo, alla diplomazia e ai negoziati, ma senza accettare il linguaggio della forza». Gli Stati Uniti, ha detto, «hanno messo alla prova la forza e la fermezza dell'Iran e imparato che non può essere costretto alla resa». E ancora: «Non chineremo mai la testa. Ci impongono la guerra, ma abbiamo dimostrato di non temere il combattimento e difenderemo il nostro amato Iran fino all'ultimo respiro».