Istruzione
Niente quote, solo ponti linguistici: ecco come l'Occidente include i bambini immigrati a scuola
Modelli a confronto, dai test linguistici e classi di transizione temporanee all'inserimento immediato con supporto docente
Nessuna quota percentuale o tetti rigidi ma test linguistici e classi di transizione temporanee. Sono le linee su cui si muovono i principali Paesi occidentali in materia di inclusione dei bambini immigrati nei sistemi scolastici. I modelli sono diversi ma tutti, con declinazioni diverse, partono dalla comprensione della lingua. Ecco, in estrema sintesi, come funziona nel mondo:
GERMANIA. La regolamentazione è affidata ai singoli Laender ma il modello adottato prevede l’inserimento temporaneo dei bambini che non conoscono la lingua in classi speciali (Willkommensklassen), con l’obiettivo di portarli a un livello minimo prima dell’inserimento ordinario.
FRANCIA. Gli alunni vengono seguiti dal programma dell’Unité Pédagogique pour Élèves Allophones Arrivants, a due step. Vengono inseriti subito nelle classi ordinarie per le materie non verbali (come arte, ginnastica o matematica) ma per un certo numero di ore a settimana devono seguire corsi di francese.
REGNO UNITO. Prevale il modello 'Full Immersion'. Nessuna classe di transizione: l’alunno straniero viene inserito immediatamente nella classe dei coetanei e supportato da docenti specializzati in compresenza all’interno dell’aula.
STATI UNITI. L’equilibrio delle classi viene regolato incrociando i dati sul reddito e sull'istruzione familiare anziché sulla cittadinanza, ridistribuendo gli alunni sul territorio per evitare la formazione di scuole-ghetto.
SVEZIA. Esiste lo status di "Neo-Arrivato" per un massimo di 4 anni dall’ingresso nel Paese. Gli studenti che non parlano svedese sono inseriti in classi preparatorie speciali (förberedelseklass) dove, però, non possono trascorrere più di due ore al giorno o periodi isolati. Per il resto del tempo devono essere integrati nella classe ordinaria.
OLANDA. I bambini della primaria che non conoscono la lingua possono essere inseriti in classi ponte con corsi intensivi. Possono frequentarle a tempo pieno, a tempo parziale o come prolungamento della giornata scolastica.
BELGIO. Il sistema varia tra le Comunità linguistiche. Nelle Fiandre previsti corsi intensivi nelle taalheldklassen, di norma separate e a tempo pieno, ma organizzabili anche all’interno delle classi ordinarie. Nella Comunità francofona, possono essere inseriti nei programmi Daspa, con corsi intensivi di francese e delle materie di base per un massimo di 18 mesi, oppure ricevere un sostegno linguistico attraverso il dispositivo FLA che non è necessariamente una classe separata.
DANIMARCA. I minori stranieri vengono inseriti in classi di accoglienza (mottaksklasser) dedicate all’apprendimento accelerato della lingua. Questo periodo di transizione dura al massimo 2 anni, dopodiché il passaggio alla classe ordinaria è obbligatorio. Nessun tetto ma i comuni danesi monitorano la composizione dei quartieri. Se una scuola registra un’altissima concentrazione di studenti provenienti da contesti non-Ocse, può decidere di reindirizzare le nuove iscrizioni verso istituti limitrofi per stimolare l’integrazione linguistica.
NORVEGIA. Lo Stato demanda alle singole municipalità se creare scuole speciali per l’accoglienza dei migranti, classi di transito o inserire i bambini direttamente nelle classi standard fin dal primo giorno. Gli scolari con background migratorio hanno un diritto legale a ricevere un insegnamento speciale della lingua norvegese finché non dimostrano, tramite test, di avere un livello per seguire il programma comune.
CANADA. Gli studenti stranieri entrano subito nelle classi e seguono, per alcune ore alla settimana, sessioni intensive di inglese o francese (a seconda della provincia).
AUSTRALIA. Esistono scuole di transito dedicate (Ielc) ai bambini appena arrivati che non parlano la lingua per un periodo da 6 a 12 mesi. Poi vengono trasferiti in classi standard.