Salute
Morbillo in ripresa nel 2026: boom di casi anche tra adulti e allarme per le seconde dosi
Campagna vaccinale urgente per recuperare le seconde dosi
Dopo un anno di flessione, nel 2026 i casi di morbillo in Italia hanno ricominciato a crescere. Nei primi 5 mesi del 2026 sono stati confermati 472 contagi, con un aumento consistente rispetto al 2025 quando erano stati 322. La situazione potrebbe tuttavia aggravarsi se venissero confermati i casi «possibili e probabili» che al momento risultano essere 609. Di fronte a questi numeri, il ministero della Salute ha diramato una circolare in cui raccomanda alle Regioni e alle altre istituzioni di potenziare i sistemi di sorveglianza e promuovere campagne vaccinali finalizzate a raggiungere soprattutto i giovani adulti, nella fascia 15-39 anni, e a recuperare i bambini vaccinati con una sola dose.
Dopo un periodo di controllo dell’infezione, a partire dall’autunno 2023 in Italia si è osservato un marcato aumento dei casi di morbillo. Nel 2024 sono stati confermati 946 contagi, nel 2025 si è scesi a 497 ma il 2026 mostra una ripresa dei contagi, che coinvolge soprattutto i giovani adulti: oltre la metà dei casi segnalati (345) si è verificata in persone tra i 15 e i 39 anni. L’aumento è particolarmente evidente in alcune Regioni: in Calabria si è passati dai 17 casi segnalati del 2025 ai 265 del 2026, in Campania da 18 a 100. Segnali di preoccupazione arrivano dal fronte delle vaccinazioni. L'immunizzazione per il morbillo viene fatta in due dosi: la prima dopo il compimento del primo anno, la seconda a 5-6 anni.
I dati relativi al 2024 mostrano che le coperture per la prima dose non sono molto lontane dall’obiettivo del 95% considerato necessario per interrompere la circolazione del virus nella popolazione. La media nazionale è del 94,7%, con un forbice che va da più del 98% di Lombardia e Molise all’88% della Sicilia. La situazione cambia drasticamente con la seconda dose. In tal caso nessuna Regione raggiunge il 95% e solo 7 sono sopra il 90%. Anche in questo caso, le differenze regionali sono ampie: si va dal 94,3% dell’Umbria al 67,8% della Sicilia.
Da qui la necessità di agire su un doppio binario: da un lato "potenziare i sistemi di sorveglianza» garantendo tempestività "nel condurre l’indagine epidemiologica» e «la segnalazione del caso sospetto». Dall’altro, «promuovere campagne vaccinali mirate, con particolare attenzione ai giovani adulti non vaccinati e alle categorie ad alto rischio», oltre che adottare strategie per recuperare i bambini che non hanno ricevuto la seconda dose. Raggiungere con la vaccinazione i giovani adulti "è una sfida difficile», dice Gianni Rezza, professore straordinario di Igiene all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. «Si tratta di una fascia della popolazione in genere sana, che ha pochi rapporti con il proprio medico o con altri attori sanitari e con una percezione del rischio molto bassa».
Dunque, «al di là di come si deciderà di procedere dal punto di vista operativo, è importante cominciare a fare maturare la consapevolezza nei giovani adulti di poter essere a rischio di contrarre il morbillo e che questa infezione da grandi può essere più rischiosa che da bambini», aggiunge Rezza. Inoltre, ricorda, «la vaccinazione è gratuita per tutte le fasce di età, dato che rientra nel Piano Nazionale di eliminazione del morbillo e della rosolia congenita».