il personaggio
Dalle uscite private con i soldi della Lega al sussidio statale: la storia dei guai di Riccardo Bossi
Dalla prima condanna milanese per i fondi del partito fino al definitivo verdetto della Cassazione per la truffa sul reddito di cittadinanza: i precedenti del figlio di Umberto
Il 23 settembre 2026 i carabinieri si sono presentati nell’abitazione di Riccardo Bossi, a Busto Arsizio, per tradurlo nel carcere della città lombarda. Il provvedimento, firmato dal procuratore Carlo Nocerino e reso noto il giorno successivo, non nasce da un arresto in flagranza né da una nuova sentenza, ma dall’esecuzione di un cumulo di pene pari a cinque anni e nove mesi di reclusione. La misura scaturisce dalla sommatoria di più condanne definitive per appropriazione indebita, truffa e indebita percezione del reddito di cittadinanza, riferite a fatti commessi tra il 2011 e il 2020.
Per delineare il percorso giudiziario che ha condotto all’ingresso in cella del primogenito del fondatore della Lega è utile ripercorrere i principali capitoli processuali degli ultimi dieci anni. Fondi della Lega Nord La vicenda di Riccardo Bossi è emersa al grande pubblico all’indomani delle inchieste del 2012 sull’uso delle risorse del Carroccio. Il 14 marzo 2016 il Tribunale di Milano lo ha riconosciuto colpevole, con rito abbreviato, di appropriazione indebita aggravata, infliggendo un anno e otto mesi di reclusione con sospensione condizionale e attenuanti generiche. Al centro delle contestazioni figuravano spese personali e domestiche per circa 158 mila euro imputate a Bossi.
La difesa aveva respinto le accuse, sostenendo l’assenza di un ruolo gestionale nel partito e la mancata consapevolezza dell’origine dei fondi. La sua posizione è sempre rimasta distinta da quella del padre Umberto e del fratellastro Renzo: per entrambi, nel 2019, la Corte d’Appello dichiarò il non doversi procedere per improcedibilità legata alla mancanza di querela. Le truffe ai commercianti e al gioielliere Parallelamente ai procedimenti legati al partito, Bossi junior è stato coinvolto in una serie di raggiri ai danni di esercenti. nel novembre 2016 il Tribunale di Busto Arsizio lo ha condannato a dieci mesi, con pena sospesa, per truffa aggravata ai danni di un gioielliere, da cui aveva ritirato monili per circa 26 mila euro senza corrispondere il pagamento, nel novembre 2017 il Tribunale di Varese ha inflitto nove mesi di reclusione e 400 euro di multa per truffa e insolvenza fraudolenta, in relazione a beni e servizi mai saldati presso diversi negozianti della zona, tra cui un gommista, un benzinaio e un rivenditore di lampade. Nelle cronache figura anche una denuncia sporta a fine 2019 da un ristoratore milanese per un conto non pagato, che resta però una segnalazione e non costituisce titolo esecutivo di condanna.
Il tassello più recente e decisivo ai fini dell’ordine di carcerazione riguarda il reddito di cittadinanza. Il 14 gennaio 2025 il Tribunale di Busto Arsizio lo ha condannato, in abbreviato, a due anni e sei mesi per false attestazioni finalizzate a ottenere il sussidio. L’indagine ha accertato l’indebita percezione di 43 mensilità, per un totale di circa 12.800 euro, relative al contributo affitto per un immobile dal quale Bossi era già stato sfrattato per morosità. Il giudice ha irrogato una pena superiore di due mesi rispetto alla richiesta dell’accusa e disposto una provvisionale a favore dell’INPS. Il 16 giugno 2026 la Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della difesa, rendendo la sentenza definitiva ed esecutiva.
Vanno tenute distinte dal cumulo esecutivo attualmente notificato altre vicende ancora pendenti: nel giugno 2025 il Tribunale di Varese ha condannato Riccardo Bossi a un anno e quattro mesi per maltrattamenti nei confronti della madre, Gigliola Guidali, per fatti del 2016. La decisione è stata confermata in Appello a Milano il 16 giugno 2026, ma la difesa ha annunciato ricorso in Cassazione. Questa condanna non rientra nel cumulo oggi in esecuzione. Il procedimento è proseguito d’ufficio nonostante la successiva decisione della madre di ritirare la querela iniziale. Riccardo Bossi, classe 1979 e noto anche per le sue esperienze nei rally, è ora detenuto nel carcere di Busto Arsizio per scontare la pena complessiva maturata con le condanne definitive accumulate nel tempo.
