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Penitenziaria

Stop alle telefonate dei boss dalle carceri: il primo jammer in azione a Secondigliano

Già bloccati 24mila tentativi per impedire ai boss detenuti di gestire traffici illeciti

24 Settembre 2026, 18:40

18:41

Stop alle telefonate dei boss dalle carceri: il primo jammer in azione  a Secondigliano

Stop alle telefonate dalle carceri, fenomeno che consente ai boss di continuare a gestire traffici illeciti. Nel penitenziario napoletano di Secondigliano è partita la sperimentazione dello jammer, l’inibitore di frequenze che blocca i segnali in arrivo e in partenza dei cellulari: il sottosegretario alla Giustizia Alberto Balboni ha presentato l’iniziativa nella prefettura del capoluogo campano, spiegando che si tratta di un progetto di livello nazionale. «In Italia ci sono 196 carceri, questo è uno strumento costoso. Ma già nelle prossime settimane vogliamo estenderne l’uso», assicura Balboni: per motivi di sicurezza non vengono resi noti né l’ammontare degli investimenti né il numero degli istituti penitenziari che saranno interessati dalla misura. «Non è mai troppo tardi: sono 10 anni che lo chiedo», commenta il procuratore capo di Napoli, Nicola Gratteri, che più volte ha lanciato l’allarme sul fenomeno dei cellulati in carcere.

«Spero che non sia un’una tantum e che possa essere installato in almeno in tutte quelle carceri dove sono presenti i reparti di alta sicurezza», auspica Gratteri. Che le telefonate dei reclusi siano fenomeno crescente e diffuso lo dimostrano i continui sequestri di apparecchi ai detenuti. E un dato lo conferma in modo inquietante: a Secondigliano, rende noto Balboni, «ieri sono stati calcolati 24mila tentativi di accesso, ovviamente andati tutti male perché c'era l’inibizione delle telecomunicazioni in corso». In quel carcere ci sono 1.500 detenuti, evidentemente moltissimi di loro hanno un telefonino e hanno inutilmente tentato anche decine di volte di connettersi alla rete.

L’operazione di ieri ha richiesto lo spiegamento di 250 agenti di Polizia Penitenziaria per motivi di sicurezza. «C'era il rischio di disordini e proteste da parte della popolazione detenuta - ricorda il sottosegretario -. Li priviamo di uno strumento fondamentale di comunicazione, soprattutto per i vertici delle organizzazioni criminali e comunque per coloro che hanno un’attitudine a delinquere superiore a quella del comune detenuto». Alla fine non si sono registrate proteste.

Il sistema consente l’utilizzo dei cellulari da parte del personale autorizzato: «Un numero limitato di numeri telefonici può essere abilitato a oltrepassare la barriera», e proprio la necessità di garantire le comunicazioni di servizio ha contribuito alla complessità della messa a punto del sistema. A dimostrazione, secondo Balboni, dell’efficacia dell’inibizione, nella sola giornata di ieri le richieste dei detenuti di poter effettuare telefonate autorizzate «sono quadruplicate». Alla conferenza stampa ha partecipato anche il capo del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Stefano Carmine De Michele.