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Automotive

Rivoluzione auto in Nord America: Honda punta sull'ibrido in Ohio, Volkswagen taglia l'occupazione in Messico

La casa giapponese valuta un investimento da 2,5 miliardi di dollari mentre proseguono le trattative sull'accordo commerciale USMCA. A Puebla, la riorganizzazione globale tedesca e la pressione dei dazi Usa costano oltre milleduecento posti di lavoro

25 Settembre 2026, 07:51

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Rivoluzione auto in Nord America: Honda punta sull'ibrido in Ohio, Volkswagen taglia l'occupazione in Messico

Honda è nelle fasi conclusive per la realizzazione di un nuovo stabilimento dedicato alla produzione di veicoli ibridi in Ohio, con un investimento stimato fino a 2,5 miliardi di dollari e l'avvio delle attività previsto per il 2030. Un portavoce della casa automobilistica giapponese negli Stati Uniti ha tuttavia precisato che «nessuna decisione finale è stata ancora presa in questa fase». La mossa strategica si inserisce nel delicato contesto dei negoziati condotti dall'amministrazione Trump con Canada e Messico sul futuro dell'USMCA, l'accordo di libero scambio subentrato al NAFTA nel 2020. Proprio le incertezze commerciali avevano spinto di recente il vicepresidente esecutivo Noriya Kaihara ad avvertire che, senza una proroga dell'intesa, Honda avrebbe potuto rinunciare alla costruzione di un ottavo impianto nordamericano, essendo già vicina alla massima capacità produttiva nella regione. L'azienda consolida così il suo storico legame con l'Ohio, dove impiega oltre 15.000 lavoratori e ha recentemente avviato la produzione di batterie al litio. Questa virata sull'ibrido arriva in un momento in cui il gruppo ha dovuto rivedere i propri piani sull'elettrico puro, sospendendo un maxi progetto in Canada e cancellando tre modelli a zero emissioni destinati al mercato americano.

Nel frattempo, in Messico, il settore automobilistico si ritrova ad affrontare una pesante ondata di licenziamenti. Lo stabilimento Volkswagen di Puebla ha deciso di tagliare i terzi turni di produzione dei modelli Jetta e Tiguan, lasciando a casa 611 lavoratori diretti. La misura ha generato un immediato effetto a catena sull'indotto, provocando la perdita di ulteriori 650 posti di lavoro distribuiti in sette diverse aziende fornitrici. Il presidente locale della Canacintra, Carlos Sosa Spínola, ha descritto questi esuberi come un contraccolpo inevitabile, perfettamente in linea con i 50.000 tagli annunciati a livello globale dalla casa madre tedesca. Nonostante il momento critico, aggravato dalla forte pressione dei dazi statunitensi sull'industria messicana, Sosa Spínola ha assicurato che si cercheranno soluzioni rapide per reimpiegare la manodopera specializzata, ricordando che «qui ci sono aziende che richiedono personale in modo permanente, soprattutto con esperienza» e allontanando così il timore di una fuga di talenti verso altri Stati. Il presidente ha infine invitato le parti alla massima prudenza nelle delicate trattative sindacali, segnate dalla recente bocciatura di un aumento salariale del 10,04%, per scongiurare il rischio di scioperi che finirebbero per compromettere ulteriormente un comparto già in forte sofferenza.