il caso
Volo Ryanair con solo l'1% di carburante e un'autonomia di 9 minuti: incubo nei cieli di Scozia per il Pisa - Glasgow
Dopo tre riattaccate per la tempesta Amy e il rifiuto di Manchester, il Boeing tocca terra con soli 363 chili di cherosene
Un Boeing 737-800 Ryanair, registrato 9H-QBD, decollato da Pisa e diretto a Glasgow Prestwick, è stato protagonista di una complessa sequenza di emergenze nei cieli britannici. A bordo si trovavano 171 passeggeri e sei membri dell’equipaggio. Il rapporto ufficiale dell’Air Accidents Investigation Branch (AAIB), diffuso il 24 settembre 2026, ha classificato l’episodio come “incidente grave”, ricostruendo minuto per minuto le scelte dell’equipaggio e la concatenazione di eventi che hanno portato il velivolo ad atterrare a Manchester con appena 363 chilogrammi di carburante residui, meno di un terzo della riserva finale obbligatoria.
Al parcheggio, prima dello spegnimento dei motori, gli indicatori segnavano soltanto 240 chilogrammi di cherosene. Alla vigilia del passaggio della tempesta Amy sulla Scozia e sul Nord dell’Inghilterra, la compagnia aveva diffuso avvisi meteo raccomandando una pianificazione prudenziale del combustibile. In fase di preparazione, i piloti avevano designato Manchester come alternato, ritenendolo più favorevole di Glasgow alla luce delle previsioni.
Per coprire la maggiore distanza, il comandante aveva caricato ulteriore carburante discrezionale: in totale 11.500 chilogrammi, inclusi 1.322 chilogrammi extra, equivalenti a circa 1 ora e 12 minuti di autonomia aggiuntiva. A Pisa, tuttavia, la quantità imbarcabile era condizionata da un limite strutturale legato all’operatività su Prestwick: il forte vento al traverso rendeva inutilizzabile la pista principale, imponendo l’impiego di una pista più corta. Ciò comportava stringenti restrizioni sul peso massimo all’atterraggio e, per riflesso, sul peso massimo consentito al decollo.
La traversata è proseguita senza anomalie fino all’avvicinamento alla pista 20 di Prestwick. Durante la discesa, violente raffiche e turbolenza hanno attivato l’allarme di wind shear, ossia una variazione improvvisa d’intensità e direzione del vento in grado di ridurre drasticamente la portanza. L’equipaggio ha eseguito immediatamente la manovra di fuga e ha interrotto l’atterraggio. Dopo un’attesa in circuito, constatato che un altro aeromobile era riuscito a posarsi, i piloti hanno provato un secondo avvicinamento. A soli 50 piedi dal suolo (circa 15 metri), il sistema di bordo ha segnalato nuovamente wind shear, imponendo una seconda riattaccata.
Le procedure operative della compagnia vietano tassativamente un terzo tentativo a Prestwick dopo due allerte consecutive: la deviazione è diventata obbligata. Dopo la seconda interruzione di atterraggio, l’equipaggio ha chiesto rotta diretta verso l’aeroporto alternativo, Manchester. Il controllo del traffico aereo ha comunicato però l’impossibilità di accogliere la deviazione, senza fornire spiegazioni.
Senza motivazioni ufficiali e con il tempo che stringeva, i piloti hanno valutato le alternative. Esclusa Glasgow per ulteriori segnalazioni di wind shear, hanno optato per Edimburgo, dove le condizioni apparivano temporaneamente più gestibili. Tra il diniego di Manchester e la nuova autorizzazione sono passati 11 minuti cruciali. In discesa verso la pista 24 di Edimburgo, a circa 745 piedi dal suolo, si è attivato un terzo allarme di wind shear. L’equipaggio ha annullato anche questo atterraggio e ha proceduto a un’ulteriore manovra di allontanamento. Con circa 2.100 chilogrammi di carburante rimasti, il computer di bordo ha ricalcato la rotta su Manchester stimando un arrivo con soli 300 chilogrammi, ben al di sotto della riserva finale minima di 1.101 chilogrammi.
Ritenendo troppo rischioso un ulteriore tentativo in piena bufera su Edimburgo, il comandante ha dichiarato l’emergenza con un “Mayday fuel” e ha finalmente fatto rotta diretta su Manchester. Il 737 ha toccato la pista di Manchester alle 19:51, a un’ora e 45 minuti dalla prima riattaccata a Prestwick. Non si sono registrati feriti tra passeggeri ed equipaggio, né danni al velivolo. L’AAIB, nelle conclusioni, ha sottolineato come l’errata gestione delle comunicazioni di terra abbia sottratto all’equipaggio opzioni e minuti preziosi in un contesto meteorologico già estremo.