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Il Canada e lo scenario impensabile: Ottawa studia la difesa in caso di attacco Usa
Dalle simulazioni delle Forze armate alla ricerca di nuove alleanze con l'Europa, la strategia di Mark Carney per tutelare la sovranità nazionale
Garantire la sicurezza del continente a fianco di Washington e, al contempo, interrogarsi su ciò che accadrebbe nell’eventualità, remota ma potenzialmente devastante, di un’azione militare statunitense contro il proprio territorio. È il delicato equilibrio su cui si muove il governo canadese, come reso noto dal primo ministro Mark Carney.
In un’intervista al New York Times, pubblicata il 23 settembre 2026, il premier ha confermato di aver preso in esame uno scenario ipotetico di attacco da parte degli Stati Uniti nell’ambito delle ordinarie attività di gestione dei rischi dell’esecutivo. Pur definendo la possibilità di un’aggressione armata “estremamente improbabile” e “remota”, Carney ha spiegato che la gravità delle conseguenze potenziali impone alle istituzioni di non ignorare del tutto neppure i casi estremi. Per l’ex governatore della Banca del Canada e della Banca d’Inghilterra, abituato alla misurazione dei rischi sistemici, valutare uno scenario catastrofico non equivale a giudicarlo imminente o altamente probabile; significa piuttosto testare la resilienza dello Stato e individuare in anticipo vulnerabilità strategiche, prima che una crisi si materializzi.
Le parole del primo ministro richiamano quanto emerso a gennaio 2026 da un’inchiesta del Globe and Mail. Citando due alti funzionari governativi mantenuti nell’anonimato, il quotidiano aveva rivelato l’elaborazione, da parte delle Forze armate canadesi, di un modello teorico per simulare la risposta a una possibile invasione dal confine meridionale. Si tratta del primo esercizio concettuale di questo tipo a Ottawa da circa un secolo: non un piano operativo né un segnale di mobilitazione, bensì uno strumento analitico adattato a mutamenti geopolitici un tempo impensabili.
I pochi dettagli trapelati delineano un quadro severo: data la netta sproporzione di mezzi convenzionali, il Canada perderebbe le principali posizioni difensive in una settimana o addirittura nell’arco di due giorni dall’inizio di un’offensiva. Per compensare tale divario, il modello ha preso in considerazione forme di resistenza non convenzionale, basate su tattiche mobili, piccoli nuclei, azioni di interdizione, uso intensivo di droni e sabotaggi, richiamando a titolo puramente esemplificativo precedenti di conflitti asimmetrici come quello afghano.
Gli stessi funzionari hanno precisato che i rapporti di cooperazione e i canali operativi con le forze statunitensi restano positivi. A spingere Ottawa a porre domande un tempo inconcepibili hanno contribuito recenti prese di posizione nella politica americana. Donald Trump ha più volte evocato l’idea del Canada come 51º Stato degli Stati Uniti. Sebbene nel gennaio 2025 lo stesso Trump avesse escluso l’uso della forza, puntando sulla leva economica, la retorica e le frizioni commerciali hanno reso imprudente per il governo canadese liquidare ogni ipotesi di rottura come mera fantasia. La questione solleva nodi spinosi per le architetture di difesa collettiva.
Dal 1958 Canada e Stati Uniti condividono il NORAD, il comando binazionale per la difesa aerospaziale nordamericana, un sistema integrato di sorveglianza e allerta precoce concepito per proteggere congiuntamente il continente. Un’eventuale aggressione interna incrinerebbe i presupposti stessi della sicurezza aerea canadese. Analogamente, l’Articolo 5 della NATO sancisce la difesa collettiva in caso di attacco a un alleato, ma non contempla procedure automatiche qualora l’aggressore sia un membro della stessa Alleanza. Se lo scontro militare resta confinato a ipotesi di lavoro, la pressione economica è una realtà tangibile.
Secondo Statistics Canada, nel 2025 gli Stati Uniti hanno assorbito il 71,7% delle esportazioni canadesi di merci, in calo rispetto al 75,9% del 2024, a conferma di una marcata dipendenza dal mercato americano. Per attenuare l’esposizione a eventuali dazi unilaterali di Washington, il governo Carney ha accelerato la strategia di diversificazione. Il 23 giugno 2025 Ottawa ha firmato un partenariato in materia di sicurezza e difesa con l’Unione Europea, cui nel 2026 è seguita l’adesione all’iniziativa industriale europea SAFE. Parallelamente, le autorità stanno riesaminando le dipendenze tecnologiche e le catene di fornitura delle Forze armate da fornitori statunitensi.
Come ribadito da Carney al World Economic Forum di Davos il 20 gennaio 2026, l’integrazione economica può diventare uno strumento di coercizione; per le potenze intermedie è dunque essenziale rafforzare l’autonomia strategica tramite reti multilaterali. La linea di Ottawa si articola, in definitiva, su tre direttrici: mantenere la cooperazione quotidiana e le istituzioni condivise con Washington; condurre un’analisi preventiva delle contingenze più estreme; e diversificare in modo graduale le proprie partnership internazionali. Un approccio pragmatico per orientarsi in un’epoca di profonda incertezza geopolitica.