Milano
Truffa da 39,5 milioni all'ex capo di Fideuram con messaggi falsi: c'è un indagato
Truffe da decine di milioni orchestrate con l'IA: voice cloning, messaggi e mail fasulle hanno indotto dirigenti di banche (tra cui Fideuram e Banca Ifis) a disporre bonifici all'estero
Una serie di truffe con «modalità simili», sfruttando l’intelligenza artificiale con messaggi, mail e con il sistema del «voice cloning», ossia voci ricreate e identiche a quelle reali. Raggiri per decine di milioni di euro che hanno colpito importanti banche, facendo cadere nel tranello banchieri e dirigenti che hanno effettuato transazioni spostando soldi all’estero, in parte poi «spariti», ma in gran parte pure bloccati con rapidità dagli stessi istituti di credito e anche nelle indagini partite dopo le denunce.
La Procura di Milano, diretta da Marcello Viola, infatti, sta indagando, con i carabinieri del Nucleo investigativo, su un episodio di febbraio che ha visto truffato l’ormai ex presidente di Fideuram, Paolo Molesini, con un tentativo di portare via alla banca del gruppo Intesa quasi 95 milioni, di cui, stando agli atti, ora mancano all’appello, però, solo 39,5 milioni. In un altro caso il «bersaglio» sarebbe stato una manager di Banca Ifis che avrebbe autorizzato, a maggio, operazioni per circa 24 milioni di euro, in gran parte comunque recuperati, 20 in totale. Anche a Barcellona dopo un sequestro preventivo firmato dalla gip Sara Cipolla nelle indagini del pm Enrico Pavone, dopo che erano stati dirottati tra Spagna, Singapore, Hong Kong e Bahrein. Nel caso di un altro istituto più piccolo la truffa ammonterebbe, invece, a circa 2 milioni, ritrovati in parte in Croazia, nell’ambito di un fascicolo assegnato alla pm Barbara Benzi. Inchieste in cui figurano già dei nomi iscritti nel registro degli indagati.
Nel caso di Molesini, che si è dimesso a marzo, è indagato come uno dei componenti della banda un cittadino israeliano di 48 anni. Nel provvedimento della gip Sonia Mancini, emesso su richiesta dei pm Benzi e Alfonso Serritiello del pool di Eugenio Fusco, viene ricostruita tutta la vicenda, motivimentazioni di denaro annesse. Decreto con cui sono stati congelati oltre 13 milioni su una banca portoghese, mentre 42 li aveva già stoppati Fideuram su conti cinesi. Il 23 febbraio scorso, Molesini era stato contattato con un «messaggio WhatsApp» da un «soggetto che, pur chiamandolo da un numero diverso da quello a lui noto, affermava di essere Carlo Messina, Ceo di Intesa». E gli diceva che «di lì a poco sarebbe stato contattato da un avvocato» di un noto studio legale (esistente) «per concludere un’operazione di acquisizione di una banca internazionale che non poteva essere acquisita direttamente» da Intesa, «in ragione di una fuga di notizie che avrebbe causato lo stop della Consob». Per questo "si rendeva necessaria l’acquisizione tramite la controllata Fideuram».
A Molesini, riassume la gip, «la cosa non sembrava sospetta in quanto mesi prima per lo stesso motivo (fuga di notizie) era sfumata l’acquisizione di Generali». Quell'avvocato, con voce finta creata con l’IA, poi lo contattò e gli fece firmare, con "undici» documenti inviati, «un accordo di massima riservatezza" e con procura speciale all’apparenza «sottoscritta» da Messina. Poi, mandò le coordinate bancarie per i bonifici. In questo quadro anche il responsabile della Tesoreria e «dei pagamenti" di Fideuram, lo stesso giorno, sarebbe stato contattato da una persona che fingeva di essere l’ad di Fideuram, il quale gli diceva che Molesini lo avrebbe chiamato per disporre «bonifici urgenti e riservati».
Gli inquirenti sono ora a caccia della banda con rogatorie internazionali. I vari fascicoli restano distinti. Dagli atti, però, risulta pure che una «truffa identica» è stata commessa ai danni di una società non bancaria del Gruppo Bper, sempre "spendendo il nome» di quell'avvocato, ma per cifre di gran lunga inferiori rispetto alle altre truffe su cui indagano i magistrati.