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la diplomazia

Iran, Trump annuncia una vittoria vicina: la guerra e il petrolio raccontano una storia più complessa

La Casa Bianca rivendica i risultati della pressione militare ed economica

28 Settembre 2026, 07:17

07:20

Trump

Donald Trump

Donald Trump prevede una vittoria rapida sull’Iran e prezzi del petrolio più bassi alla fine della guerra. Ma tra la pressione esercitata su Teheran e una pace stabile restano lo Stretto di Hormuz, un negoziato difficile e rotte energetiche ancora esposte agli attacchi. La dichiarazione è arrivata a margine della President’s Cup, al Medinah Country Club, vicino a Chicago. Intervistato da Fox News, Donald Trump ha detto di credere che gli Stati Uniti vinceranno «molto presto» la guerra contro l’Iran. Ha attribuito il vantaggio americano alla combinazione di pressione economica e azione militare e ha previsto che, finito il conflitto, il petrolio costerà meno. 

Nelle parole del presidente ci sono due promesse distinte: una vittoria in tempi brevi e un sollievo per chi paga il costo dell’energia. La prima dipende dall’esito politico e militare del confronto con Teheran; la seconda, dalla sicurezza delle rotte marittime e dalla capacità dei produttori del Golfo di riportare sul mercato il petrolio rimasto bloccato o deviato. Le due cose sono collegate, ma non coincidono.

Il conflitto iniziato il 28 febbraio 2026 con gli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha superato la durata inizialmente prospettata. Washington ha inflitto gravi danni alle capacità militari iraniane e il blocco delle esportazioni petrolifere di Teheran ha aggravato la crisi economica del Paese. Questo, però, non ha ancora prodotto una soluzione negoziata né restituito stabilità alla regione.

Solo pochi giorni prima delle parole pronunciate vicino a Chicago, il presidente aveva difeso la scelta di combattere davanti all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. In quell’occasione aveva chiesto all’Iran di riaprire completamente lo Stretto di Hormuz e di tornare al tavolo delle trattative. Aveva inoltre presentato la situazione come una scelta ancora aperta tra accordo e ulteriore escalation. 

L’incertezza è anche diplomatica. I mediatori stanno sollecitando concessioni iraniane sul programma nucleare per tentare di riavviare i colloqui dopo il rifiuto di una proposta di tregua da parte di Trump. La ricostruzione descrive un negoziato difficile: Washington cerca di riportare al centro l’obiettivo di impedire all’Iran di dotarsi di un’arma nucleare, mentre il controllo dei passaggi marittimi resta uno dei principali fattori di pressione a disposizione di Teheran. 

Una proposta iraniana trasmessa attraverso mediatori qatarioti è stata respinta dal presidente americano, che ha comunque lasciato aperta la possibilità di nuovi contatti nella settimana del 28 settembre. L’esperienza dei mesi scorsi invita alla cautela. A giugno Stati Uniti e Iran avevano firmato un memorandum che puntava, fra l’altro, a ripristinare il traffico nello Stretto di Hormuz. Poi nuovi attacchi e l’incertezza sull’applicazione dell’intesa hanno riportato tensione sui mercati. 

Hormuz è il punto in cui la guerra locale incontra l’economia mondiale. Prima del conflitto attraverso lo stretto transitavano in media 21,6 milioni di barili al giorno di greggio e altri liquidi petroliferi nell’ultimo trimestre del 2025. Nel secondo trimestre del 2026 la media è scesa a 4,9 milioni.