l'inchiesta
Strage di Ustica: tutti i dossier e i documenti francesi che possono riaprire il caso
Tra tracciati radar, posizione delle portaerei e vecchie rogatorie degli anni Novanta, ecco quali carte potrebbero chiarire il mistero del DC-9 Itavia
Parigi riapre a sorpresa il fronte giudiziario sulla strage di Ustica del 27 giugno 1980, nella quale persero la vita 81 persone a bordo del DC-9 Itavia.
Una comunicazione diplomatica trasmessa dall’Ambasciata di Francia alla Farnesina annuncia la disponibilità del governo francese a consegnare all’Italia materiale riservato custodito nei propri archivi, compresi atti del Ministero della Difesa, e ad accogliere eventuali ulteriori richieste degli inquirenti italiani. Il plico, inoltrato tramite la Presidenza del Consiglio e il Ministero della Giustizia, è stato recapitato alla Procura di Roma.
Alla luce di questa apertura, i pubblici ministeri intendono ritirare la richiesta di archiviazione dei due procedimenti contro ignoti — avviati nel 2008 e nel 2022 e successivamente riuniti — nell’udienza fissata davanti al Giudice per le Indagini Preliminari per mercoledì 30 settembre 2026.
L’offerta francese concerne una serie di atti di numero e contenuto non ancora definiti, in assenza di un inventario ufficiale. Le prime indicazioni suggeriscono che la documentazione copra un arco temporale esteso sino agli anni Novanta. Tale discrimine cronologico è cruciale: altra cosa, infatti, sarebbe acquisire registrazioni radar grezze relative alla sera del 27 giugno 1980; altra ricevere resoconti o relazioni amministrative redatti a distanza di un decennio. Nel primo caso si tratterebbe di dati diretti sul traffico aereo nel Tirreno; nel secondo, di materiali utili a ricostruire quali archivi furono consultati e come vennero elaborate le risposte fornite a suo tempo alle autorità italiane.
Per misurare l’eventuale impatto delle carte francesi occorre richiamare le 13 rogatorie internazionali inoltrate dalla magistratura italiana tra il 1990 e il 2010. Tra le principali richieste figuravano: le registrazioni e le coperture radar con i tracciati radar fissi e mobili sul Tirreno; la traccia rilevata dal sito italiano di Poggio Ballone in prossimità della costa orientale della Corsica, all’altezza della base di Solenzara e i riscontri sulle tracce siglate GG, AK e JG, per identificare velivoli, reparti di appartenenza e rotte nello spazio aereo francese.
La presenza di unità navali e portaerei: nel 1992 e nel 1993 si sollecitarono verifiche sull’eventuale coinvolgimento di aerei o navi francesi e sulle posizioni esatte delle portaerei Clemenceau e Foch tra il 27 e il 28 giugno 1980. Nel 1996 il giudice istruttore Rosario Priore segnalò risposte parziali o inadeguate da parte di Parigi; posizione diversa da quella espressa nel 2000 dal presidente Jacques Chirac, secondo cui le commissioni rogatorie erano state “completamente eseguite”.
La ripresa del dialogo giudiziario non equivale alla conferma di nuove verità. L’istruttoria Priore del 1999 concluse che l’abbattimento del DC-9 avvenne in un contesto di intercettazione militare, senza tuttavia poter individuare gli autori materiali della strage. Nel 2004 si chiuse con assoluzioni il processo sui presunti depistaggi nell’Aeronautica.
La reale portata della svolta promessa da Parigi dipenderà dall’analisi tecnica dei materiali: provenienza, completezza, leggibilità e confronto con le registrazioni già agli atti saranno i criteri decisivi per stabilire se i nuovi acquisiti potranno offrire risposte definitive, 46 anni dopo la tragedia.
