Inchiesta
Garlasco, il Dna sui pedali della bici di Stasi diventa un caso nel caso: ex Ris Portera nega di averlo mai analizzato
Nella relazione dei consulenti dei pm di Pavia ci sono invece due file che mostravano «l’assenza di picchi elettroforetici nei profili e, quindi, nessun profilo utile a comparazione»
«Non ho eseguito personalmente l’analisi genetica del campione né ho valutato o interpretato alcun profilo relativo al caso Garlasco durante il mio servizio al Ris di Parma». Lo dichiara Giorgio Portera, genetista e ufficiale dell’Arma in congedo, sentito dalla Procura di Pavia nell’ambito della nuova inchiesta sull’omicidio di Garlasco. In riferimento al materiale genetico rinvenuto sui pedali della bicicletta di Alberto Stasi, contrassegnato come campione BU_P, precisa: «Il collegamento della mia persona alle attività analitiche del campione BU_P deriva dalla registrazione di un accesso con la mia user personale nell’ultima fase di lavorazione della specifica traccia». E aggiunge: «È fondamentale distinguere l’uso di uno strumento tecnico dalla responsabilità dell’analisi, della valutazione e dell’interpretazione dei profili genetici: nel caso di specie, tali operazioni non sono mai state da me svolte. Non ho mai partecipato a sopralluoghi né firmato verbali o referti relativi al caso Garlasco». Portera spiega inoltre che «l’attività a cui può essere ricondotto il mio accesso consisteva esclusivamente nella fase finale di caricamento del campione sul sequenziatore».
E puntualizza: «Non posso oggi stabilire con certezza se quell’operazione sia stata materialmente effettuata da me oppure da un collega che ho fatto accedere allo strumento utilizzando la mia user». Si sarebbe trattato, ribadisce, «di una mera procedura tecnica e strumentale, ossia l’inserimento di un campione già lavorato da altri, priva di qualsiasi interpretazione dei risultati, inserita nella gestione di una delle numerose tracce analizzate». Per il genetista, la natura «del tutto marginale» di quell’intervento è confermata dal fatto che «solo oggi, a distanza di anni e a seguito della divulgazione dei dettagli relativi ai raw data, ho ricondotto quell’accesso al campione in questione, ricordando un episodio che all’epoca rientrava nella normale routine di lavorazione di molti campioni». Sul fronte tecnico, la «disamina dei tracciati elettroforetici inviati dal Ris nel novembre 2025» alla Procura pavese, nell’ambito della nuova indagine su Andrea Sempio appena chiusa, «evidenziava un profilo genetico parziale» compatibile con quello di Chiara Poggi e «due profili genetici completi (…) perfettamente sovrapponibili per 15 marcatori al profilo» della studentessa.
«Tutti i successivi tentativi di acquisire profili genetici da campioni prelevati dai pedali della bicicletta “Umberto Dei” hanno fornito esito negativo», ovvero «nessun profilo genetico». E' quanto invece scrivono i consulenti dei pm di Pavia, Previderé e Grignani, nella relazione di febbraio, depositata a maggio con la prima chiusura delle indagini, sui cosiddetti «raw data» dei pedali: dati che, secondo i consulenti della difesa di Alberto Stasi e gli stessi inquirenti della nuova inchiesta, sarebbero al centro del mancato deposito nel fascicolo dell’ex bocconiano di due «contro-analisi» negative relative al profilo di Chiara. Circostanza da cui ha preso le mosse l’approfondimento della Procura sugli ex investigatori del Ris dell’epoca. Nella relazione, i consulenti dei pm danno conto di due file che mostravano «l’assenza di picchi elettroforetici nei profili e, quindi, nessun profilo utile a comparazione», con «run date» 10 settembre 2007 e «date modified» 20 settembre 2007. Proprio su quel “modified” i consulenti, in particolare quelli della famiglia Poggi, osservano che i dati sarebbero stati ricavati il 10 settembre e che il 20 si sarebbe trattato di un mero aggiornamento dei file; mentre il 19 settembre — secondo questa lettura — sarebbe arrivata la corrispondenza con il Dna di Chiara. Di segno opposto l’interpretazione dei consulenti della difesa Stasi e dei pm, per i quali quei risultati negativi sarebbero invece «successivi».
«Noi possiamo andare a chiedere la revisione con gli elementi a discarico di Stasi, con quegli elementi nuovi che disintegrano la sentenza di condanna. Se viene meno il Dna sui pedali viene meno tutta la condanna, è l'elemento centrale, credo lo capisca chiunque», ha spiegato ai cronisti, fuori dalla Procura di Pavia, l’avvocato Giada Bocellari, che difende Alberto Stasi e che punta, come elemento "centrale" della richiesta di revisione da depositare alla Corte d’Appello di Brescia, su quei due dati negativi sul Dna sui pedali che non vennero depositati nel fascicolo a carico dell’ex bocconiano.


