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Processi

Caso Regeni, difese dei tre 007 egiziani condannati pronte a impugnare

Una quarta persona è stata assolta; motivazioni entro 90 giorni

29 Settembre 2026, 13:09

13:34

Caso Regeni, difese dei tre 007 egiziani condannati pronte a impugnare

I genitori di Giulio Regeni

Le difese dei tre 007 egiziani condannati nel processo per il caso Regeni sono pronte a impugnare la sentenza in Appello. È quanto emerge all’indomani della decisione con cui la Corte d’Assise di Roma ha inflitto dieci anni di carcere per sequestro di persona al maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e ai colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed. Il quarto imputato, il generale Tariq Sabir, è stato invece assolto. Le motivazioni arriveranno tra 90 giorni, quindi tra fine dicembre ed inizio gennaio. 

Con il riconoscimento del solo reato di sequestro di persona ma non dell’accusa più pesante: l’omicidio, che era stata comunque contestata ad un solo imputato, si è chiuso ieri, dopo otto ore di camera di consiglio, il processo per la morte del ricercatore trovato morto sulla strada che collega Alessandria d’Egitto con il Cairo il 2 febbraio del 2016, oltre 10 anni fa. Una sentenza, quella emessa dai giudici della prima Corte d’Assise di Roma nei confronti di quattro 007 egiziani, accolta dai genitori del ricercatore, Paola e Claudio, e dalla sorella Irene, con dignità e senza lasciar trasparire emozioni. Una immagine di forza anche nel momento più delicato, arrivato dopo una lunga battaglia per la «verità e giustizia». «È evidente che bisognerà leggere le motivazioni, ma oggi sappiamo che la nostra fede nella giustizia è stata ben riposta. Da oggi tutti i cittadini del mondo possono sentirsi più sicuri», hanno detto tramite la legale Alessandra Ballerini, mentre lasciavano ieri piazzale Clodio.

Oggi nessun commento sulla sentenza del caso di Giulio Regeni è apparso sulla stampa egiziana né è giunto, almeno finora, dalle istituzioni. Silenzio anche sui siti e sui social egiziani e arabi. La vicenda, per Il Cairo, si era chiusa di fatto all’apertura del processo di cui non ha riconosciuto la legittimità e, di conseguenza, neanche la sentenza. Ed è da cinque anni che il caso è scomparso dai media.