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CAMPOBASSO

Giallo della ricina, Gianni Di Vita portato per la terza volta in questura ma non è indagato

Il commercialista, ex sindaco e marito e padre delle due vittime: «Sono serenissimo, nulla da dichiarare». Il legale: «Perquisiti vani a disposizione di tutta la famiglia»

29 Settembre 2026, 18:56

19:00

Giallo della ricina, Gianni Di Vita portato per la terza volta in questura  ma non è indagato

Una giornata intensa, la prima con perquisizioni dirette a carico della famiglia, nell'inchiesta sulla morte di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara, avvelenate con la ricina a dicembre scorso a Pietracatella. Al centro, ancora una volta, Gianni Di Vita, marito e padre delle due donne, ex sindaco del paese e commercialista, che oggi è entrato per tre volte negli uffici della questura di Campobasso. Non risulta però iscritto nel registro degli indagati: nel fascicolo per duplice omicidio aperto dalla Procura di Larino, al momento, non ci sono indagati.

Le perquisizioni. Tutto è cominciato nelle prime ore della mattina, quando gli uomini della Squadra mobile di Campobasso, guidati da Marco Graziano, sono entrati nello studio professionale di Di Vita a Pietracatella. L'ufficio si trova proprio di fronte alla casa di famiglia, dove nei giorni a ridosso del Natale scorso Sara e Antonella Di Ielsi furono avvelenate. L'intervento è durato pochi minuti: gli investigatori sono usciti intorno alle 9, e non è stato chiarito se abbiano sequestrato materiale o svolto attività mirate. Un secondo studio del commercialista, a Campobasso, è stato perquisito nel corso della mattinata. Le operazioni sono state condotte dalla Squadra mobile insieme al Servizio centrale operativo (Sco).

Le tre visite in questura. Nel corso della mattinata Di Vita si è recato negli uffici della Squadra mobile in via Tiberio, dove è rimasto per oltre un'ora. Ha lasciato la questura intorno alle 11 a bordo di un'auto di servizio, accompagnato da due agenti, senza rispondere alle domande dei cronisti presenti. Poco dopo è tornato per sottoscrivere gli atti relativi alle perquisizioni, per poi allontanarsi di nuovo circa mezz'ora prima del terzo ingresso, intorno alle 13, quando ha consegnato spontaneamente un dispositivo elettronico. Anche in questo caso la sua permanenza è stata di pochi minuti. All'uscita ha parlato brevemente con i giornalisti: «Sono serenissimo e non ho nulla da dichiarare».

Nel tardo pomeriggio, alle 18.10, Di Vita è arrivato di nuovo in via Tiberio per un nuovo interrogatorio, iniziato da pochi minuti nel momento in cui le agenzie hanno battuto la notizia. Anche in questa occasione risulta comunque non iscritto nel registro degli indagati.

La difesa. A commentare le attività di questa mattina è stato l'avvocato Vittorino Facciolla, legale di Di Vita. «La magistratura ha inteso dare seguito alle attività di ricerca della prova attraverso le perquisizioni di alcuni vani e immobili a disposizione dell'intera famiglia Di Vita e non del solo Gianni», ha spiegato. Secondo il difensore, lo scopo è «accertare attraverso la perquisizione una serie di attività che avrebbero potuto porre in essere Antonella, Sara, Gianni o Alice».

Facciolla ha poi ribadito la linea di collaborazione con gli inquirenti: «Tutto ciò che serve alla ricerca della verità ci lascia tranquilli. Non abbiamo la preoccupazione di dover rincorrere la notizia o giungere a facili conclusioni. Il nostro atteggiamento è sempre quello avuto dal primo momento: essere collaborativi mettendo a disposizione tutto quello che ci viene chiesto. Così stiamo facendo e così continueremo a fare».

Lo stato dell'inchiesta. La Procura di Larino indaga per duplice omicidio. A distanza di nove mesi dalla morte di madre e figlia, l'attività investigativa sembra dunque entrare in una fase di ricerca di riscontri materiali, con l'acquisizione di documenti, dispositivi e la verifica di ambienti riconducibili al nucleo familiare. Le perquisizioni, che secondo il legale riguardano l'intera famiglia e non solo Gianni Di Vita, non modificano al momento la posizione formale dell'uomo, che resta quella di persona non indagata.