La tragedia
Ustica, la procura di Roma chiede di non archiviare dopo atti dalla Francia
Il gip si riserva la decisione in attesa di verifiche
Davanti al giudice che deve valutare la chiusura dell’inchiesta su Ustica, la Procura di Roma compie il passo opposto: chiede di ritirare la richiesta di archiviazione. A cambiare il quadro è una comunicazione della Francia. Parigi si dice pronta a trasmettere documenti sulla strage del DC-9 Itavia, ma ciò che quelle carte potranno aggiungere resta ancora da accertare.
La novità è arrivata attraverso una nota diplomatica. Secondo quanto riferito in udienza dal procuratore di Roma Francesco Lo Voi, l’ambasciata francese ha comunicato alla Farnesina l’intenzione di trasmettere agli archivi italiani documentazione relativa alla strage. La nota è diventata il motivo per cui la Procura ha chiesto al giudice di revocare la propria richiesta di archiviazione. Il gip si è riservato di decidere e farà conoscere il provvedimento alle parti: la richiesta dei pm, dunque, non equivale ancora a una decisione del giudice.
Che cosa sappiamo delle carte francesi
La documentazione indicata da Lo Voi riguarda il periodo 1981-1994. Nell’illustrare al giudice il materiale collegato alla comunicazione francese, il procuratore ha parlato di nove file informatici e di due documenti del ministero della Difesa francese. Ha riferito anche di una disponibilità di Parigi a riattivare per il futuro la collaborazione giudiziaria. Sono elementi precisi, ma non ne è stato reso noto il contenuto: dal numero dei file e dalla provenienza di due atti non si può dedurre che contengano informazioni decisive sulla causa del disastro o sull’identità dei responsabili.
È una distinzione essenziale. L’intenzione di trasmettere documenti non significa che l’intero patrimonio archivistico francese sulla vicenda sia già stato consegnato o valutato dagli investigatori italiani. Prima di attribuirgli un peso nell’inchiesta occorrerà conoscere gli atti, ricostruirne origine e contenuto e confrontarli con ciò che è già agli atti. La novità del 30 settembre 2026 è, per ora, l’apertura dichiarata dalla Francia e la scelta della Procura di chiedere che l’indagine non venga chiusa sulla base della precedente istanza.
Perché l’udienza cambia il quadro
Il passaggio era atteso perché il giudice doveva esaminare l’opposizione alla richiesta di archiviazione. Nei giorni precedenti, la disponibilità francese aveva già fatto ipotizzare un cambiamento di posizione dei magistrati romani. In udienza quel cambiamento è diventato una richiesta formale, motivata dalla possibilità di nuovi approfondimenti. Lo Voi ha descritto l’apertura delle autorità francesi come un’opportunità per sviluppare ulteriormente l’indagine. Il giudice, però, non ha deciso nell’immediato: si è riservato e non ha indicato quando notificherà la decisione.
La differenza tra i due passaggi — richiesta della Procura e decisione del gip — non è soltanto procedurale. Chiarisce che cosa si può dire oggi dell’inchiesta: i pm ritengono utile proseguire alla luce dell’iniziativa francese, mentre resta da attendere la risposta del giudice sull’istanza presentata. Non risulta, dalle informazioni rese note nell’udienza, che le carte annunciate abbiano già fornito una nuova ricostruzione dei fatti. La loro possibile utilità dovrà essere verificata, senza trasformare la prospettiva di acquisire documenti in una prova già acquisita.
La domanda aperta dal 1980
Il 27 giugno 1980 il DC-9 della compagnia Itavia, in volo da Bologna a Palermo, precipitò nel Tirreno. Morirono tutte le 81 persone a bordo. A più di quarantasei anni di distanza, l’inchiesta continua a confrontarsi con un punto irrisolto: individuare le responsabilità penali della strage. Le indagini e i procedimenti che si sono succeduti hanno prodotto una mole di materiale e ricostruzioni, senza arrivare all’identificazione dei responsabili della morte dei passeggeri e dell’equipaggio.
L’interesse per i documenti provenienti dalla Francia va letto anche alla luce delle richieste di cooperazione rivolte in passato all’estero. ANSA ricorda che nel 2010, nell’ambito di una nuova indagine, furono inoltrate rogatorie internazionali a Francia, Stati Uniti, Belgio e Germania. Le carte annunciate oggi coprono invece anni successivi al disastro, dal 1981 al 1994: sarà importante capire a quali attività, comunicazioni o precedenti richieste si riferiscano. Per ora, il loro valore non può essere misurato dal solo arco cronologico.
Ustica è da tempo anche una questione di accesso agli archivi. Una direttiva della Presidenza del Consiglio del 22 aprile 2014 ha previsto la declassifica e il versamento straordinario all’Archivio centrale dello Stato di documentazione relativa a vicende gravi della storia italiana, includendo Ustica. Si tratta di un percorso italiano, distinto dalla disponibilità ora manifestata dalla Francia: citarlo serve a comprendere quanto la conservazione e la consultazione degli atti siano parte della ricerca della verità, non a suggerire che i nuovi file abbiano già chiarito ciò che accadde.
A Bologna, il relitto del DC-9 è custodito nel Museo per la Memoria di Ustica, dove 81 luci ricordano le persone morte quella sera. La presenza fisica dell’aereo riporta ogni passaggio giudiziario alla sua misura concreta: non un enigma da risolvere in astratto, ma la necessità di dare risposte alle famiglie. La decisione ora attesa riguarda la possibilità di proseguire gli accertamenti; la portata delle carte francesi si potrà valutare soltanto quando il loro contenuto sarà conosciuto e vagliato.