Roma
Allarme Fao: plastica nei sistemi agroalimentari, un'emergenza One Health per cibo, salute e clima
Plastica nei sistemi agroalimentari: micro- e nanoplastiche in suolo e cibo, rischi One Health e necessità di una transizione strutturale
Alla FAO si è tenuto il workshop internazionale “Plastic Pollution and One Health: Understanding and Managing Risks in Agrifood Systems”, che ha riunito esperti provenienti da università, centri di ricerca e organismi multilaterali per affrontare una delle crisi ambientali più pervasive del nostro tempo: l’impatto dei materiali plastici sui sistemi agroalimentari e sulla salute di persone, animali ed ecosistemi. Il rapporto tecnico presentato durante l’incontro evidenzia come la plastica sia ormai radicata in ogni anello della filiera: dai teli per le colture ai fertilizzanti rivestiti, dagli strumenti per la trasformazione alle confezioni alimentari. I numeri sono eloquenti: ogni anno vengono impiegate 13,4 milioni di tonnellate di plastiche in agricoltura, cui si sommano 37,3 milioni di tonnellate destinate al packaging. Le proiezioni sono in crescita: entro il 2040 l’uso di polimeri sintetici nel settore agricolo potrebbe raggiungere i 19 milioni di tonnellate. Gli impatti non si esauriscono nell’inquinamento visibile.
Il documento mette in luce l’accumulo di micro e nanoplastiche nei suoli, nelle acque e finanche nei prodotti alimentari, con ricadute sulla fertilità dei terreni, sul trasporto di sostanze chimiche e patogeni e su nuove vie di esposizione per fauna e popolazioni umane. “Plastic pollution is pervasive across agrifood systems and presents a major and growing global concern for people and the planet”, si legge nel rapporto. Il legame con la crisi climatica è diretto: le emissioni lungo l’intero ciclo di vita delle plastiche contribuiscono al riscaldamento globale.
Nel 2024, ricorda lo studio, il 61% delle terre emerse ha sperimentato condizioni di siccità estrema, aggravando la vulnerabilità dei sistemi alimentari. Al centro del summit è stato posto l’approccio One Health, che integra le dimensioni della salute umana, animale, vegetale e ambientale in un’unica cornice operativa. Tale prospettiva è ritenuta decisiva per comprendere e gestire gli impatti sistemici delle plastiche, anche in vista del futuro trattato globale sulla plastica attualmente in negoziazione. La FAO individua quattro principali percorsi di impatto, attraverso i quali l’inquinamento plastico genera effetti a cascata: - Suoli: alterazione della struttura, del microbioma e dei cicli dei nutrienti. - Animali: ingestione, intrappolamento, veicolazione di patogeni e sostanze chimiche. - Esposizione umana: contaminazione alimentare, rischi endocrini, infiammazione, tossicità emergente. - Clima e biodiversità: emissioni, perdita di impollinatori, compromissione dei servizi ecosistemici. Tra gli esperti intervenuti, la professoressa Margherita Ferrante (Università degli Studi di Catania) ha rimarcato che la contaminazione da microplastiche non è più un’ipotesi: “Le micro- e nanoplastiche sono già presenti nelle matrici ambientali e alimentari.
Non possiamo più considerarle un problema futuro: è una realtà attuale che richiede monitoraggio integrato, prevenzione e politiche coordinate.” Ferrante ha sollecitato una riduzione dell’uso di plastica nelle produzioni agricole e un rafforzamento della sorveglianza, richiamando l’attenzione sulle comunità più esposte—piccoli agricoltori, pescatori, popolazioni indigene—che subiscono gli impatti maggiori pur contribuendo meno alle cause. Il summit romano non è stato soltanto un confronto tecnico: ha mostrato come la questione plastica sia ormai tema geopolitico, all’incrocio tra agricoltura, salute pubblica e clima. La sola gestione dei rifiuti non è sufficiente: puntare esclusivamente su riciclo e raccolta significa spostare il problema, non risolverlo. È necessaria una transizione strutturale lungo l’intero ciclo di vita dei materiali plastici: dalla produzione alla riduzione all’origine, fino all’adozione di alternative sicure, sostenute da politiche integrate e fondate su evidenze scientifiche indipendenti.