la storia
«La pena è stata scontata ma non voglio uscire dal carcere»: la surreale protesta di un detenuto nel penitenziario di Cuneo
Un uomo ormai a fine detenzione urla e lancia oggetti per rimanere in cella per la mancanza di lavoro e di un alloggio appena fuori: «Farò di tutto per tornare dentro»
Una vicenda drammatica e al tempo stesso paradossale scuote il carcere Cerialdo di Cuneo, mettendo a nudo le profonde falle del sistema di esecuzione penale e di reinserimento sociale. Un detenuto di nazionalità marocchina, giunto ormai al termine della propria pena detentiva, da diversi giorni sta conducendo una violenta protesta all'interno della struttura per un motivo del tutto insolito: non intende essere scarcerato.
Secondo quanto segnalato dal sindacato Osapp (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria), il recluso sta manifestando la propria contrarietà all'uscita lanciando oggetti, urlando, stazionando deliberatamente all'esterno delle sezioni e ostacolando i movimenti interni nonché l'accesso ai passeggi degli altri detenuti. Dalle verifiche effettuate dal personale di vigilanza, l'uomo risulta essere privo di un regolare permesso di soggiorno.
Alla base dell'estrema protesta ci sarebbe la totale assenza di prospettive all'esterno della struttura carceraria. Come evidenziato dal sindacato, l'uomo si trova ormai alla fine del percorso detentivo ma non dispone né di un'occupazione lavorativa né di una sistemazione abitativa ad attenderlo fuori dalle mura. Una condizione di estrema vulnerabilità che ha spinto il detenuto a dichiarare apertamente l'intenzione di provocare problemi una volta libero, prospettando persino la volontà di commettere nuovi reati pur di farsi riarrestare e fare ritorno in cella.
A rendere ancora più critica la situazione del penitenziario piemontese sono le drammatiche carenze d'organico. Durante i turni serali, infatti, un singolo agente di polizia penitenziaria si trova spesso costretto a garantire la cosiddetta "vigilanza dinamica" su ben tre piani della struttura, avendo sotto la propria responsabilità circa 180 detenuti. Numeri che, come ribadito dall'Osapp, fotografano chiaramente l'insostenibilità e i rischi estremi in cui gli operatori penitenziari sono chiamati a svolgere quotidianamente il proprio lavoro.