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Proteste nei licei francesi: cosa chiedono davvero gli studenti e perché la mobilitazione cresce

Lezioni senza supplenti, classi da trenta alunni e servizi insufficienti: le richieste dietro i blocchi e le differenze che i numeri nazionali non mostrano

01 Ottobre 2026, 15:15

15:20

Proteste nei licei francesi: cosa chiedono davvero gli studenti e perché la mobilitazione cresce

Francia, proteste nelle scuole: un preside cosparso di benzina. Lecornu convoca una riunione di crisi

Le proteste degli studenti infiammano la Francia. Dietro le barricate, e accanto a episodi di violenza gravissimi, torna una richiesta concreta, poter studiare in condizioni adeguate. Docenti mancanti, classi affollate, edifici degradati e giornate interminabili compongono una protesta che non ha lo stesso volto in ogni scuola.

Una mobilitazione più ampia, ma non uniforme

Il 29 settembre il ministero dell’Educazione nazionale ha censito almeno 338 licei interessati da azioni. È un dato che fotografa l’ampiezza della protesta. Il movimento ha comunque superato il suo iniziale baricentro parigino, raggiungendo anche città dell’Ovest e altri territori. 

L’appello nazionale dell’Union syndicale lycéenne, USL, ha riunito contestazioni su insegnanti mancanti, personale insufficiente, edifici deteriorati, orari pesanti e pressione legata all’accesso all’università. Non emerge però un’unica vertenza identica in ogni istituto. 

La richiesta principale: poter seguire davvero le lezioni

Il punto più immediato è la continuità dell’insegnamento. Gli studenti chiedono che i posti siano coperti e che i professori assenti vengano sostituiti, soprattutto nelle materie degli esami. Nelle testimonianze raccolte durante la mobilitazione ricorre il caso delle lezioni di francese o filosofia che mancano proprio negli anni del baccalauréat. Ryad Rani, presidente dell’USL, ha indicato l’assenza prolungata del docente di francese nell’anno della relativa prova come uno dei problemi centrali della protesta.

Secondo una rilevazione sindacale, manca almeno un insegnante nel 53% dei collèges e dei licei considerati dall’indagine: descrive squadre pedagogiche incomplete all’avvio dell’anno, quando programmi e orari dovrebbero essere già stabilizzati.

Il problema delle sostituzioni, inoltre, precede questa mobilitazione. Un rapporto del Senato francese rileva che nel secondo grado pubblico, nel 2023-2024, il 9,2% delle ore d’insegnamento non è stato assicurato: il 7,4% per mancata sostituzione dei docenti assenti e l’1,8% per chiusure degli istituti. Nello stesso anno quasi 949.500 giornate di assenza lunga sono rimaste senza sostituzione.

Classi affollate: che cosa dicono i numeri

La seconda rivendicazione riguarda il numero degli alunni. L’edizione 2026 dell’Éducation nationale en chiffres indica, per il 2025, una media di 30,2 studenti per classe nei percorsi generali e tecnologici dei licei. Nei percorsi professionali la media è invece di 18,4. Parlare genericamente di licei francesi tutti sovraffollati sarebbe quindi scorretto: indirizzi, territori e organizzazione degli insegnamenti producono situazioni molto diverse. 

Le testimonianze raccolte dal Figaro Étudiant il 29 settembre aggiungono una dimensione materiale: alcuni giovani denunciano non soltanto professori mancanti, ma anche insufficienza di tavoli e sedie. Sono racconti locali, non una descrizione statistica dell’intero sistema. Aiutano però a capire perché la richiesta di classi meno cariche venga associata a quella di maggiori risorse: per chi protesta, il numero degli iscritti si traduce anche nello spazio e nelle attrezzature realmente disponibili. 

Edifici, servizi igienici e giornate troppo lunghe

L’edilizia scolastica non è un tema separato dalla didattica. Nel comunicato del 27 settembre, il sindacato CGT Educ’action 93 riferisce che gli studenti della Seine-Saint-Denis denunciano locali deteriorati o insalubri, insieme a classi affollate e carenza di personale. Le segnalazioni provengono da diversi comuni, fra cui Saint-Denis, Stains, Aubervilliers e Sevran.

Il personale che manca non è soltanto quello docente

Nelle rivendicazioni compaiono anche infermieri scolastici, assistenti sociali e assistenti educativi. La CGT Educ’action 93 segnala difficoltà di accesso alle cure e all’accompagnamento sociale insieme ai problemi didattici. È un passaggio importante: gli studenti chiedono una scuola capace di sostenerli anche quando una difficoltà non si risolve con una lezione aggiuntiva. La dimensione sanitaria e sociale appartiene esplicitamente alla piattaforma della mobilitazione, non è un’aggiunta esterna.

Un altro tema ricorrente è Parcoursup, il sistema di accesso agli studi superiori. L’USL associa la pressione della selezione alle carenze quotidiane degli istituti. Agli studenti si chiede di preparare esami e orientamento mentre, in alcuni casi, lamentano di non disporre degli insegnamenti e dei servizi necessari. 

Le violenze non spiegano le rivendicazioni

A Marsiglia, la Regione denuncia dirigenti e personale del liceo Victor Hugo aggrediti e cosparsi di benzina. A Nantes, nella mattina del 1° ottobre 2026, un incendio ha distrutto la hall del liceo Nelson Mandela e si è propagato alla facciata. La vicepreside Gaëlle Cordier, citata da TF1, lo ha descritto come volontario. 

Il ministro Geffray ha riconosciuto la legittimità di alcune richieste, contestando al tempo stesso aggressioni, minacce e blocchi. Tenere distinti questi piani è indispensabile: proteggere personale e studenti non elimina la questione delle lezioni mancanti, così come denunciare carenze scolastiche non giustifica atti violenti. Le risposte alle rivendicazioni possono essere valutate su risultati concreti: docenti presenti, classi sostenibili, servizi accessibili e lavori effettivamente conclusi.