Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
1 ottobre 2026 - Aggiornato alle 17:33
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×
☰

l'escalation

Mosca minaccia le industrie di armi europee: «Le fabbriche che lavorano per Kyiv sono obiettivi militari»

La portavoce Zakharova avverte che la distanza dal fronte non garantisce sicurezza agli stabilimenti alleati, ma la diplomazia e i trattati internazionali tracciano un confine netto tra propaganda politica e reale piano operativo

01 Ottobre 2026, 16:21

16:31

Mosca minaccia le industrie di armi europee: «Le fabbriche che lavorano per Kyiv sono obiettivi militari»

La distanza dal fronte ucraino non garantisce più l’immunità a siti produttivi e personale impegnati a rifornire Kyiv. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha affermato in conferenza stampa che gli impianti industriali europei coinvolti nelle forniture militari all’Ucraina possono essere considerati da Mosca come potenziali bersagli.

Nel suo intervento, ha accusato direttamente i Paesi europei di prendere parte al conflitto e di ostacolare una soluzione negoziale, rimarcando che la collocazione al di fuori del territorio ucraino non mette al riparo la base industriale degli alleati.

L’estensione della minaccia alla capacità produttiva europea rappresenta un passaggio politico significativo, ma gli analisti invitano a distinguere tra dichiarazioni pubbliche e piani operativi. Al momento non emergono un calendario di eventuali operazioni, un elenco puntuale di siti da colpire o indicazioni su modalità tattiche.

L’inasprimento retorico di Mosca si inserisce in una fase di forte rilancio dell’industria bellica occidentale. Per colmare carenze di capacità e sostenere Kyiv, il Consiglio dell’Unione europea ha adottato SAFE, un programma da 150 miliardi di euro in prestiti per finanziare acquisti congiunti e piani nazionali di investimento nella difesa. Il meccanismo consente la partecipazione dell’Ucraina agli appalti comuni e l’acquisto di prodotti dell’industria ucraina, consolidando la cooperazione tra Bruxelles e Kyiv. Simbolo tangibile di questa trasformazione è lo stabilimento Rheinmetall in Bassa Sassonia, inaugurato il 5 settembre 2025. Frutto di un investimento di circa 500 milioni di euro realizzato in quindici mesi, l’impianto punta a una capacità annua di 350.000 proiettili d’artiglieria entro il 2027. La stessa società tedesca prevede per il 2026 consegne pari a 140.000 colpi, con l’obiettivo di raggiungere 1,5 milioni di munizioni all’anno attraverso la propria rete globale.

Tale riconversione non è destinata esclusivamente al fronte ucraino, ma serve anche a ricostituire le scorte della Germania e degli altri partner europei. Sul piano giuridico, la qualifica di “obiettivo militare” definita unilateralmente da Mosca non equivale a un’autorizzazione ad agire sul territorio di uno Stato sovrano. La della Carta delle Nazioni Unite vieta espressamente la minaccia o l’uso della forza contro l’integrità territoriale di un altro Stato, fatti salvi i casi di legittima difesa previsti dall’articolo 51 in risposta a un attacco armato. Un eventuale attacco contro un impianto situato in territorio europeo chiamerebbe in causa la sicurezza collettiva dell’Alleanza Atlantica e il relativo Articolo 5.

La NATO precisa tuttavia che la clausola di mutua difesa non comporta un’attivazione automatica né una risposta predeterminata, ma richiede valutazioni caso per caso. Anche operazioni informatiche o minacce ibride possono, in determinate circostanze e in base alla gravità e all’attribuzione, raggiungere la soglia di un attacco armato. La minaccia agli asset industriali si inserisce in un clima di intensa pressione psicologica, testimoniato anche dal recente caso dell’exclave di Kaliningrad. Il 30 settembre, resoconti di stampa hanno riferito di messaggi russi contenenti scenari nucleari in caso di isolamento della regione, smentiti e condannati dalla portavoce della NATO, Allison Hart. Già nelle conclusioni del 18 giugno 2026, il Consiglio europeo aveva denunciato le campagne ibride di Russia e Bielorussia, sollecitando la protezione delle infrastrutture critiche e la rapida consegna a Kyiv di munizioni, droni e sistemi di difesa aerea.