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l'indagine

La setta in Val Susa, arrestato il santone: violenze sessuali come «terapie purificatrici»

Le segnalazioni risalgono al 2017. L’operazione dei carabinieri ricostruisce un presunto sistema di obbedienza, rinunce economiche e abusi dietro le promesse spirituali

02 Ottobre 2026, 11:05

11:10

Almese, arrestato Bruno Malatesta: l’inchiesta sulle violenze nella presunta setta

Il voto di castità sarebbe valso nei confronti di mariti e compagni, ma non del “Maestro”. È uno dei passaggi più significativi dell’inchiesta sulla comunità di Almese: una regola presentata come spirituale che, secondo l’accusa, avrebbe fatto da cornice a violenze sessuali e privazioni. Al centro dell’indagine c’è Bruno Antonio Malatesta, arrestato dai carabinieri di Torino.

Ieri i carabinieri hanno arrestato Malatesta nell’ambito dell’operazione Asmodeo. Il cinquantanovenne è accusato di riduzione in schiavitù, maltrattamenti in famiglia, violenza sessuale aggravata e truffa aggravata ai danni dello Stato. Il provvedimento riguarda la comunità di Almese, nella bassa Val di Susa, dove, secondo gli investigatori, il ruolo di guida spirituale avrebbe consentito all’uomo di esercitare un controllo pervasivo sugli aderenti. Le contestazioni sono ancora da accertare nelle successive fasi del procedimento. 

Dalle denunce del 2017 all’operazione Asmodeo

L’inchiesta del Nucleo investigativo dei carabinieri di Torino, coordinata dalla procura, è stata avviata nel marzo 2024. Alle sue spalle ci sono denunce e querele presentate negli anni precedenti: le prime risalgono al 2017. Secondo la ricostruzione pubblicata dal Fatto Quotidiano, alcune denunce sarebbero state successivamente ritirate.

La vicenda aveva trovato spazio anche fuori dagli uffici giudiziari. Il 2 ottobre 2026 i giornalisti Flavia Piccinni e Carmine Gazzanni hanno ricordato di avere raccolto testimonianze di ex aderenti alla comunità dei Monaci Durjaya per il libro Nella Setta, pubblicato nel 2018. Nel loro resoconto comparivano già racconti di lavoro gratuito, richieste di denaro e rapporti sessuali imposti. 

La promessa spirituale e il controllo sulla vita quotidiana

La comunità ruotava attorno alla Fondazione Fiore della Pace. Secondo gli investigatori, dietro questa struttura si sarebbe organizzato il gruppo descritto nell’inchiesta come una presunta setta. Gli aderenti abitavano in villette a schiera intestate a società riconducibili a Malatesta; ANSA riferisce di diverse decine di persone, molte delle quali attraversavano condizioni di fragilità, difficoltà personali o malattie.

Malatesta presentava pubblicamente un percorso legato alle arti marziali, allo yoga e alla spiritualità. Nella biografia con cui promuoveva le proprie attività figuravano anche pratiche di armonizzazione con la natura e riequilibrio energetico attraverso i cristalli. Secondo i carabinieri, a questa immagine si sarebbe sovrapposta la pretesa di possedere poteri soprannaturali e di essere in contatto con un’entità chiamata «Madre Divina»: elementi che avrebbero rafforzato la sua autorità all’interno del gruppo. 

Il controllo contestato non avrebbe riguardato soltanto le convinzioni spirituali. Gli inquirenti descrivono un sistema di obbedienza che investiva il patrimonio, il lavoro, le relazioni affettive e la disponibilità del proprio corpo. Il voto di povertà, secondo l’accusa, comportava la consegna dei beni alla comunità. La rinuncia economica sarebbe stata quindi parte del processo di assoggettamento, insieme alle regole imposte nella convivenza. 

Le presunte «terapie purificatrici»

Alle donne, indicate nel gruppo come «monache» e «ancelle», sarebbe stato richiesto anche un voto di castità nei confronti di mariti e compagni. Un obbligo che, nella ricostruzione dell’accusa, prevedeva un’eccezione per il “Maestro”. Le violenze sessuali contestate sarebbero state presentate come «terapie purificatrici».

Le punizioni avrebbero compreso percosse, l’obbligo di dormire sul pavimento e il divieto di lavarsi per più giorni. ANSA riferisce inoltre di attività lavorative protratte fino a dodici o tredici ore. Il quadro delineato dagli inquirenti è quello di una disciplina imposta attraverso privazioni e umiliazioni, nella quale il dissenso avrebbe esposto gli aderenti a conseguenze concrete. Sono condotte che devono essere valutate insieme alle testimonianze e agli altri elementi raccolti nell’indagine.

Gli approfondimenti riguardano anche presunti abusi su minorenni: secondo quanto riportato dal Fatto Quotidiano, alcune persone coinvolte avevano 16 e 17 anni all’epoca dei fatti. Accanto a Malatesta risultano indagati a piede libero tre collaboratori. Le rispettive posizioni richiedono accertamenti individuali: la presenza nella comunità e le funzioni esercitate non consentono, da sole, di attribuire a ciascuno tutte le condotte contestate al suo presunto responsabile.