l'inchiesta
Garlasco, l'ombra dei file scomparsi: cosa c'è dietro lo scontro di perizie sul DNA di Chiara Poggi
L'ex consulente della difesa denuncia la mancata consegna dei tracciati negativi, mentre l'ex generale Garofano richiama i verbali firmati dai tecnici
A diciannove anni dall’omicidio di Chiara Poggi, per il quale Alberto Stasi sta scontando una condanna definitiva a 16 anni di reclusione confermata dalla Corte di Cassazione il 12 dicembre 2015, il caso di Garlasco torna al centro del dibattito per una disputa tecnico-scientifica sugli esami effettuati sui pedali della bicicletta dell’imputato. Il nodo riguarda due tracciati genetici a esito nullo datati 20 settembre 2007 che, secondo Francesco Maria Avato — consulente della difesa all’epoca delle indagini — non furono mai messi a disposizione degli esperti di parte. A detta del professore, se si fosse conosciuta l’esistenza di quei file, si sarebbe potuto ridefinire l’impostazione delle verifiche e chiederne la ripetizione.
Avato ha inoltre rimarcato di aver escluso fin dall’inizio che il materiale repertato sui pedali fosse sangue. La ricostruzione cronologica degli accertamenti, desunta dagli atti, segnala che il 10 settembre 2007 un primo controllo con luminol e Combur test diede esito negativo. L’11 settembre furono eseguiti i prelievi sui pedali, successivamente confluiti nel reperto denominato “bu_p”. Il 19 settembre 2007 venne rilevato un profilo genetico attribuito alla vittima.
Il giorno seguente, 20 settembre, si registrarono invece i due risultati privi di profilo utile oggi al centro della contestazione. I dati grezzi originari, prodotti dal Ris e acquisiti dalla Procura di Pavia e dai legali della difesa nel novembre 2025, mostrano che due tracciati senza picchi informativi riportano una “run date” del 10 settembre 2007 e una “date modified” del 20 settembre. Per i consulenti della famiglia Poggi, questa discrasia indica che il 20 settembre i file furono semplicemente aggiornati e non derivavano da nuove analisi. Di segno opposto la posizione di Luciano Garofano, all’epoca comandante del Ris di Parma, secondo il quale tutta la documentazione fu messa a disposizione dei consulenti.
Garofano richiama un verbale del 24 settembre 2007, sottoscritto dagli esperti delle parti (Avato e Fabbri per Stasi, Capra per la famiglia Poggi), che attesterebbe l’avvenuta visione dei risultati ottenuti fino a quel momento. Di contro, il procuratore Fabio Napoleone ha precisato che dei due tracciati negativi non risulta traccia negli atti del procedimento a carico di Stasi; inoltre, un documento difensivo del 25 settembre 2007 segnalava la mancata comunicazione del proseguimento delle analisi nei giorni 20 e 21. Su questi punti la Procura di Pavia ha aperto un fascicolo conoscitivo, al momento senza indagati, per verificare l’operato degli ex investigatori. Un riscontro di tipo testimoniale è giunto anche dall’ex appartenente al Ris Alessandro Coli, che ha ricordato in via ufficiosa discussioni in laboratorio relative a un profilo successivamente non più riscontrato nei campionamenti.
Sul piano tecnico, le linee guida del NIST (National Institute of Standards and Technology) precisano che un “controllo negativo” serve a verificare l’assenza di contaminazioni nei reagenti e non costituisce una controanalisi finalizzata a escludere la presenza di un profilo genetico. Mentre la madre di Stasi, Elisabetta Ligabò, ribadisce la convinzione dell’innocenza del figlio e la fiducia nelle verifiche in corso, il quadro giudiziario resta ancorato alla sentenza della Cassazione, che ha ritenuto l’imputato responsabile sulla base di un mosaico di indizi convergenti, pur riconoscendo imperfezioni nelle fasi iniziali dell’inchiesta. L’attuale verifica si concentra sulla completezza della documentazione effettivamente trasmessa alle parti.