LA LETTERA
«Un feroce boss travestito da pm»: Marina Berlusconi contro le parole di Graviano al processo Baiardo
Dopo la deposizione la presidente di Fininvest replica in una nota a «Il Giornale»: «I veri imputati sono Silvio Berlusconi e Dell'Utri»
Parole durissime di Marina Berlusconi contro il processo di Firenze a Salvatore Baiardo, nel giorno in cui il boss Giuseppe Graviano ha deposto in video collegamento come testimone dei pm. In una lettera a «Il Giornale», la presidente di Fininvest e Mondadori parla di una «giustizia capovolta»: «Un feroce boss si è travestito da pm per rilanciare le sue infami accuse senza il minimo contraddittorio, e gli si è permesso di trascinare sul banco degli imputati chi non può nemmeno difendersi. Questo è il processo contro Baiardo: un monumento all'ipocrisia giudiziaria».
Per Marina Berlusconi, Baiardo, accusato di calunnia, «è soltanto un pretesto». A essere sotto processo, scrive, sono in realtà Silvio Berlusconi e Marcello Dell'Utri, «costretti a un processo surrettizio che fa scempio delle regole dello Stato di diritto».
La replica prosegue sul merito delle dichiarazioni di Graviano. «Senza alcun riscontro, si è permesso che le farneticanti dichiarazioni di uno stragista su incontri inesistenti e presunti capitali oscuri all'origine di Fininvest si trasformassero in un'ipotesi da prendere in considerazione», osserva. Eppure, ricorda, «decenni di indagini, una quantità sterminata di documenti passati al setaccio e verifiche di ogni genere» hanno sempre dato lo stesso esito: «Di quegli incontri e di quei capitali non c'è alcuna prova, il nulla più assoluto. E non potrebbe essere altrimenti, perché non sono mai esistiti».
Da qui l'amarezza finale: «Si ricomincia ogni volta da capo, in un assurdo eterno ritorno al punto di partenza, dove ciò che è già stato accertato, e che dovrebbe essere definitivamente chiarito, sembra non contare nulla».
La lettera arriva dopo il racconto reso in aula da Graviano. Il boss ha parlato di una società che il nonno Filippo Quartararo avrebbe costituito con Silvio Berlusconi nel 1969-70, con un investimento complessivo di 20 miliardi di lire, di cui 4-5 messi dal nonno. Ha detto di esserne venuto a conoscenza dopo la morte del padre, nel 1982, e di aver incontrato Berlusconi a Milano, in un albergo, tra il 1982 e il 1983. Ha inoltre parlato di una «carta privata» che avrebbe attestato gli investimenti, con i nomi degli investitori («c'erano, ma non posso confermare bene») e di altri incontri, fino a quello che colloca nel dicembre 1993.
