il caso
La nuova giravolta di Trump: «Meloni? L'ho sempre stimata»
Dopo mesi di gelo e frizioni sulla crisi in Iran, il tycoon torna a lusingare la premier italiana mentre la diplomazia lavora in silenzio sui dossier della difesa e dello spazio
Il presidente degli Stati Uniti ha definito il rapporto «molto buono», ricordando di aver sempre nutrito stima per la premier italiana. La nota diffusa dalla Casa Bianca segna un cambio di passo dopo una fase complessa; tuttavia, gli osservatori della diplomazia invitano alla prudenza: un apprezzamento personale non coincide automaticamente con la soluzione dei dossier politici ancora aperti tra Roma e Washington.
Per comprendere davvero l’andamento dell’alleanza italo-americana è utile ripercorrere la sequenza degli ultimi due anni. Il 17 aprile 2025 Giorgia Meloni fu accolta con grande calore alla Casa Bianca. In quell’occasione, Donald Trump lodò apertamente la sua leadership e il peso acquisito nello scacchiere internazionale. La presidente del Consiglio, però, chiarì subito i limiti del proprio mandato, ricordando di non poter negoziare intese commerciali per conto dell’Unione europea e proponendosi piuttosto come cerniera tra le due sponde dell’Atlantico.
Accanto alle affinità ideologiche — dal contrasto all’immigrazione clandestina alle politiche identitarie — i due governi misero in agenda una cooperazione su difesa, energia, spazio ed economia. La dichiarazione congiunta del 18 aprile 2025 sancì l’impegno a rafforzare il partenariato strategico, la presenza nell’Alleanza Atlantica e la collaborazione industriale nel comparto difesa. Nel corso del 2026 l’equilibrio diplomatico ha subito una scossa.
Le divergenze sono emerse sulla gestione della crisi in Iran e su altri teatri internazionali. Il punto di massima frizione pubblica è stato raggiunto dopo il vertice del G7 in Francia, con uno scambio di stoccate che ha toccato la legittimazione e il consenso personale dei leader. Sullo sfondo restavano, inoltre, le valutazioni statunitensi sul contributo italiano alla crisi mediorientale e sull’impiego delle basi militari presenti sul territorio nazionale.
Malgrado le turbolenze ai vertici, il motore istituzionale tra i due Paesi non si è mai arrestato. Come ricordato nel luglio 2026 dall’ambasciatore statunitense a Villa Taverna, Tilman Fertitta, i rapporti bilaterali si fondano su canali quotidiani e relazioni strutturate che travalicano le polemiche personali. Un esempio concreto è il secondo dialogo bilaterale sullo Spazio, svoltosi a Washington nell’aprile 2026 e dedicato a telecomunicazioni sicure, orbita bassa e protezione delle infrastrutture critiche.
Il recente ritorno a toni più concilianti da parte di Trump indica la volontà di riaprire una fase interlocutoria favorevole. La reale tenuta dell’alleanza, tuttavia, continuerà a misurarsi sui fatti: gli atti e le decisioni che i governi di Roma e Washington assumeranno su difesa, economia e sicurezza internazionale.

