In Spagna
Maricarmen accende la protesta nazionale per il diritto alla casa: in piazza migliaia di persone
Da Madrid a tutta la Spagna lo sfratto dell'anziana accende la mobilitazione nazionale e mette in discussione i decreti casa bocciati dal Congresso
Settant’anni nella stessa casa non sono bastati a evitarle lo sfratto. A Madrid, la storia di Maricarmen Abascal, 87 anni, ha dato un volto alla crisi dell’abitazione e spinto migliaia di persone a chiedere protezioni più forti per gli inquilini. Dopo la bocciatura parlamentare dei due decreti del governo, la protesta entra in una nuova fase.
La mobilitazione per il diritto all’abitazione in Spagna ha assunto una dimensione nazionale, con cortei, presidi e accampamenti che hanno portato migliaia di persone nelle piazze. A Madrid, la marcia del 26 settembre sfociata nell’accampamento della Puerta del Sol aveva raccolto 25.000 partecipanti secondo la Delegazione del governo. È un dato riferito a quella manifestazione, non un conteggio complessivo delle proteste successive: una distinzione importante mentre le iniziative continuano in diverse città.
Il nuovo passaggio decisivo è arrivato ieri, quando il Congresso dei deputati ha respinto entrambi i decreti sulla casa approvati dall’esecutivo. Il voto contrario di Partido Popular, Vox e Junts ha impedito la convalida dei provvedimenti sostenuti dalla coalizione di Pedro Sánchez. Non si trattava dunque semplicemente di due progetti di legge ancora da approvare, ma di decreti-legge già adottati dal governo e sottoposti al voto parlamentare. La sconfitta ha alimentato le proteste, anziché chiuderle.
La vicenda di Maricarmen, oltre il simbolo
Lo sfratto di Maricarmen è stato eseguito il 23 settembre scorso, nel quartiere madrileno di Retiro, dopo una lunga controversia sul contratto di locazione. Le immagini dell’anziana allontanata dall’appartamento in barella hanno trasformato una vicenda giudiziaria in una questione pubblica: quanto può essere considerata adeguata una tutela che non consente a una persona vulnerabile di restare nella casa dove ha trascorso quasi tutta la vita?
Occorre però distinguere la contestazione sociale dalla legittimità del provvedimento. Lo sfratto era stato autorizzato dai tribunali: la controversia riguardava la successione nel vecchio contratto a canone protetto, passato dal padre alla madre e poi alla figlia. Secondo la ricostruzione di Euronews, i giudici avevano stabilito che il diritto di Maricarmen a mantenere quel contratto fosse scaduto. La protesta mette quindi in discussione soprattutto le conseguenze sociali delle regole vigenti, non l’esistenza di un ordine giudiziario valido.
La vicenda personale ha avuto anche uno sviluppo negoziale. Europa Press ha riferito di un accordo raggiunto dai rappresentanti dell’anziana e della proprietà, con mediazione municipale, per consentirle di tornare nell’appartamento: un contratto di otto anni e un affitto non superiore al 30% dei suoi redditi netti. Al momento della notizia, l’intesa doveva ancora essere confermata dalla donna. La prospettiva di una soluzione individuale, tuttavia, non ha fermato la mobilitazione collettiva.
Che cosa prevedevano i decreti bocciati
Il primo decreto raccoglieva un insieme di interventi su affitti, protezione dagli sfratti, acquisti immobiliari e incentivi fiscali. Tra le disposizioni figuravano una proroga di due anni per determinati contratti in scadenza prima della fine del 2028 e limiti agli aggiornamenti annuali dei canoni. Il provvedimento è stato respinto con 178 voti contrari e 172 favorevoli. Queste misure vanno pertanto descritte come contenuti del pacchetto bocciato, non come nuove garanzie a disposizione degli inquilini.
Il secondo decreto era più circoscritto e riguardava la proroga automatica e indefinita dei contratti di affitto. Il governo aveva separato questa disposizione, politicamente più controversa, dal resto degli interventi per tentare di ottenere almeno l’approvazione del primo pacchetto. La strategia non ha evitato la doppia bocciatura: sono così venute meno sia le misure più ampie sia quella destinata a rafforzare la continuità delle locazioni.
Le richieste del movimento non coincidono integralmente con i testi governativi. Sotto il nome di “decreto Maricarmen”, le organizzazioni degli inquilini chiedono rinnovi automatici, congelamento dei canoni, contrasto all’uso elusivo degli affitti temporanei e per stanze, e protezione dagli sfratti senza un’alternativa abitativa. È una piattaforma rivendicativa, distinta dai due decreti dell’esecutivo.
Un’emergenza che non riguarda soltanto Madrid
Oggi la protesta ha coinvolto anche Santander: oltre 2.000 persone secondo la Delegazione del governo, 5.000 secondo gli organizzatori, hanno manifestato per la casa, chiedendo la convocazione di uno sciopero generale. La distanza tra le due stime suggerisce di attribuire sempre i numeri a chi li fornisce. Il corteo conferma comunque che la mobilitazione non è confinata alla capitale e che il voto parlamentare è diventato un nuovo motivo di contestazione.
Sul piano economico, il problema non si esaurisce nella durata dei contratti. Il Banco de España ha evidenziato come lo squilibrio tra domanda e offerta, la scarsità di nuove costruzioni e i costi dei materiali possano sostenere i prezzi anche quando il credito diventa più caro. La produzione di nuove abitazioni richiede inoltre tempi lunghi: le tutele immediate per chi rischia di perdere casa e gli interventi strutturali sull’offerta rispondono quindi a esigenze diverse, che non possono essere confuse.
Dopo la bocciatura, il sindacato degli inquilini ha annunciato che l’accampamento della Puerta del Sol resterà attivo. Amnesty International e Oxfam Intermón hanno criticato il mancato via libera, considerandolo un arretramento per il diritto all’abitazione. La vicenda di Maricarmen ha così aperto un confronto che supera il suo appartamento: come garantire stabilità abitativa alle persone vulnerabili quando il mercato e le norme non offrono una soluzione sostenibile.