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il caso

Si uccide in carcere l'aggressore del distributore di Reggio Emilia: si apre l'inchiesta sulla vigilanza in cella

Mena Istafanous, 26 anni, trovato morto cinque giorni dall'arresto per tentato omicidio. Era seguito dai servizi di salute mentale: la Procura dispone l'autopsia e acquisisce le cartelle cliniche.

03 Ottobre 2026, 18:32

Si uccide in carcere l'aggressore del distributore di Reggio Emilia: si apre l'inchiesta sulla vigilanza in cella

Cinque giorni. Tanto è trascorso tra l’improvviso e violento episodio al distributore e la morte in cella al carcere della Pulce. Mena Istafanous, 26 anni, arrestato la sera di domenica 27 settembre 2026 per aver ferito tre persone, si è tolto la vita nella serata di venerdì 2 ottobre. La notizia, diffusasi il mattino seguente, ha riaperto una vicenda complessa, spostando l’attenzione dagli iniziali fatti di cronaca alle condizioni di custodia e all’assistenza psichiatrica garantita al giovane dietro le sbarre.

I fatti risalgono alle 18.50 di domenica 27 settembre, all’area di servizio Ego di via Martiri di Cervarolo. Qui il ventiseienne ha colpito all’addome con un cacciavite una donna di 66 anni, sconosciuta. Alle grida di aiuto hanno risposto due passanti — un uomo di 49 anni e una ragazza di 24 — accorsi per prestare soccorso. A quel punto, Istafanous è salito sulla propria auto, ha investito entrambi ed è fuggito. Grazie alle descrizioni del mezzo e alle segnalazioni dei testimoni, le forze dell’ordine lo hanno rintracciato e fermato entro un’ora.

Trasferito nella casa circondariale cittadina, è comparso mercoledì 30 settembre davanti al Giudice per le Indagini Preliminari, Francesco Panchieri. Assistito dall’avvocato Franco Beretti, si è avvalso della facoltà di non rispondere a fronte dell’imputazione di tentato omicidio aggravato formulata dalla PM Denise Panoutsopoulos, che ha ottenuto la custodia cautelare in carcere. A rendere più delicato il quadro vi era la sua pregressa presa in carico presso il Centro di Salute Mentale di Reggio Emilia. Nonostante ciò, all’interno dell’istituto il ragazzo era stato collocato in sezione ordinaria, sottoposto a regime penitenziario standard con regolari ore d’aria e senza misure restrittive particolari. Venerdì sera, mentre si trovava da solo in cella, ha compiuto il gesto estremo.

La polizia penitenziaria ha avvisato nella notte il difensore Beretti, che si è immediatamente messo in contatto con la sostituta procuratrice di turno, Giulia Galfano. La Procura reggiana ha disposto l’ispezione autoptica e l’acquisizione dell’intera documentazione medica, dei verbali d’ingresso e delle cartelle cliniche relative ai giorni di detenzione. Il legale ha riferito che, sulla base di un colloquio con lo psichiatra dell’istituto, la terapia farmacologica era stata ripristinata e potenziata. «Occorre verificare quale livello di vigilanza e prevenzione sia stato predisposto per una persona visibilmente fragile», ha sottolineato l’avvocato, precisando di attendere gli esiti formali degli accertamenti senza anticipare giudizi.

Il drammatico epilogo solleva interrogativi sulle modalità di gestione dei detenuti con patologie psichiatriche. La sanità penitenziaria, affidata al Servizio Sanitario Nazionale, a Reggio Emilia comprende anche un’Articolazione Tutela Salute Mentale (ATSM) dell’Ausl per i casi ad alta intensità assistenziale. Saranno le verifiche interne all’istituto e le perizie disposte dalla magistratura a stabilire se la collocazione in sezione ordinaria fosse coerente con il profilo clinico del ventiseienne. «Una tragedia nella tragedia», ha commentato Matteo Marchesini, legale della donna di 66 anni ferita con il cacciavite, esprimendo sgomento per la morte in carcere dell’aggressore.

Il Garante regionale dei detenuti dell’Emilia-Romagna, Roberto Cavalieri, ha richiamato l’attenzione sull’elevata incidenza del disagio psichico negli istituti di pena, ricordando che si tratta del secondo suicidio dall’inizio dell’anno in regione che coinvolge un detenuto con patologie psichiatriche note. Mentre la famiglia attende la restituzione della salma per l’ultimo saluto, spetta ora agli inquirenti fornire risposte agli interrogativi ancora aperti.