l'inchiesta
Caso Poggi, l'annuncio dei legali di Stasi scompagina le carte: «Non c'è solo la pista genetica, in arrivo elementi nuovi che faranno scalpore»
Durante l'intervento a Omnibus emerge l'esistenza di un tassello difensivo destinato a mettere in discussione la sentenza definitiva
Nel lungo e intricato contenzioso seguito all’omicidio di Chiara Poggi, uccisa il 13 agosto 2007 a Garlasco, emerge una svolta di rilievo. Mentre il confronto pubblico e peritale è rimasto per anni concentrato sui riesami scientifici del passato, la difesa di Alberto Stasi sposta il focus su materiale del tutto inedito, che va oltre la nota traccia biologica rinvenuta sui pedali della bicicletta bordeaux.
L’annuncio è arrivato a Omnibus, su La7. L’avvocata Giada Bocellari, che assiste Stasi insieme al collega Antonio De Rensis, ha confermato l’esistenza di ulteriori atti difensivi. Tra questi, ha precisato, ve n’è uno destinato a “fare particolare scalpore”, chiarendo un punto essenziale: non riguarda in alcun modo le indagini svolte nel 2007. Questo perimetro temporale e oggettivo indica la volontà della difesa di fondare l’istanza di revisione su documenti ed evidenze autonome rispetto agli accertamenti dell’epoca. L’obiettivo dichiarato resta quello di scardinare la condanna definitiva a 16 anni di reclusione inflitta a Stasi e confermata dalla Corte di Cassazione il 12 dicembre 2015, dopo le due iniziali assoluzioni del 2009 e del 2011.
L’ipotesi di un elemento “oltre il Dna” si intreccia, senza coincidere, con la discussione riapertasi sui reperti biologici della bicicletta. Le più recenti ricostruzioni documentali hanno rilevato che, dopo un primo esame del 19 settembre 2007 attribuito a Chiara Poggi, le due repliche del 20 settembre diedero esito negativo e non furono incluse nelle relazioni consegnate ai magistrati dell’epoca.
Su questo punto le interpretazioni divergono. Per i consulenti della difesa, Ugo Ricci e Pasquale Linarello, le due controanalisi nulle indeboliscono la tenuta probatoria del primo risultato; per i genetisti della Procura di Pavia, Carlo Previderè e Pierangela Grignani, l’attribuzione iniziale a Chiara resta affidabile, pur riconoscendo l’opportunità di approfondire le ragioni della difformità. Sullo sfondo, la polemica tra Marzio Capra, consulente della famiglia Poggi, e gli ex esperti di Stasi, Francesco Maria Avato e Matteo Fabbri, in merito all’effettiva conoscenza, nel 2007, degli esiti poi rimasti fuori dalle relazioni ufficiali.