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Celebrazioni

Mattarella ad Assisi tuona contro le guerre: «In alcune parti del mondo si torna a benedire le armi»

Nell’ottocentenario della morte del santo, istituzioni e comunità francescana si incontrano intorno a un rito che rappresenta tutta l’Italia

04 Ottobre 2026, 12:15

12:20

Mattarella ad Assisi: San Francesco torna festa nazionale nell’anno degli 800 anni

Il presidente Mattarella ad Assisi per le celebrazioni di San Francesco

Ottocento anni dopo la morte di Francesco, Assisi riunisce la preghiera dei fedeli e la rappresentanza della Repubblica. Sergio Mattarella è arrivato nella città umbra per le celebrazioni del patrono d’Italia, in un 4 ottobre che nel 2026 torna a essere festa nazionale. La visita si inserisce nell’anniversario che dà alla giornata un significato ulteriore, tra memoria religiosa e partecipazione civile. 

Ad accogliere il capo dello Stato sono stati il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti, insieme alla Giunta, e il sindaco di Assisi Valter Stoppini. Con loro il custode del Sacro Convento, fra Marco Moroni. La presenza del presidente accompagna una ricorrenza che quest’anno unisce la celebrazione religiosa a un nuovo riconoscimento nel calendario civile. 

L'INTERVENTO DI MATTARELLA

«La sua povertà, così cercata e desiderata, fu rottura concreta con l’idolatria del denaro; la sua umiltà non aveva nulla di ingenuo, nasceva da una sete esigente di verità; la sua obbedienza non fu remissività, ma una faticosa, ponderata ricerca delle ragioni superiori dell’unità del popolo cristiano e della Chiesa. Ricordare, oggi, l'insegnamento di Francesco al mondo contemporaneo vuol dire porre in luce alcuni fondamenti decisamente attuali anch’essi della sua predicazione: la dignità di ogni persona, il rispetto del Creato, la pace», ha detto il presidente della Repubblica. «In questi tempi segnati da guerre insensate e crudeli, da «tanta violenza, manipolazione, arroganza», come ha detto, giorni fa, Leone XIV, l’auspicio è che il sole di Francesco possa illuminare il mondo, convertire le menti indurite dall’odio, indicare la via della pace, della speranza, della serena, fraterna convivenza», ha affermato ancora Mattarella.

Oggi terribili conflitti insanguinano tante parti del mondo, e addirittura da alcune parti si tornano a benedire le armi e a porre gli eserciti sotto insegne religiose: Francesco ci insegna che non c'è colpa maggiore di quella di uccidere altri uomini in nome di Dio. Non renderemmo giustizia al santo di Assisi se la sua figura fosse esaurita in quella di un ecologista, pacifista e operatore caritatevole ante litteram». 

 «I caratteri della società italiana ne hanno tratto un segno profondo e non possono prescindere dalla sua lezione: ne è conferma la proclamazione a santo patrono che, al contempo, esprime invito e impegno alla coerenza». «La sua personalità, così umile e, insieme, così vigorosa, ha operato conversioni, orientato scelte di vita, suscitato attenzione e affetto, ispirato artisti e poeti, comunità. E continua a esercitare - ha detto ancora - un fortissimo ascendente su milioni di persone, particolarmente tra i giovani».

Che cosa cambia con la festa nazionale

Il passaggio normativo è preciso: la legge 8 ottobre 2025, n. 151, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 10 ottobre 2025, ha istituito la festa nazionale di San Francesco d’Assisi. Il provvedimento è entrato in vigore il 1° gennaio 2026. Quella di oggi è dunque la prima ricorrenza celebrata con il nuovo riconoscimento, non una disposizione ancora in attesa di applicazione. 

Quest’anno il 4 ottobre cade di domenica: la novità normativa coincide quindi con una giornata già festiva. È una distinzione utile per comprendere il cambiamento senza confondere il valore della ricorrenza con un giorno aggiuntivo di pausa nel calendario del 2026. Il riconoscimento nazionale è già operativo, indipendentemente dal giorno della settimana in cui cade la festa. 

Il titolo di patrono d’Italia ha invece una storia distinta. Fu Pio XII, con il breve pontificio del 18 giugno 1939, a proclamare Francesco d’Assisi e Caterina da Siena patroni primari d’Italia. Il documento riguarda il loro riconoscimento ecclesiale e le celebrazioni liturgiche: non va sovrapposto alla legge che oggi disciplina la festa nazionale. Ad Assisi questi due piani, religioso e civile, si incontrano senza perdere la propria specificità. 

Una lampada per rappresentare il Paese

Al centro delle celebrazioni resta un gesto concreto: l’offerta dell’olio che alimenta la Lampada votiva dei Comuni d’Italia, presso la tomba di Francesco. La tradizione prevede che una Regione italiana, a turno, porti ad Assisi l’olio per la lampada. Non è soltanto un elemento del cerimoniale: nel rito religioso la luce esprime la devozione al santo e accompagna la preghiera dei fedeli.

Per l’ottocentenario il programma assume una forma particolare. L’olio è offerto dall’Umbria e l’accensione è affidata, per la prima volta, al sindaco di Assisi, Stoppini, a nome dei Comuni italiani. La celebrazione eucaristica nella Basilica superiore è presieduta dal cardinale Matteo Maria Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza episcopale italiana. Il gesto della città ospitante vuole così rappresentare l’intero Paese, non soltanto il territorio umbro. 

Presentando le celebrazioni, Zuppi ha collegato il rito a un impegno per la pace da costruire attraverso pazienza, dialogo e giustizia. Anche il vescovo di Assisi, monsignor Felice Accrocca, ha richiamato l’attualità di Francesco come testimone disarmato, contrapponendo la forza del diritto alla pretesa di risolvere le controversie con la forza. È questa la chiave proposta dagli organizzatori: non fermarsi alla memoria, ma interrogare le scelte del presente. 

Il centenario tra preghiera e presenza istituzionale

La festa del 4 ottobre è preceduta ogni anno dalla celebrazione del Transito, il 3 ottobre, nella Basilica di Santa Maria degli Angeli: la memoria del passaggio di Francesco dalla vita alla morte. Le due giornate hanno dunque significati collegati ma distinti. Il Transito concentra l’attenzione sull’ultimo tratto della sua vicenda; la festa del patrono raccoglie la comunità ecclesiale e le rappresentanze civili intorno alla sua eredità. 

Nell’edizione 2026 il coinvolgimento si estende ai presidenti di Regione, ai sindaci dei capoluoghi regionali e agli ambasciatori dei Paesi accreditati presso la Repubblica italiana. La partecipazione diplomatica affianca quella nazionale, sottolineando la dimensione internazionale attribuita al messaggio francescano. Per il governo è presente Mantovano, delegato a rappresentarlo nelle celebrazioni. 

Per i pellegrini, il Sacro Convento ha comunicato che le prenotazioni per seguire le celebrazioni sui maxischermi nelle piazze della Basilica sono chiuse, essendo stato raggiunto il limite dei posti disponibili. Resta previsto l’accesso alla cripta il 4 ottobre dalle 6 alle 18.30, nei limiti della capienza. Sono disponibili anche le trasmissioni sui canali digitali ufficiali della Basilica. Sono indicazioni importanti in una giornata nella quale la partecipazione alla festa deve conciliarsi con gli spazi del santuario e con le esigenze di sicurezza.