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IL DELITTO DI GARLASCO

I genitori di Chiara Poggi a Verissimo: «Per noi il colpevole è Stasi. Se la Procura ne indicherà un altro, ne prenderemo atto»

Giuseppe e Rita Poggi, intervistati da Silvia Toffanin su Canale 5: «Sul caso troppo circo mediatico, di nostra figlia si è parlato poco»

04 Ottobre 2026, 18:05

19:09

I genitori di Chiara Poggi a Verissimo: «Per noi il colpevole è Stasi. Se la Procura ne indicherà un altro, ne prenderemo atto»

«A noi la giustizia ha dato un colpevole, per noi è Stasi. Se questa nuova indagine, questa procura ci darà un nuovo colpevole, ne prendiamo atto». Giuseppe e Rita Poggi, i genitori di Chiara, uccisa a Garlasco nel 2007, rompono il silenzio in tv a Verissimo, su Canale 5, e ribadiscono la loro posizione sulla condanna di Alberto Stasi, mentre la procura continua a indagare sul caso.

«Cinque processi, otto anni»

«Abbiamo fatto cinque processi, otto anni di processi, e sono lunghi», ha spiegato Giuseppe Poggi. «Non è che ci intestardiamo. Se la giustizia ci darà un nuovo colpevole, ne prenderemo atto». Ma, ha aggiunto, «non è che perché una procura fa un'indagine, allora si accende la lampadina e uno cambia idea».

Sulla stessa linea la moglie: «Per noi vale la sentenza dello Stato italiano. Ci sono stati cinque processi, ci sono stati ricorsi: fino a quando la giustizia non dirà un altro nome, per noi il colpevole è Stasi. Quando la giustizia italiana dirà qualcos'altro, ne prendiamo atto».

«Un circo mediatico, di Chiara si è parlato troppo poco»

I Poggi hanno spiegato di aver scelto di partecipare alla trasmissione soprattutto per ricordare la figlia. «Siamo venuti anche solo per parlare di Chiara, proprio perché in questo anno e mezzo di Chiara si è parlato troppo poco», hanno detto.

Per il padre, la seconda inchiesta è stata «anche peggio della prima», che non aveva conosciuto lo stesso clamore: «Non è stata come questa, diventata un circo mediatico». In questo anno e mezzo, ha ricordato, ci sono state trasmissioni dedicate al caso «tutti i giorni», tanto che «sembrava che in Italia ci fosse solo Garlasco». Di fronte a tutto questo, la famiglia ha scelto il silenzio: «Non abbiamo mai parlato perché era meglio lasciare fare le cose che devono essere fatte». Giuseppe Poggi ha precisato di non voler commentare nel merito la nuova inchiesta.

«Volere o non volere, sei sempre dentro il circo mediatico. In questo anno e mezzo me l’hanno messa in un angolo, senza mai parlare di Chiara» e in questo «circo mediatico» sembrava come «se fosse lei la colpevole», ha spiegato Giuseppe Poggi.

La stanchezza di Rita e l'assedio dei giornalisti

Più personale lo sfogo della madre. «In uno di questi ultimi giorni ho contato sette trasmissioni televisive che parlavano di questo caso. Mio marito segue di più, io meno: non ce la faccio, sono stanca e non posso continuare così». E ancora: «Sembra che esista solo Garlasco come notizia». Rita Poggi ha ricordato che il Comune ha dovuto vietare l'ingresso ai non residenti nella strada della famiglia per evitare l'assedio dei giornalisti.

«Hanno sporcato» la sia memoria ha aggiunto la mamma Rita. «Certe cose la procura di Pavia poteva smorzarle, perché quella che un po' ci ha fatto rimanere, non dico male, ma star male un’altra volta è quando un settimanale dice che Marco Poggi è tornato a Garlasco di notte a uccidere tua sorella. Questa cosa è un’altra pugnalata» hanno aggiunto. «Non tanto per noi, ma tanto anche per Marco, che non è più un ragazzo» ma tutto questo «non è facile da reggere».

«Marco - ha aggiunto Rita - ha forse ha sofferto più di noi perché in questa vicenda ha sofferto da solo per lui, ma anche per noi, perché ci vedeva soffrire e quindi soffriva».

I dolorosi attacchi sui social

«Siamo stati attaccati molto sui social. Ci è spiaciuto che, oltre ad attaccare noi, hanno attaccato anche i nostri avvocati. i nostri consulenti, coinvolgendo anche le loro famiglie e non è giusto perché loro hanno dato l’anima per noi», ha tenuto a dire Rita Poggi. «Per loro Chiara era una figlia e mi ha fatto molto male. Io li ringrazio. Cioè per me fanno parte della mia famiglia. Io voglio ringraziarli per tutto quello che hanno fatto e che stanno facendo ancora. E sopportando», ha aggiunto. 

Le intercettazioni

Si sono sentiti «umiliati» dalle intercettazioni rese pubbliche i genitori di Chiara Poggi. «Diciannove anni fa, quando è successo il fatto, magari adesso che ci intercettano mi sembrava una cosa non giusta. Qualcuno dice che la procura lo può fare, ma poi non è il problema tanto delle intercettazioni» quanto del fatto che «le trasmettono».

«In casa mia con mia moglie e mio figlio parlo e dico quello che voglio, non è che vado in tv o ai giornali a raccontare un fatto che lo leggono lo sentono gli italiani. Invece hanno trasmesso delle intercettazioni che ci sono state tra noi e nostro figlio. Lui abita lontano, alla sera ci sentiamo, mica posso tutte le sere chiedergli solo cosa hai mangiato a pranzo, a che ora ti sei alzato stamattina, cosa hai fatto ieri sera - ha spiegato Rita -. Soprattutto in questo periodo a volte si parla anche di quello che vi è accaduto, è normale». E quindi «ci ha dato fastidio» che «vengano trasmesse in tv e vengano riportate dai giornali. Ma a che pro? Mi chiedo, a che pro?». «Ci siamo sentiti umiliati», ha aggiunto.

Sempio a casa Poggi

«Lo so che quello che dico poi sarà nei prossimi giorni ripreso da qualcuno - ha detto ancora Goiuseppe Poggi -. Io Sempio a casa mia non l’ho mai visto, anche se mio figlio mi diceva che veniva due o tre volte alla settimana, ma io andavo via la mattina alle 7 e tornavo alla sera alle 6 e mezza e io non l’ho mai visto in casa mia». 

La madre Rita ha detto che invece lei lo incontrava. «Sì. Io lo vedevo, lui no, perché lui tornava verso le sei e mezza di sera, io tornavo verso le cinque e quindi mi capitava di vederlo. Certo, soprattutto quell'estate lì, avevano finito di studiare, avevano dato gli esami, quindi forse erano più rilassati e venivano, ma niente, era un ragazzo normale. Poi di sera ne uscivano».

Il risarcimento

Spazio anche al tema del risarcimento. Il padre di Chiara ha spiegato che esiste «un conto corrente intestato a tutti e tre», sul quale Alberto Stasi versa «i due quinti di quello che prende andando a lavorare». Quei soldi, ha concluso, «sono là sul conto»: restituirli, dunque, «non sarà un problema».

L'incontro con gli Stasi

«Non è il momento di incontrarci». Così hanno risposto i genitori di Chiara  alla domanda se fosse vero che non vogliono incontrare la mamma di Alberto Stasi, Elisabetta. E anche Alberto se per strada lo incontro «non so se son contento. Non credo - ha aggiunto Giuseppe Poggi - Non posso prevedere il futuro». Lui, hanno spiegato, non ci ha mai cercato.

«All’inizio noi gli credevamo ma man mano sono andate avanti le indagini» hanno aggiunto e «quando è andato in carcere - la mamma di Chiara - abbiamo interrotto i rapporti per opportunità».