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Le proteste

Spagna, il tintinnio delle chiavi accompagna il "ritiro spirituale" di Sánchez: tra gli scenari il voto del 29 novembre

Il primo ministro ha trascorso il fine settimana a consultare ministri e dirigenti socialisti, lasciando il Paese iberico con il fiato sospeso per la sua decisione: scioglierà le Camere o no?

04 Ottobre 2026, 22:15

22:20

Spagna, il tintinnio delle chiavi accompagna il "ritiro spirituale" di Sánchez: tra gli scenari il voto del 29 novembre

È il silenzio più rumoroso della politica spagnola. Pedro Sánchez ha trascorso il fine settimana a consultare ministri e dirigenti socialisti, mentre nelle piazze di Bilbao, Salamanca, Oviedo il tintinnio delle chiavi — il suono simbolico della protesta per gli sfratti e l’emergenza abitativa — accompagna la richiesta di nuove misure e, sempre più, di uno sciopero generale. Dopo la bocciatura al Congresso dei due decreti sulla casa, il premier potrebbe annunciare domani lo scioglimento delle Camere e portare la Spagna alle urne il 29 novembre, sull'onda lunga delle mobilitazioni.

La decisione, ancora formalmente riservata, sarebbe già stata presa oggi, al termine di un fine settimana di riflessione, nel quale Sánchez ha misurato non soltanto gli umori del suo partito, ma anche la temperatura delle piazze. Non è la prima volta che il leader socialista lascia il Paese in un clima di suspence. Già nell’aprile 2024 si prese una pausa di cinque giorni per valutare le dimissioni dopo l’incriminazione della moglie Begona Gomez. Per poi restare al suo posto.

Nel Psoe, secondo El Pais, la maggioranza spingerebbe per il voto immediato, per sfruttare «l'opportunità» rappresentata dall’indignazione della piazza, che il governo condivide. Il ragionamento è semplice: se Junts, il partito di Carles Puigdemont, ha fatto saltare anche i decreti invocati da milioni di spagnoli, diventa difficile immaginare un anno fino alla fine legislatura con una nuova legge di bilancio. E la piazza offre al Psoe la possibilità di trasformare la sconfitta politica in un’accusa contro le destre e contro gli indipendentisti di Junts. «Ora c'è un’opportunità», è il ragionamento che circola nel partito. La posta è alta. Il Pp non aspetta altro. Alberto Núñez Feijóo sostiene che la Spagna ha «il diritto di decidere subito perché il Paese non regge più».

A sinistra, invece, il quadro è meno lineare. I cinque ministri e i dirigenti di Sumar - che associa Movimiento Sumar, Mas Madrid, Izquierda Unida e Comuns - si sono riuniti oggi annunciando che il prossimo 17 ottobre presenteranno la candidatura del Frente Amplio per le prossime elezioni. Podemos, che non si è ancora espresso sulla lista unitaria, chiede l'opposto. La segretaria Ione Belarra ha avvertito anche oggi che «la gente non vuole elezioni, vuole soluzioni».

La campagna potrebbe trasformare la crisi della casa in una battaglia elettorale, prima che l’opposizione possa dettare la narrazione, centrata sulla crisi migratoria di Ceuta e i processi per presunta corruzione di alti dirigenti del Psoe e quello all’orizzonte per Begona Gomez, la moglie del premier, davanti a una giuria popolare.

Il secondo scenario è resistere e rinviare il voto. Sánchez potrebbe tentare di ricostruire una maggioranza parlamentare, soprattutto riaprendo il negoziato con Junts. I catalani hanno lasciato intendere che «c'è ancora tempo» e aspettano il pronunciamento martedì della Corte costituzionale sul via libera all’amnistia per Carles Puigdemont, che aprirebbe la strada a un suo ritorno «trionfale» in patria.

Ma c'è anche una terza ipotesi, una soluzione machiavellica. Secondo una ricostruzione rilanciata oggi da El Independiente, Sánchez potrebbe convocare comunque le elezioni e, contemporaneamente, varare un nuovo decreto sulla casa. Con le Camere sciolte, la convalida passerebbe all’organo che sostituisce il plenum nella vacatio di governo e potrebbe consentire al governo di ottenere una maggioranza su un testo riformulato anche senza Junts: così Sánchez si presenterebbe contemporaneamente come il premier che convoca gli spagnoli alle urne e che, fino all’ultimo giorno, tenta di dare una risposta alla crisi abitativa. È una via stretta ma potrebbe essere quella d’uscita.

(di Paola Del Vecchio)