Aggiungi La Sicilia come fonte preferita English Version Translated by Ai
5 ottobre 2026 - Aggiornato alle 05:01
Aggiungi La Sicilia come fonte preferita su Google
×
☰

GLI SCONTRI

Scuole dopo le violenze: come funziona il piano francese per (provare a) riaprire i licei in sicurezza

Ripresa da oggi solo dove le condizioni lo consentono: chi decide, quali misure sono già previste e perché non esiste una data unica per il ritorno alla normalità

05 Ottobre 2026, 05:01

05:10

Scuole dopo le violenze: come funziona il piano francese per riaprire i licei in sicurezza

Francia, scuola ancora in tilt: 500 licei chiusi dopo protesta violenta

Un liceo può essere pronto a riaprire senza essere pronto ad accogliere tutti. È il nodo della ripartenza francese dopo le violenze: oggi tra 400 e 500 istituti potrebbero mantenere sospese, in tutto o in parte, le lezioni, mentre il governo chiede di riprendere dove sia possibile farlo in sicurezza. La differenza si decide scuola per scuola, tra condizioni dei locali, protezione del personale e organizzazione della didattica.

La ripartenza annunciata dal governo francese ha una condizione precisa: le lezioni devono ricominciare dove la sicurezza delle persone e lo stato degli edifici lo consentono. Non è quindi un ordine di riapertura indiscriminata. Nella lettera inviata ai ministri domenica 4 ottobre 2026, il premier Sébastien Lecornu indica la data di oggi, lunedì 5 ottobre, come inizio della ripresa, lasciando però decisivo il quadro di ciascun istituto. Per comprendere il piano occorre separare tre livelli: la gestione immediata dell’emergenza, le responsabilità previste dalle norme e gli interventi sul sistema scolastico.

Che cosa significa davvero «400-500 licei chiusi»

Il ministro dell’Istruzione Édouard Geffray prevede che oggi le attività possano restare sospese, totalmente o parzialmente, in 400-500 licei. Un numero simile a quello registrato venerdì 2 ottobre, ma accompagnato dall’annuncio di una ripresa progressiva. Il bilancio comunicato dal ministro comprende 24 istituti incendiati o devastati e 78 membri del personale scolastico feriti dall’inizio degli eventi. Sono dati attribuiti al ministero, non una ricognizione tecnica pubblica sullo stato di ogni edificio.

La distinzione è importante: le centinaia di sospensioni non corrispondono ad altrettante scuole incendiate. Possono riguardare situazioni nelle quali mancano condizioni sufficienti per accogliere studenti e lavoratori, anche senza una devastazione dell’intero complesso. Secondo le dichiarazioni di Geffray riportate da Europe 1 con AFP, le chiusure sono state motivate sia dall’insufficiente sicurezza materiale sia da attacchi diretti contro il personale. La riapertura, di conseguenza, non può dipendere soltanto dalla conclusione delle riparazioni.

Anche la formula «ripresa parziale» va letta senza attribuirle dettagli non annunciati. Geffray descrive un ritorno graduale alle lezioni, ma le informazioni disponibili non stabiliscono una percentuale nazionale di studenti da far rientrare, turnazioni obbligatorie o una data unica per recuperare la piena attività. Il quadro è quello di una ripartenza differenziata, non di un calendario identico per tutti i licei.

Chi può sospendere le lezioni

Nei licei pubblici francesi il dirigente scolastico, il proviseur, ha responsabilità definite dal Codice dell’istruzione. L’articolo R421-10 gli affida la sicurezza delle persone e dei beni, l’igiene e la salubrità dell’istituto, in collegamento con le autorità amministrative competenti. È inoltre responsabile dell’ordine interno. Questo significa che la valutazione delle condizioni di funzionamento della scuola non è soltanto una scelta organizzativa: rientra nei suoi doveri istituzionali.

L’articolo R421-12 disciplina le situazioni urgenti. In presenza di gravi difficoltà di funzionamento, e in particolare di minacce o azioni contro l’ordine nei locali scolastici, il dirigente può vietare l’accesso e sospendere insegnamenti o altre attività. Deve informare il consiglio d’amministrazione e riferire le decisioni al rettore dell’académie, al sindaco, al presidente della collettività territoriale competente e al rappresentante dello Stato nel dipartimento. La sospensione è quindi inserita in una catena di responsabilità, non lasciata senza interlocutori.

Da queste norme emerge il ruolo centrale del dirigente nella gestione dell’urgenza. Non ne deriva, però, che possa risolvere da solo ogni problema necessario alla riapertura: sicurezza esterna, lavori sugli edifici e organizzazione degli insegnamenti coinvolgono soggetti diversi. La disposizione del premier deve essere letta insieme a questo assetto, senza trasformarla in un automatismo capace di cancellare le valutazioni locali.

Edifici e sicurezza: perché servono anche regioni e prefetture

Per gli immobili dei licei pubblici, il riferimento è l’articolo L214-6 del Codice dell’istruzione. La regione ha in carico costruzione, ricostruzione, ampliamenti, grandi riparazioni, attrezzature e funzionamento degli istituti, nei termini previsti dalla norma. Quando il problema è materiale, il ritorno in classe richiede dunque il coinvolgimento dell’amministrazione responsabile degli edifici. Il ministero non sostituisce con una direttiva nazionale questa competenza territoriale.

È su questo terreno che si colloca la riunione in videoconferenza convocata con i presidenti delle regioni per martedì 6 ottobre: individuare le urgenze, precisare chi interviene e definire un calendario. La convocazione non equivale a una promessa di completare tutti i lavori entro quella giornata. Serve invece a collegare il problema di ogni edificio a un responsabile e a tempi d’intervento, distinguendo ciò che consente una ripresa ravvicinata da ciò che richiede soluzioni più lunghe.

La protezione degli accessi appartiene a un altro versante. Le indicazioni generali del ministero prevedono controlli delle persone e dei veicoli, sorveglianza interna e degli spazi circostanti, eventuale limitazione dei flussi e rafforzamento delle comunicazioni d’allerta. Le misure vanno adattate a ciascuna scuola e attuate con le autorità locali. Sono strumenti già esistenti: non vanno presentati come nuove disposizioni introdotte tutte dalla lettera di Lecornu.

Lo stesso quadro ministeriale contempla referenti per la sicurezza, cellule di crisi accademiche e dipartimentali e collegamenti con le prefetture. Polizia e gendarmeria dispongono di corrispondenti dedicati alla sicurezza scolastica. La distinzione operativa è essenziale: rendere utilizzabili le aule e proteggere l’arrivo degli studenti sono attività connesse, ma non coincidenti. Le misure generali non costituiscono, da sole, una conferma che ogni liceo interessato abbia già ricevuto il medesimo dispositivo di protezione.

Come continuano le lezioni se il rientro è incompleto

La chiusura fisica non dovrebbe tradursi automaticamente nell’interruzione degli apprendimenti. Il ministero mette a disposizione un piano di continuità pedagogica per le situazioni che richiedono chiusure o limitazioni d’accesso. Ogni scuola e istituto pubblico o privato sotto contratto deve aggiornarlo alla ripresa dell’anno scolastico, affinché sia attivabile senza ritardo in caso di necessità. È un dispositivo generale per affrontare le crisi, non un protocollo creato specificamente per questa mobilitazione.

Il piano considera sia l’insegnamento ibrido sia quello interamente a distanza. Deve tenere insieme organizzazione delle lezioni, coordinamento tra docenti, strumenti digitali, contatti delle famiglie e disponibilità delle attrezzature per gli studenti. In termini pratici, la continuità non si esaurisce nell’invio di esercizi: richiede un’organizzazione che renda comprensibile come proseguire il lavoro quando l’accesso ordinario alla scuola non è possibile.

Tra le risorse indicate da Éduscol figurano anche strumenti per le classi virtuali. La loro disponibilità dimostra che esiste un’infrastruttura utilizzabile, non che tutti i licei coinvolti abbiano già avviato le stesse attività online. Per studenti e genitori, la distinzione utile resta quella tra una misura annunciata a livello nazionale e l’organizzazione comunicata dalla propria scuola: giorni, gruppi e modalità di insegnamento devono essere ricondotti alla situazione concreta dell’istituto.

Proteggere il personale è parte della ripresa

Il bilancio dei lavoratori feriti rende impossibile ridurre la crisi ai soli danni materiali. Il piano ministeriale per la tranquillità scolastica, contenuto nella nota del 4 dicembre 2024, affianca alla sicurezza degli edifici la protezione del personale e il miglioramento del clima scolastico. È un precedente istituzionale rilevante: la ripartenza deve essere letta anche come ripristino delle condizioni nelle quali insegnanti e altri lavoratori possono svolgere le proprie mansioni.

La stessa nota assegna ai rettori e ai direttori accademici il coordinamento delle misure previste. Sicurezza materiale, prevenzione e protezione della comunità scolastica sono quindi dimensioni già integrate nell’azione amministrativa. Ciò non autorizza ad affermare che, in questa emergenza, sia stato disposto un identico percorso di assistenza in ogni scuola: le modalità effettivamente attivate devono essere documentate localmente.

I tempi del piano: rientro immediato e risposte entro ottobre

La tabella di marcia ha più scadenze, che non vanno confuse. Oggi è il punto di partenza della ripresa dove possibile. Per le assenze prolungate degli insegnanti e i posti non coperti, Lecornu chiede invece una gestione prioritaria in ogni académie, con una prima verifica indicata da Adnkronos per il 16 ottobre. Coprire le cattedre affronta un problema diverso dalla riapertura degli edifici: una scuola accessibile può comunque avere lezioni scoperte.

Un altro intervento riguarda gli orari, da esaminare anche con le autorità responsabili dei trasporti, con possibili miglioramenti al ritorno dalle vacanze di Ognissanti. Per Parcoursup, il sistema di accesso all’istruzione superiore, sono richieste proposte entro fine ottobre in vista della campagna 2027. Queste scadenze riguardano risposte alle difficoltà degli studenti: non rappresentano termini entro cui tutti i licei danneggiati saranno necessariamente tornati alla normalità.

Entro fine mese il premier vuole prime decisioni accompagnate da costi, finanziamenti e calendario. Reuters riferisce inoltre l’impegno a dare una risposta motivata alle proposte degli studenti, indicando una scadenza quando vengono accolte. È il passaggio dalla riapertura alla risposta politica: le rivendicazioni comprendono classi affollate, carenza di docenti e condizioni degli edifici, mentre le organizzazioni studentesche hanno preso le distanze dalle violenze.

La mobilitazione annunciata per martedì 6 ottobre rende ancora delicata la prima fase. TF1 riferisce nuovi appelli ai blocchi e chiusure precauzionali decise nell’ottica di attraversare quella giornata. Il calendario politico e quello scolastico restano quindi intrecciati: l’avvio della ripresa non certifica la conclusione della protesta. Per le famiglie, l’informazione decisiva sarà la comunicazione del singolo liceo sulle attività effettivamente disponibili, non il solo annuncio nazionale di riapertura.