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Elezioni

Il presidente Lula contro Flávio Bolsonaro: idee, alleanze e differenze nella sfida che decide il futuro del Brasile

Conti pubblici, lavoro e sicurezza: che cosa propongono i due favoriti e dove cercano i voti decisivi. Entro oggi si conoscerà l'esito dello scrutinio

05 Ottobre 2026, 00:04

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Lula contro Flávio Bolsonaro: idee, alleanze e differenze nella sfida per il Brasile

Elezioni presidenziali brasiliane del 2026: primo turno - risultati in diretta

Una marcia a San Paolo per Lula, una carovana di motociclette per Flávio Bolsonaro: il 3 ottobre i due favoriti hanno chiuso la campagna con immagini diverse quanto le loro offerte politiche. Il presidente uscente difende la protezione sociale; lo sfidante promette una svolta nei conti pubblici, nella sicurezza e nella giustizia.

Il primo turno delle presidenziali brasiliane del 4 ottobre 2026 ha come orario di chiusura le 17 di Brasília, riferimento unico per il Paese. Per essere eletti subito occorre superare il 50% dei voti validi, escludendo schede bianche e nulle; altrimenti i due candidati più votati si affronteranno il 25 ottobre. Il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva e il senatore Flávio Bolsonaro arrivano al voto come principali contendenti, ma i sondaggi non equivalgono al risultato delle urne.

Economia: protezione sociale o aggiustamento rapido

La differenza più concreta riguarda il ritmo del risanamento dei conti. Secondo una ricostruzione Reuters del 24 settembre, la squadra di Lula punta a migliorare gradualmente il saldo primario, cioè il bilancio pubblico al netto degli interessi, fino a un avanzo effettivo di circa 1,3% del Pil entro il 2030. La motivazione dichiarata è preservare i programmi sociali. Gli economisti vicini a Flávio Bolsonaro prospettano invece un aggiustamento pari all’1,5% del Pil in 18 mesi, sostenendo che una correzione più rapida ridurrebbe il costo del credito.

Non sono però due piani completamente trasparenti. La stessa analisi segnala che entrambi gli schieramenti evitano di precisare le misure politicamente più impopolari. Il problema condiviso è la crescita delle spese obbligatorie, soprattutto pensioni e prestazioni sociali, che restringe lo spazio per gli investimenti. La distanza tra i candidati riguarda dunque anche chi dovrebbe sostenere il costo della correzione, questione ancora non chiarita fino in fondo.

Lula può presentare agli elettori anche misure già operative, non soltanto promesse. La legge del 26 novembre 2025 ha introdotto, da gennaio 2026, una riduzione dell’imposta sul reddito che azzera il prelievo mensile sui redditi imponibili fino a 5.000 reais, con uno sconto decrescente fino a 7.350 reais. È un elemento concreto del suo messaggio redistributivo, da distinguere dagli impegni per il prossimo mandato.

Lavoro, sicurezza e giustizia: le promesse che dividono

Sul lavoro, Lula propone di passare dalla settimana di sei giorni a quella di cinque, affiancando questa promessa alla continuità delle politiche sociali e ambientali. Il suo approccio alla criminalità organizzata insiste sull’aggressione alle risorse finanziarie delle reti criminali. Flávio Bolsonaro privilegia invece l’inasprimento penale, con proposte che comprendono nuovi posti nelle carceri e un abbassamento dell’età della responsabilità penale per i reati gravi.

La contrapposizione investe anche le istituzioni. Il programma di 76 pagine di Bolsonaro, presentato il 13 agosto, prevede una revisione delle regole fiscali e una riforma della giustizia che toglierebbe al Supremo Tribunal Federal la competenza penale sui parlamentari. Non è quindi soltanto una candidatura per cambiare la politica economica: propone di modificare anche un segmento rilevante dell’assetto giudiziario.

Partiti, alleati e peso della famiglia Bolsonaro

Lula corre con il Partito dei lavoratori, PT, mentre Flávio rappresenta il Partito liberale, PL. Al suo fianco, come candidato vicepresidente, c’è Alfredo Gaspar, presentato il 5 agosto. Resta centrale il legame con il padre Jair: nell’ultima giornata di campagna Flávio è stato fotografato con un cartello che ne mostrava l’immagine. L’eredità familiare è dunque una componente esplicita della mobilitazione, non un semplice richiamo nel cognome.

Un altro sostegno importante viene dalle leadership evangeliche alleate del senatore. La rilevazione Quaest diffusa il 28 settembre, condotta su 2.004 persone tra il 24 e il 27 settembre, attribuiva a Flávio il 46% delle intenzioni di voto tra gli evangelici, contro il 27% di Lula. Quest’ultimo aveva però recuperato terreno: un segnale che anche una base favorevole alla destra resta contendibile.

Le basi elettorali e il problema della diffidenza

Le differenze territoriali e sociali emergono anche dalla ricerca BTG/Nexus del 18-20 settembre, su 2.006 elettori. Lula incontrava maggiore rifiuto nel Sud, tra gli uomini e tra gli evangelici; Bolsonaro tra le donne, nel Nordeste e tra le persone senza religione. Si tratta di indici di rifiuto, non di voti assegnati: indicano soprattutto dove ciascuno incontra maggiori ostacoli nell’allargare il consenso.

Nell’intero campione, il 50% dichiarava che non avrebbe votato Bolsonaro in nessun caso, contro il 49% per Lula, con una distanza dentro il margine d’errore di due punti. L’eventuale ballottaggio richiederebbe quindi a entrambi qualcosa di diverso dalla sola mobilitazione dei fedelissimi: convincere elettori che oggi diffidano di loro, oltre a rendere più precise le promesse sui conti pubblici.