giudiziaria
Omicidio di Pamela Genini, Soncin chiede scusa in aula: «Il perdono non si può pretendere»
Le dichiarazioni spontanee dell’imputato nella terza udienza a Milano
Un foglio scritto a mano, poche righe lette dal banco della difesa. Davanti alla Corte d’Assise di Milano, l’imputato Gianluca Soncin ha preso la parola per rivolgere le proprie scuse alla famiglia di Pamela Genini. Ha dichiarato di non pretendere il perdono e di voler assumere le conseguenze del dolore provocato. L’intervento è arrivato all’apertura della terza udienza del processo per l’omicidio della giovane, uccisa quasi un anno prima nella sua abitazione. Accanto ai suoi difensori, Soncin ha chiesto di poter parlare e ha letto poche righe in tono sommesso.
Il messaggio, indirizzato soprattutto ai congiunti della vittima, conteneva il riconoscimento della sofferenza causata e l’impegno ad affrontarne gli effetti. “So che il perdono non si può pretendere”, ha affermato, distinguendo la richiesta di scuse da qualsiasi aspettativa nei confronti della famiglia. Ha aggiunto di comprendere la gravità delle proprie azioni e ha richiamato il ricordo di Pamela, concludendo con l’assunzione piena delle responsabilità per il dolore arrecato. Parole che entrano nel dibattimento senza sostituire gli accertamenti rimessi alla Corte.
L’intervento si colloca nella terza udienza e ribadisce tre punti: le scuse ai Genini, il riconoscimento del peso delle proprie condotte e l’esclusione di poter esigere il perdono. Le immagini dell’appartamento Nella stessa mattinata, secondo Il Giorno, in aula sono state proiettate le fotografie dell’appartamento di via Iglesias, a Milano, scattate all’arrivo della polizia scientifica. Le immagini documentavano lo stato dei locali e i segni dell’aggressione. Le accuse e le aggravanti Soncin è imputato di omicidio pluriaggravato. Tra le circostanze contestate figurano premeditazione, crudeltà, futili motivi e la relazione affettiva. Si tratta di profili che saranno vagliati nel corso del processo: le dichiarazioni rese dall’imputato non anticipano né condizionano le valutazioni dei giudici. Proprio sulle aggravanti si è già delineata una delle principali linee di confronto tra accusa e difesa.
La ricostruzione del delitto Pamela Genini, originaria di Strozza (provincia di Bergamo), è stata uccisa la sera del 14 ottobre 2025 nell’appartamento di via Iglesias. Secondo i resoconti giudiziari, Soncin si sarebbe procurato una copia delle chiavi ed avrebbe fatto ingresso nell’abitazione. L’aggressione sarebbe iniziata sul terrazzino per poi proseguire all’interno. Le cronache d’aula parlano di 76 coltellate. Il tema del duplicato delle chiavi, affrontato anche nell’udienza di luglio, è stato ricostruito con la testimonianza del fabbro sentito dagli investigatori, che avrebbe confermato di aver realizzato il doppione.
Le scuse pronunciate in aula sono state respinte dalla madre di Pamela, Una Smirnova, tramite il suo legale Nicodemo Gentile. “Respinte al mittente. Sono parole di plastica, insignificanti che non tolgono nulla”, ha dichiarato l’avvocato. E ancora: “Sono molto tardive. Doveva accettare quelle scuse che Pamela gli faceva, quando lui la trascinava per i capelli sul balcone e lo implorava di non ucciderla. Lì si doveva fermare”.