il caso
Niente nuovi accertamenti per Bossetti: il caso Yara Gambirasio non sarà una "Garlasco 2"
I giudici di Bergamo respingono la richiesta di perizia presentata dai legali di Bossetti dopo l'allarme dei familiari della vittima su un ipotetico effetto Chiara Poggi
Si è aperto e si è chiuso rapidamente un nuovo passaggio giudiziario davanti alla Corte d’Assise di Bergamo, chiamata a pronunciarsi sulla richiesta dei legali di Massimo Bossetti di effettuare ulteriori verifiche scientifiche sui reperti biologici legati all’omicidio di Yara Gambirasio.
L’istanza è stata respinta entro quattro ore dalla fine dell’udienza, anche alla luce della ferma opposizione dei rappresentanti della famiglia della vittima. Le richieste dei difensori e il focus sul campione 31G20 Depositata nel giugno 2026 dagli avvocati Claudio Salvagni e Paolo Camporini, la domanda della difesa puntava a ottenere nuovi esami con metodologie aggiornate sugli indumenti di Yara e su altri reperti dell’indagine.
Tra i punti principali figuravano la verifica e il censimento dei campioni biologici conservati, l’accesso alla documentazione tecnica, amministrativa e di laboratorio, nonché la trasmissione in formato digitale delle profilazioni genetiche anonimizzate. L’obiettivo centrale era la rianalisi del campione contrassegnato dalla sigla 31G20, elemento cardine nella costruzione della prova del DNA che ha portato all’attribuzione del profilo di “Ignoto 1” a Massimo Bossetti.
L’iniziativa nasceva dall’esame di fotografie ad alta risoluzione realizzate dal Ris di Parma: sulla base di quelle immagini, il consulente genetista della difesa, Marzio Capra, aveva ipotizzato la presenza di componenti del liquido seminale su giubbotto e felpa della vittima, laddove gli accertamenti ufficiali dell’epoca avevano dato esito negativo.
Nel corso dell’udienza del 5 ottobre 2026, durata circa due ore alla presenza del pubblico ministero Letizia Ruggeri, gli avvocati Enrico Pelillo e Andrea Pezzotta — in rappresentanza di Maura Panarese e Fulvio Gambirasio — si sono espressi con decisione contro la riapertura delle analisi. All’uscita dall’aula, i legali di parte civile hanno sintetizzato la loro posizione spiegando di voler evitare “a ogni costo un ‘Garlasco 2’”. Secondo la parte civile, l’eventuale rinvenimento di ulteriori tracce sugli abiti non inciderebbe sul valore delle prove che hanno condotto alla condanna.
Contestualmente, i rappresentanti dei genitori di Yara hanno chiesto di poter visionare la stessa documentazione consultata dai consulenti della difesa. La decisione dei giudici e il contesto processuale Dopo una breve fase di riserva, la Corte d’Assise ha comunicato il rigetto dell’istanza. Il pronunciamento non modifica il quadro cristallizzato dalla sentenza del 12 ottobre 2018, quando la Corte di Cassazione ha confermato l’ergastolo per Massimo Bossetti. L’iniziativa dei difensori era concepita come passaggio preliminare a un’eventuale istanza di revisione del processo.