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l'inchiesta

Garlasco, il dossier dimenticato al Ris: la Procura di Pavia apre il caso della perizia senza autore

Tra verbali riletti e distruzione degli eluiti nel 2016, la nuova inchiesta cerca chiarezza sui metodi e sui verbali dell'epoca

06 Ottobre 2026, 10:48

10:50

Garlasco, il dossier dimenticato al Ris: la Procura di Pavia apre il caso della perizia senza autore

A quasi vent’anni dall’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto 2007 nella villetta di Garlasco, l’inchiesta giudiziaria conosce un nuovo, enigmatico sviluppo. Tra la documentazione custodita nei laboratori del Ris di Parma e acquisita dalla Procura di Pavia il 10 settembre 2026, è emersa una relazione di tredici pagine, redatta al computer e interamente dedicata alla valutazione psicologica di Alberto Stasi.

A colpire gli inquirenti non è solo il severo giudizio personologico contenuto nel testo, ma soprattutto la sua anomalia formale: il dossier è privo di firma e data. Nell’intestazione compare il nome della psicologa e criminologa clinica Alessandra Bramante, che tuttavia, il 5 ottobre 2026, ha smentito con decisione di aver mai redatto un profilo su Stasi, ribadendo che ogni sua consulenza reca sempre sottoscrizione e data.

L’attività in corso non mira a validare sul piano scientifico le opinioni espresse, bensì a ricostruire la genesi del fascicolo, verificare l’eventuale esistenza di un incarico ufficiale e comprendere perché quelle pagine non siano mai state depositate agli atti né messe a disposizione delle parti nel procedimento originario. Secondo le ricostruzioni di ANSA e Adnkronos, il documento presenta una struttura definita: un primo segmento consiste in una griglia informatica che mette a confronto diretto le dichiarazioni rese da Stasi con osservazioni critiche dell’estensore; seguono diciassette annotazioni dettagliate, che includono anche l’analisi della telefonata al 118 effettuata dall’ex studente subito dopo il rinvenimento del corpo della fidanzata.

Le fonti utilizzate risalgono alle prime battute delle indagini: i verbali degli interrogatori del 13, 17 e 22 agosto 2007. Nei primi due, Stasi fu ascoltato come persona informata sui fatti; il 22 agosto si presentò spontaneamente, assistito dal difensore, in qualità di indagato. Rileggendo le parole pronunciate allora, l’autore anonimo delinea un profilo marcatamente negativo, attribuendo a Stasi freddezza emotiva, apparenti contraddizioni, tratti narcisistici, spiccata capacità manipolatoria e un controllo esasperato delle risposte. Come sottolineano investigatori ed esperti di procedura, tali qualificazioni restano valutazioni soggettive e non configurano diagnosi cliniche né elementi di prova. Il nodo principale riguarda la tracciabilità del fascicolo.

Dalle verifiche sinora svolte non emergerebbe alcun incarico conferito all’epoca da Rosa Muscio, il pubblico ministero che guidò la prima fase delle indagini sul delitto. La presenza, in intestazione, di un nome, un indirizzo professionale e i contatti di studio, in assenza di firma autografa, impone di chiarire se si tratti di una bozza informale, di un elaborato preparatorio mai completato o di un lavoro privo di autorizzazione. La smentita di Alessandra Bramante, rilanciata dalla trasmissione televisiva “Ore 14” e dalla stampa nazionale, aggiunge ulteriore incertezza. Restano inoltre da chiarire i profili relativi all’eventuale accesso a verbali coperti da segreto o riservati, in mancanza di una nomina formale.

Ricostruire come quelle schede siano state redatte e perché siano state conservate presso il Ris di Parma è, dunque, passaggio cruciale per appurare possibili irregolarità nella gestione degli atti investigativi. L’approfondimento della Procura pavese non si limita all’individuazione dell’autore delle tredici pagine. I magistrati intendono sentire l’ex pm Rosa Muscio come persona informata sui fatti: una deposizione utile a chiarire non solo l’eventuale conoscenza della relazione anonima, ma anche la gestione di altre fasi delicate, tra cui le informazioni sulle analisi dei pedali della bicicletta di Alberto Stasi.

Su questo fronte, c'è la vicenda di due controanalisi dall’esito negativo che non sarebbero state illustrate ai consulenti della difesa. Parallelamente, è tornata d’attualità la questione dello smaltimento degli eluiti, ossia le soluzioni liquide generate dalla lavorazione dei campioni biologici, in particolare i prelievi sull’intonaco della villetta e sui frammenti delle unghie di Chiara Poggi. Tali estratti sarebbero stati eliminati nel settembre 2016. Il Ris di Parma ha replicato precisando che gli eluiti sono scarti intermedi di laboratorio e non reperti originari; la loro distruzione, avvenuta regolarmente nella seconda metà di settembre 2016, all’esito del giudizio definitivo, sarebbe stata eseguita insieme a provette di numerosi altri procedimenti secondo protocolli standard, senza necessità di un verbale specifico. Spetterà alla magistratura valutare la conformità di tali procedure alle determinazioni dell’autorità giudiziaria sulla conservazione dei reperti.

Chiara Poggi fu uccisa il 13 agosto 2007 e, dopo un iter processuale complesso, Alberto Stasi è stato condannato a 16 anni dalla Corte d’appello bis il 17 dicembre 2014, con verdetto divenuto definitivo in Cassazione il 12 dicembre 2015. Nelle motivazioni depositate nel giugno 2016, la Suprema Corte ha affermato che la condanna si fonda su un solido mosaico di indizi convergenti, osservando come, pur a fronte di alcune superficialità nelle primissime fasi d’indagine, il quadro probatorio complessivo abbia retto al vaglio di legittimità. I recenti accertamenti sul documento privo di firma si collocano nella cornice di una più ampia inchiesta su Andrea Sempio, per la quale è stata preannunciata la chiusura delle indagini e la possibile richiesta di rinvio a giudizio.