La sentenza
Diritto all'oblio, battuta d'arresto per Google a Milano: «Dovrà spiegare perché rifiuta di cancellare i dati personali dal motore di ricerca»
Il Tribunale di Milano ha accolto l'azione inibitoria collettiva promossa da esponenti dell'associazione Algopolio contro Big G
Una decisione destinata a fare da apripista e a tracciare una nuova rotta nell'applicazione delle norme europee sulla tutela della privacy. Entro il 15 novembre, Google dovrà modificare radicalmente le proprie procedure interne per la gestione delle richieste di deindicizzazione dal motore di ricerca e, soprattutto, sarà tenuta a motivare in modo dettagliato ciascun eventuale rifiuto opposto agli utenti che chiedono di cancellare dai risultati di ricerca link ed estratti di notizie datate o lesive della propria reputazione. A stabilirlo è stato il Tribunale di Milano, che ha accolto con un'ordinanza l'azione inibitoria collettiva promossa da alcuni membri dell'associazione Algopolio contro i tre rami del colosso tecnologico: Google LLC, Google Ireland Limited e Google Italy S.r.l.
Al centro dello scontro giudiziario c'è il corretto adempimento degli articoli 17 e 21 del Regolamento Generale sulla Protezione dei Dati (GDPR) dell'Unione Europea, che sanciscono rispettivamente il diritto alla cancellazione (diritto all'oblio) e il diritto di opposizione al trattamento dei dati personali. In una nota, i promotori del ricorso dell'associazione Algopolio hanno espresso grande soddisfazione, definendo la pronuncia dei giudici milanesi come "pioniera nell’assicurare e garantire tutela agli utenti", proprio perché impone a un gigante della rete di rendere trasparenti e verificabili decisioni che finora venivano spesso percepite dagli utenti come arbitrarie, sbrigative o poco chiare.
Fino ad oggi, infatti, il rigetto di una richiesta di rimozione di un contenuto su Google da parte dei team dedicati avveniva frequentemente con risposte standardizzate, rendendo assai complesso per il cittadino contestare la decisione o comprendere le ragioni del mancato riconoscimento del proprio diritto all'oblio.
La reazione del colosso di Mountain View non si è fatta attendere. Big G ha espresso un netto disaccordo con la pronuncia della magistratura milanese, annunciando la volontà di dare battaglia e difendere la bontà dei propri processi interni nei successivi gradi di giudizio.
"Siamo in disaccordo con la decisione del Tribunale di Milano e presenteremo appello", ha dichiarato ufficialmente un portavoce di Google. "Abbiamo investito significativamente in team di persone dedicate che esaminano meticolosamente ciascun caso per adempiere ai nostri obblighi di legge e bilanciare la privacy dei singoli con il diritto all’informazione della collettività".
Secondo l'azienda statuntense, l'iter di valutazione attualmente in vigore sarebbe già pienamente idoneo a garantire l'equilibrio tra i diversi diritti in gioco: "Il nostro processo di revisione è rigoroso, conforme alle normative ed equo. Difenderemo con fermezza il nostro operato nelle sedi giudiziarie competenti", ha concluso il portavoce.