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LA PROTESTA

La Francia torna in piazza per la scuola: licei fermi e 86mila manifestanti in rivolta

La mobilitazione si allarga a insegnanti e università. Dietro i blocchi, richieste di personale, edifici migliori e un confronto ancora difficile con il governo

06 Ottobre 2026, 16:43

16:50

Francia, studenti in piazza: 86.000 manifestanti prima del corteo di Parigi, lezioni sospese in 891 licei

Sale la tensione in Francia, migliaia di studenti protestano nelle piazze. Scontri con la polizia

Prima ancora che partisse il corteo di Parigi, la protesta per la scuola aveva già portato in strada decine di migliaia di persone nel resto della Francia. Martedì 6 ottobre 2026, il ministero dell’Interno ha contato circa 86.000 manifestanti nella mattinata, mentre quasi un quarto dei licei registrava lezioni interrotte, in tutto o in parte. Due dati che misurano aspetti diversi della stessa crisi: la partecipazione nelle piazze e la difficoltà degli istituti a garantire la normale attività didattica..

Il bilancio diffuso a metà giornata fotografa una protesta già estesa a numerose città, ma non ancora il suo esito nazionale definitivo. Gli 86.000 partecipanti indicati dal ministero dell’Interno riguardano i cortei della mattinata fuori dall’area parigina: non comprendono dunque la manifestazione della capitale, prevista nel pomeriggio. Inoltre, il conteggio include studenti, insegnanti e altri manifestanti, non soltanto liceali. È una distinzione importante per leggere correttamente la dimensione della mobilitazione senza confondere una rilevazione provvisoria con il totale della giornata..

Quasi un liceo su quattro con le lezioni interrotte

Sul funzionamento delle scuole, il dato del ministero dell’Istruzione è di 891 istituti su circa 3.700 con attività didattiche sospese totalmente o parzialmente: poco meno di un quarto del totale. La rilevazione comprende interruzioni dovute a cause diverse e non equivale, quindi, al numero dei soli licei bloccati dai manifestanti. Un istituto con alcune lezioni annullate non è necessariamente una scuola completamente chiusa, così come una sospensione disposta dall’amministrazione non coincide con un’occupazione studentesca..

La geografia della protesta comprende Parigi, Marsiglia, Lille, Lione, Strasburgo, Tolosa, Rennes e Nîmes, con una trentina di manifestazioni annunciate. Dei licei interessati dalle interruzioni, 250 si trovano nell’Île-de-France. L’Union syndicale lycéenne, invece, rivendica 1.800 istituti coinvolti, includendo quelli bloccati e quelli chiusi dalle autorità. Anche l’Union étudiante segnala 57 sedi universitarie bloccate. Sono conteggi attribuiti alle organizzazioni promotrici, da tenere distinti dalle rilevazioni ministeriali..

La distanza tra le stime emerge anche nei cortei locali. A Marsiglia, per esempio, la CGT parla di 30.000 partecipanti, mentre la prefettura ne conta 4.800. A Lione gli organizzatori indicano 20.000 persone. La manifestazione parigina era annunciata per le 14, con circa 40.000 presenze attese: una previsione, non un’affluenza già accertata. Nessuno di questi numeri può essere sommato automaticamente agli altri senza considerarne fonte, orario e ambito geografico..

Dalle condizioni di studio all’accesso all’università

La mobilitazione nasce dalle condizioni quotidiane dell’istruzione. Le organizzazioni denunciano carenze di personale, edifici deteriorati, classi troppo numerose e orari difficili da sostenere. Nel documento dell’intersindacale richiamato da Public Sénat compare anche la crescente difficoltà di accesso agli studi superiori. L’adesione degli insegnanti si lega dunque a richieste che riguardano insieme l’apprendimento degli studenti e le condizioni di lavoro del personale scolastico..

I reportage raccolti da Mediapart descrivono una contestazione sviluppatasi in Île-de-France e poi diffusasi nel resto del Paese durante settembre. Al centro c’è la richiesta di un diritto all’istruzione effettivamente uguale per tutti. Accanto alle risorse per le scuole, viene contestato Parcoursup, il sistema di accesso all’istruzione superiore. Il movimento non si esaurisce pertanto nella domanda di riaprire o migliorare singoli edifici: investe anche il rapporto tra il percorso liceale e le possibilità di proseguire gli studi..

Alla giornata del 6 ottobre hanno aderito organizzazioni studentesche e un’intersindacale dell’istruzione comprendente FSU, CGT, FO, CFDT, Unsa, Sud e Solidaires. Secondo Public Sénat, i rappresentanti dei liceali erano usciti delusi dall’incontro della settimana precedente con il ministro dell’Istruzione. Il sostegno sindacale amplia quindi la mobilitazione, ma non basta da solo a dimostrare una confluenza con tutte le altre proteste sociali francesi: rivendicazioni, protagonisti e obiettivi restano da distinguere..

Chiusure, sicurezza e tentativi di dialogo

Le sospensioni delle lezioni si inseriscono in una sequenza già segnata da chiusure amministrative e ricorso alla didattica a distanza. Il 2 ottobre, un dispaccio AFP riferiva di circa 400 licei chiusi dalle autorità. Nella stessa giornata, il ministro Édouard Geffray aveva avviato incontri con sindacati, associazioni liceali, rappresentanti dei genitori ed eletti del Conseil national de la vie lycéenne per tentare di riaprire il confronto. Le informazioni verificate documentano dunque provvedimenti differenziati e iniziative di dialogo, non una sospensione generalizzata di tutti i licei francesi fino al fine settimana..

Il confronto si svolge in un clima deteriorato dagli incidenti. Il governo ha denunciato violenze e danneggiamenti degli istituti; sul versante opposto, studenti e organizzazioni sindacali contestano le modalità degli interventi di polizia. Mediapart documenta come le accuse di uso eccessivo della forza abbiano aggiunto tensione a una protesta nata dalle condizioni scolastiche. Tenere separati le rivendicazioni, gli episodi violenti e le responsabilità da accertare resta essenziale per non ridurre l’intero movimento a una questione di ordine pubblico..

Una prima decisione concreta era arrivata già prima della nuova mobilitazione: il governo aveva rinunciato all’introduzione di tasse d’iscrizione per i percorsi BTS e le classi preparatorie prevista nel progetto di bilancio 2027. Le organizzazioni avevano tuttavia confermato la prosecuzione delle proteste. Il corteo del 6 ottobre si colloca così dopo l’apertura del confronto e una concessione circoscritta, ma mentre restano sul tavolo le richieste centrali: più personale, migliori condizioni di studio e un accesso meno problematico alla formazione superiore..