Il caso
«Cerno ha gusti invertiti»: alla Rai bufera per le parole di Vannacci. Scontro aperto su censure e polemiche personali
Il generale attacca il direttore del Giornale e scatena la dura reazione del Cda di Viale Mazzini. Il leader di "Futuro nazionale" non arretra e accusa la televisione di Stato di volerlo silenziare
La proposta di fermare la «propaganda gender e omosessualista» nella fascia protetta televisiva ha innescato un duro scontro verbale che ha finito per coinvolgere i vertici della televisione pubblica. Il generale Roberto Vannacci e il direttore del Giornale Tommaso Cerno sono stati protagonisti di un acceso botta e risposta nato sulle frequenze di Rai2. La miccia è stata accesa dalle critiche del giornalista, il quale aveva commentato le posizioni del movimento di Vannacci domandandosi: «Vannacci ha detto che, essendo omosessuale, dovrei andare in fascia protetta? Caro generale, la protezione viene dalla libertà». La replica dell'eurodeputato è scivolata sul piano personale: Vannacci ha sostenuto che il direttore «si è inventato» la volontà di impedire agli omosessuali di comparire in tv, per poi pronunciare le parole che hanno fatto esplodere il caso: «Non so se chi ha gusti invertiti abbia il patentino per sparare corbellerie più grosse rispetto a chi ha i gusti che si inquadrano nella normalità». Ha poi rincarato la dose, sottolineando come Cerno, «che dichiara di avere una preferenza erotica per i maschietti», trovi già parecchio spazio nei palinsesti Rai.
Le dichiarazioni hanno provocato l'immediato intervento del Consiglio di Amministrazione di Viale Mazzini, che ha bollato le espressioni del generale come «offensivi e discriminatori» e «inaccettabili», ribadendo che l'orientamento sessuale non deve mai trasformarsi in un'arma per «delegittimare una persona o il suo ruolo professionale». Cerno ha prontamente ribattuto affermando che l'avversario «mi insulta perché non regge un confronto nel merito» e arrivando a ironizzare sulle dinamiche politiche: «Capisco adesso perché vota con la sinistra». Attorno al direttore si è stretto un ampio coro trasversale. Ignazio La Russa ha evidenziato che «il dissenso e il confronto non possono mai giustificare attacchi personali», mentre Benedetto Della Vedova ha denunciato una «carica reazionaria di discriminazione» e Marco Rizzo ha parlato di «discriminazione omofoba». Stefania Craxi ha giudicato le frasi «inqualificabili», richiamando i principi costituzionali, mentre Ilaria Cavo ha scelto la via della satira, affermando che le «vannacciate» sembrano «una caricatura di Borat», aggiungendo poi: «Senz'offesa per Sacha Baron Cohen».
Lontano dal fare passi indietro, Vannacci ha risposto alle critiche respingendo le accuse al mittente e ipotizzando le intenzioni dell'azienda pubblica: «Forse è la Rai che mi vuole censurare». Difendendo le proprie scelte linguistiche, ha citato il latino «De gustibus non est disputandum» e ha fornito la sua spiegazione lessicale: «'Invertito' significa volgere o dirigere nel senso opposto, parlare di inversione non vuol dire discriminare. Forse il Cda Rai dovrebbe usare meglio il dizionario». Infine, ha ribadito il fulcro del suo programma politico: «Noi parliamo di protezione dei bambini». Se a scuola non deve esserci «propaganda gender», ha concluso, allora «stiamo dicendo che anche in tv sia così».