Caso Epstein
Mandati annullati all'ex principe Andrea, ma la polizia potrà trattenere i documenti sequestrati?
L’indagine sui presunti legami con Jeffrey Epstein prosegue
I documenti e i dispositivi elettronici sono stati sequestrati, ma i mandati che ne avevano consentito l’acquisizione erano illegittimi. Nell’inchiesta su Andrew Mountbatten-Windsor, l’ex principe Andrea, si apre così una questione concreta: la polizia potrà conservare quel materiale? L’Alta Corte ha annullato le autorizzazioni alle perquisizioni, mentre gli accertamenti sui suoi rapporti con Jeffrey Epstein restano aperti.
L’esito della controversia sulle perquisizioni è stato illustrato oggi davanti all’Alta Corte di Londra dal giudice Nicholas Hilliard. Andrea, che non era presente all’udienza, aveva contestato i mandati ottenuti dalla Thames Valley Police per entrare nella sua abitazione nella tenuta di Sandringham e nella precedente residenza di Royal Lodge, a Windsor. Il magistrato ha rilevato un errore significativo nella richiesta e nell’autorizzazione dei provvedimenti. Ha però chiarito un punto decisivo: l’annullamento dei mandati non interrompe l’indagine e non rende illegittimo tutto il lavoro investigativo.
Le perquisizioni e la cronologia da chiarire
Le operazioni risalgono a febbraio. Gli agenti avevano ottenuto i mandati dall’Old Bailey, il tribunale penale centrale di Londra, e avevano perquisito le due proprietà, sequestrando documenti e dispositivi elettronici. Andrea era stato arrestato il 19 febbraio 2026, giorno del suo sessantaseiesimo compleanno, per sospetta cattiva condotta nell’esercizio di una funzione pubblica. Dopo l’interrogatorio era stato rilasciato, restando sotto indagine. La sua iniziativa giudiziaria riguardava la legittimità delle perquisizioni, non un giudizio sulla fondatezza dei sospetti investigativi.
Occorre distinguere la data dell’udienza pubblica da quella dell’annullamento: secondo la ricostruzione dell’Independent, i mandati erano già stati annullati a luglio. L’udienza dell’8 ottobre ha quindi reso pubblici il riconoscimento della loro illegittimità e i termini del contenzioso ancora aperto. Non si tratta, in altre parole, della chiusura dell’inchiesta, ma di un passaggio giudiziario sulle modalità con cui è stato acquisito il materiale.
Perché la norma utilizzata non era corretta
Il problema riguarda le garanzie previste per determinate categorie di documenti. Il giudice che aveva autorizzato i mandati il 18 febbraio lo aveva fatto sul presupposto che il materiale ricercato non comprendesse documenti coperti da protezione legale o soggetti a una procedura speciale. Il tipo di indagine, però, imponeva di considerare proprio quella possibilità. Non era dunque sufficiente ottenere un’autorizzazione ordinaria senza affrontare la natura dei documenti che gli investigatori avrebbero potuto trovare.
Tra i materiali soggetti a garanzie particolari possono rientrare documenti prodotti o acquisiti nell’ambito di un’attività professionale, commerciale o di un incarico, quando siano destinati a rimanere riservati. Nel caso di Andrea, la questione era strettamente legata al suo precedente ruolo di rappresentante britannico per il commercio. Il giudice ha osservato che la possibile presenza di materiale di questo genere era insita nella natura dell’illecito ipotizzato. L’errore riguarda quindi il percorso giuridico seguito per acquisirlo, non l’accertamento che ogni documento sequestrato fosse necessariamente protetto.
La Thames Valley Police ha accettato che l’emissione dei mandati sulla base della disposizione utilizzata fosse errata. Nel comunicato successivo all’udienza ha precisato che sono ancora in corso procedimenti per stabilire come gestire il materiale sequestrato e se possa essere legittimamente conservato a sostegno dell’indagine. Il corpo di polizia ha inoltre confermato che gli accertamenti proseguono.
Documenti e dispositivi: la decisione ancora da prendere
È questo il nodo rimasto aperto. L’annullamento dei mandati non ha comportato un ordine automatico di restituzione di tutto ciò che gli agenti avevano raccolto. La polizia ha chiesto di poter trattenere il materiale sostenendo che sarebbe possibile acquisirlo legittimamente attraverso una diversa disposizione. Andrea si oppone a questa richiesta. Secondo quanto emerso in udienza, la controversia sarà esaminata in un procedimento a porte chiuse nel 2027.
Il magistrato ha spiegato il motivo della distinzione: restituire gli oggetti avrebbe scarsa utilità se esistesse un altro fondamento legale per sequestrarli nuovamente. Questo non equivale ad accogliere la domanda della polizia. La possibilità di conservarli resta da decidere, così come restano separate la contestazione delle perquisizioni e l’indagine penale. La vittoria ottenuta da Andrea sui mandati non risolve dunque la disputa sui documenti e sui dispositivi elettronici.
Il sospetto investigativo e la posizione di Andrea
Al centro dell’inchiesta vi sono le accuse secondo cui l’ex principe avrebbe condiviso informazioni sensibili con Jeffrey Epstein mentre ricopriva l’incarico di rappresentante britannico per il commercio. Si tratta di un’ipotesi investigativa: Andrea nega ogni illecito ed è stato rilasciato sotto indagine dopo l’interrogatorio. La polizia ha ribadito che continuerà a seguire le piste ragionevoli per portare avanti gli accertamenti in modo efficace ed equo.
Il quadro, quindi, resta articolato: i mandati sono stati annullati, il destino del materiale sequestrato è oggetto di una controversia e l’inchiesta continua. Confondere questi tre piani significherebbe attribuire alla decisione un effetto che il giudice ha espressamente escluso. Il prossimo passaggio riguarda la possibilità per gli investigatori di conservare quanto acquisito, non una pronuncia sulla responsabilità penale di Andrea.