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Garlasco, il pm non autorizzò Garofano ad entrare in casa Poggi

Contraddizioni sul campione di Dna: nuove perizie su impronte, dispenser e luminol riaprono il caso

08 Ottobre 2026, 21:02

21:10

Garlasco, il pm non autorizzò Garofano ad entrare in casa Poggi

Luciano Garofano, all’epoca in cui era comandante dei Ris di Parma, chiese di partecipare come "osservatore" a due delicati sopralluoghi nella villetta di Garlasco dove, poco meno di un mese prima, era stata uccisa Chiara Poggi. Ma non fu autorizzato dalla pm di Vigevano Rosa Muscio, allora titolare dell’indagine con il procuratore Alfonso Lauro. Il particolare emerge dagli atti raccolti dai pm di Pavia nella tranche dell’inchiesta sull'operato del Ris che è parallela a quella appena chiusa nei confronti di Andrea Sempio, accusato di essere lui, e non Alberto Stasi il responsabile del delitto.

Verbali, annotazioni e documenti da cui emergono una serie di circostanze che dovranno essere chiarite. Come quella emersa lo scorso 10 settembre quando i magistrati di Pavia hanno sentito il capitano del Ris Alberto Marino, chiedendogli come mai sia stato utilizzato il cucchiaino ritrovato nella villetta per ricavare il Dna di Chiara e non sia invece stato usato quello prelevato dal cadavere. In sostanza, Marino aveva già il dna di Chiara. L’ufficiale ha risposto che «forse non ce l’hanno mandato», «non c'era un campione di confronto» della vittima. Ma in un verbale del 4 settembre 2007, rivela il Tg1, firmato proprio da Marino, si parla di prelievo del sangue della vittima quale campione. Una contraddizione che solleva nuovi interrogativi ora al vaglio degli inquirenti.

Passando in rassegna i documenti depositati, ci sono dunque due mail con cui il generale Garofano chiese di partecipare alle operazioni tecniche sulla scena del crimine: una del 3 settembre 2007 in vista del sopralluogo di due giorni dopo e che a dire del comandante non avrebbe avuto il veto delle difese; l’altra, dell’8 settembre per i rilievi del 12 a cui avrebbe voluto presenziare in qualità di «comandante del reparto» e «ufficiale di pg». A quest’ultima il 9 settembre, la risposta della pm Muscio è stato un irremovibile 'nò. Non solo perché l’attività rientrava negli «accertamenti tecnici irripetibili» da lei disposti a cui potevano partecipare solo «i difensori delle parti e i loro consulenti», ma anche perché la difesa dell’indagato, allora rappresentata dagli avvocati Giovanni ed Eleonora Lucido, padre e figlia, era contraria. Secondo i due ex legali dell’indagato non potevano prendere parte al sopralluogo persone diverse rispetto chi era stato nominato dal pubblico ministero come consulente o chi era legittimato dal codice. "Riservandosi di far valere l’invalidità delle operazioni, in caso contrario». In sostanza, pur essendo capo del Ris, non era lui che in quel caso aveva ricevuto l’incarico di consulenza tecnica.

E dalle carte depositate a Pavia viene anche a galla sempre più chiaramente la linea degli attuali difensori di Stasi: puntare a smontare l’indagine che ha portato un giudizio di colpevolezza definitivo in vista di una ulteriore istanza di revisione che, però, è in genere possibile con nuove e incontrovertibili prove a discarico del condannato. A tal proposito, oltre ai dati grezzi o ai test genetici finiti al centro anche degli accertamenti sulle attività dei Ris nell’immediatezza del delitto, hanno chiesto agli inquirenti ulteriori approfondimenti sul dispenser del sapone nel bagno della villetta dei Poggi, in quanto accanto alle immagini delle due impronte digitali di Stasi, ce sono altre «che, oggi, potrebbero essere analizzate e attribuite» ma che «all’epoca vennero ritenute non utili ad alcuna comparazione» e quindi non riportate nella relazione tecnica dell’Arma. E, poi, tra le richieste di materiale, anche le foto che attestano gli esiti del luminol test effettuato su alcune componenti della auto che l'ex fidanzato di Chiara aveva in uso nel 2007. Si suppone, quindi, che stiano passando ai raggi x una serie di temi, indicati come indizi di colpevolezza dai giudici, consentendo di ipotizzare che possano rientrare nella serie elementi «che faranno scalpore», come hanno affermato in tv.

Tutto ciò mentre c'è attesa per le contromosse di Sempio: i suoi difensori con il pool di esperti che li affiancano lunedì si incontreranno per decidere quante e quali memorie di replica depositare ai pm di Pavia entro il 18 ottobre. «La paura di essere vittima di un errore c'è assolutamente» ha detto lui a Porta a porta, definendo «follia» quando successo negli ultimi due anni.