L'attesa
Morte avvelenate, settimana decisiva per l'inchiesta sulla ricina: caccia al pc in tre scuole di Riccia e Campobasso
L'indagine sul decesso di Antonella Di Ielsi e della figlia Sara Di Vita, resta contro ignoti e cinque medici sono indagati per omicidio colposo
La prossima sarà una delle settimane più intense per l’inchiesta sul giallo della ricina in Molise. Gli investigatori, al lavoro da quasi dieci mesi sul caso delle due donne, mamma e figlia, morte a dicembre avvelenate con la ricina, saranno impegnati in tre giorni consecutivi di perquisizioni in altrettante scuole. La procura di Larino ha deciso un’azione imponente per trovare il computer dal quale potrebbe essere stato cercato il veleno usato per uccidere Sara Di Vita, 15 anni, e sua mamma Antonella Di Ielsi, 50 anni.
Si comincia martedì mattina dall’istituto Agrario di Riccia, dove lavora come tecnico di laboratorio il marito della professoressa amica di Gianni Di Vita, padre e marito delle vittime. Il giorno dopo, sempre a Riccia, gli uomini della Squadra Mobile e dello Sco si sposteranno al liceo scientifico, dove ha insegnato matematica la professoressa amica dell’ex sindaco. Giovedì, infine, nuova perquisizione a Campobasso, nel liceo Classico Mario Pagano, frequentato fino allo scorso anno scolastico da Sara e dalla sorella Alice.
In tutto saranno ispezionati 155 computer: 71 all’istituto Agrario di Riccia, 63 al liceo Classico di Campobasso e 21 al liceo Scientifico di Riccia. Le perquisizioni arrivano a pochi giorni da quelle effettuate a Pietracatella e Campobasso negli studi di lavoro e nella nuova abitazione di Gianni Di Vita. Questa nuova azione, però, si svolge come prova irripetibile: sono state quindi avvisate anche le parti, che potranno partecipare, tra cui indagati, avvocati, parti offese e consulenti.
«Ispezione informatica": così la procuratrice di Larino Elvira Antonelli ha descritto l’operazione, che prevede anche l'eventuale sequestro dei pc. L’obiettivo è verificare se siano state effettuate ricerche sulla ricina, sulla provenienza del veleno usato per uccidere Sara e Antonella, sul suo eventuale acquisto online e sulle modalità di preparazione e somministrazione.
Dalle indagini recenti sono già emerse navigazioni e ricerche sul web, effettuate da persone ancora sconosciute, proprio sulla ricina. La Squadra Mobile di Campobasso ha acquisito nei mesi scorsi i dati dei dispositivi informatici presenti negli istituti frequentati da persone che hanno avuto rapporti con le vittime. «Non può escludersi - scrive la procuratrice - che con gli stessi siano state eseguite navigazioni nel web/dark web afferenti alle parole 'ricinà, 'velenò e simili». Tra i termini attenzionati dagli investigatori figurano anche 'solfato di ammoniò, 'solfato di sodiò, 'esanò, 'ricinò, 'semi di ricinò, 'olio di ricinò, 'deep web' e 'dark web'.
Nel disporre le perquisizioni, la procuratrice ha precisato che l’accertamento non può limitarsi alla presenza di determinate parole nei file visibili, ma dovrà eventualmente comprendere «l'analisi degli artefatti digitali idonei a ricostruire l’effettiva attività di navigazione, ricerca, consultazione, download, creazione, modifica o cancellazione di contenuti pertinenti ai fatti per cui si procede».
Alla polizia è stato chiesto anche di verificare «l'eventuale utilizzo di strumenti destinati alla navigazione anonima». "Assume particolare rilievo investigativo - conclude la procuratrice - anche, dove tecnicamente possibile, la collocazione temporale delle ricerche e la persona concretamente utilizzatrice del dispositivo», soprattutto considerando il possibile uso condiviso dei computer nelle scuole.
L’inchiesta sul caso di Pietracatella è ancora contro ignoti per l’ipotesi di duplice omicidio premeditato, mentre cinque medici sono indagati per omicidio colposo in relazione ai soccorsi prestati alle vittime dopo i malori.