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Strage di Capodanno a Crans-Montana, spunta il conto svizzero da 1,6 milioni per i ricoveri dei connazionali

Il totale di 1,6 milioni di euro riaccende il confronto bilaterale, ma il Cantone Vallese rassicura i familiari escludendo qualsiasi addebito diretto a loro carico

10 Ottobre 2026, 10:09

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Strage di Capodanno a Crans-Montana, spunta il conto svizzero da 1,6 milioni per i ricoveri dei connazionali

A poco più di nove mesi dalla tragedia di Capodanno al locale Le Constellation di Crans-Montana, la gestione dei costi dei soccorsi sanitari riapre un delicato fronte diplomatico tra Italia e Svizzera. Il 9 ottobre 2026 la radiotelevisione pubblica elvetica RTS ha diffuso i consuntivi complessivi: l’assistenza prestata negli ospedali svizzeri a dodici cittadini italiani feriti ammonta a circa 1,5 milioni di franchi, poco oltre 1,6 milioni di euro. L’importo riguarda le cure somministrate nei presidi di Sion, Losanna e Zurigo, prima che diversi pazienti venissero trasferiti in Italia per i lunghi percorsi di riabilitazione. La pubblicazione dei dati riaccende una controversia politico-amministrativa latente dalla scorsa primavera. Per inquadrare correttamente la vicenda è necessario distinguere il piano dei rapporti con i singoli assistiti da quello del negoziato bilaterale.

Nelle scorse settimane alcune comunicazioni contabili recapitate ai familiari dei ricoverati avevano suscitato forte preoccupazione. Ad aprile 2026 tre famiglie italiane hanno ricevuto dall’ospedale di Sion note di spesa relative ai primissimi giorni di degenza, con importi che in taluni casi sfioravano i 65 mila franchi. Le autorità del Canton Vallese sono intervenute con decisione chiarendo che si è trattato di un mero errore materiale e che nessun addebito è stato posto a carico dei parenti. L’ambasciatore d’Italia a Berna, Gian Lorenzo Cornado, ha confermato di aver ottenuto rassicurazioni ufficiali dai vertici cantonali, che hanno attivato un canale telematico dedicato per consentire ai genitori di respingere i solleciti senza effettuare pagamenti. Sgombrato il campo dall’equivoco privato, resta però aperta la questione istituzionale su chi debba saldare il conto finale. Nel quadro ordinario che disciplina l’assistenza sanitaria transfrontaliera in Europa, le spese per i trattamenti d’urgenza all’estero sono di norma poste a carico dell’ente sanitario del Paese di residenza del paziente.

La Confederazione richiama tale prassi per chiedere la copertura degli oneri sostenuti dalle proprie strutture. Già nell’aprile 2026, tuttavia, il governo italiano ha fatto sapere di non voler procedere attraverso i canali consueti, invocando un trattamento eccezionale alla luce della natura straordinaria del disastro. A maggio, a margine di un vertice con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il presidente della Confederazione svizzera Guy Parmelin si è impegnato a cercare una soluzione condivisa. La diffusione dei consuntivi in ottobre dimostra però che l’intesa non è stata ancora raggiunta. A riaccendere il dibattito pubblico hanno contribuito le testimonianze dei familiari delle vittime. Tra queste, quella di Umberto Marcucci, padre di Manfredi, uno dei giovani rimasti gravemente feriti, la cui famiglia ha ricevuto una rendicontazione di quasi 72 mila euro per 15 ore di terapia intensiva all’ospedale di Sion, prima del trasferimento in elicottero al Centro Ustioni dell’ospedale Niguarda di Milano.

Intervenendo ai microfoni di RTS, Marcucci ha sollecitato il congelamento di ogni rivalsa economica tra enti fino alla conclusione delle indagini sulle cause del rogo, sostenendo che le conseguenze di un evento potenzialmente legato a negligenze o violazioni della sicurezza non possano essere assimilate a un ordinario infortunio di viaggio. È la posizione, più ampia, di molte famiglie: scindere il mero computo delle prestazioni sanitarie dall’accertamento delle responsabilità civili e penali. La notte tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026 l’incendio del Le Constellation ha sconvolto la stazione sciistica vallesana. Il bilancio è salito a 41 vittime, dato formalizzato dal Ministero pubblico del Vallese il 1° febbraio 2026 dopo il decesso di un diciottenne svizzero trasferito all’ospedale universitario di Zurigo. Nelle ore immediatamente successive, la gravità dell’emergenza ha spinto la Svizzera ad attivare il Meccanismo europeo di protezione civile, coordinando il trasferimento di numerosi feriti verso centri altamente specializzati in Belgio, Germania, Francia e Italia.

La somma di 1,6 milioni di euro rappresenta dunque soltanto una frazione dei costi complessivi generati dall’evento, limitata alle cure erogate nel territorio elvetico ai dodici pazienti di nazionalità italiana. Sul versante dell’assistenza diretta, la Confederazione ha introdotto strumenti ad hoc. Il 20 marzo 2026 l’Assemblea federale ha approvato una legge speciale, entrata in vigore il giorno successivo, che prevede un contributo di solidarietà di 50 mila franchi per ciascun ferito ricoverato e per i congiunti di ogni deceduto. È stata inoltre istituita una tavola rotonda permanente per favorire il confronto tra sopravvissuti, compagnie assicurative ed enti pubblici. L’Ufficio federale della sanità pubblica ha infine ricordato che le spese mediche non coperte da assicurazioni private o sociali possono essere affrontate attraverso i servizi cantonali previsti dalla legge sull’aiuto alle vittime. Si tratta, tuttavia, di percorsi risarcitori e assistenziali distinti che non sciolgono il nodo dei circa 1,6 milioni di euro: la disputa tra Roma e Berna resta aperta, in attesa di una soluzione condivisa.