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L'ossessione per il Nobel e il guanto di sfida ad Oslo: l'attacco di Donald Trump alla Norvegia

Dal palco di Syracuse Trump trasforma il premio per la pace in uno scontro diplomatico e promette di non dimenticare l'affronto di Oslo

10 Ottobre 2026, 10:29

10:30

L'ossessione per il Nobel e il guanto di sfida ad Oslo: l'attacco di Donald Trump alla Norvegia

«Una macchia indelebile sulla Norvegia, un affronto che non dimenticheremo». L'affondo di Donald Trump arriva direttamente dal palco elettorale di Syracuse, nello Stato di New York, trasformando nel giro di poche ore l'annuncio del Premio Nobel per la Pace 2026 in un vero e proprio scontro politico e diplomatico. A far esplodere la rabbia del presidente americano è stata l'assegnazione del riconoscimento alla giurista sudafricana Navi Pillay, un verdetto che il magnate ha bollato come una scelta «vergognosa, imbarazzante e guidata da pregiudizi ideologici».

Al centro delle invettive di Trump c'è una personalissima rivendicazione di merito. Davanti alla folla dei suoi sostenitori, il presidente ha sostenuto che il premio dovesse spettare a lui e alla propria amministrazione, arrivando a contare otto conflitti internazionali che sostiene di aver risolto durante la sua presidenza. Ciascuna di queste mediazioni diplomatiche, nell'autovalutazione presentata dal palco, avrebbe meritato un singolo Nobel per la Pace, rendendo a suo dire inspiegabile e politicizzata la decisione di escluderlo.

La requisitoria di Syracuse ha evidenziato un'escalation verbale e una progressiva estensione del bersaglio. Dopo aver sminuito la vincitrice Pillay liquidandola come una figura a lui del tutto sconosciuta, Trump ha spostato il tiro dalla giurista al Comitato selezionatore, fino a chiamare in causa l'intera nazione norvegese. Presentando l'esito del premio come un discredito istituzionale per il Paese nordico, il leader americano ha trasformato una rivalsa personale in una velata minaccia diplomatica contro un Paese alleato.

Le invettive indirizzate alle autorità di Oslo ignorano però che il Comitato Nobel per la Pace è un organismo privato e autonomo. Composto da cinque membri nominati dallo Storting (il Parlamento norvegese) secondo le volontà testamentarie di Alfred Nobel, l'organismo applica regole severe che escludono categoricamente la presenza di ministri o parlamentari in carica, proprio per garantire la totale indipendenza dal governo norvegese.

Lo scontro di Syracuse accende così i riflettori su due visioni diametralmente opposte del concetto di pace. Da un lato, la contabilità numerica di Trump, che fonda il proprio diritto al riconoscimento sulla quantità di trattati e pacificazioni rivendicate; dall'altro, la motivazione ufficiale del Comitato, che ha incoronato Navi Pillay per un'intera esistenza dedicata alla giustizia penale internazionale, alla lotta all'impunità per i crimini di guerra e alla difesa dei diritti umani. Un verdetto che, nonostante le durissime polemiche d'oltreoceano, rimane definitivo: le norme del premio non prevedono infatti alcuna possibilità di revoca o marcia indietro.