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A 92 anni danneggia per tre volte in due mesi la tomba dell'ex sindaco: un rancore che dura da 60 anni

Denunciata un'anziana a Treviglio nel Bergamasco. Le indagini della Polizia hanno chiarito il movente

10 Ottobre 2026, 16:14

A 92 anni danneggia per tre volte in due mesi la tomba dell'ex sindaco: un rancore che dura da 60 anni

Tre atti vandalici, tutti nello stesso arco di circa due mesi, hanno colpito la medesima sepoltura nell’ala occidentale del cimitero comunale di Treviglio. Un rancore remoto, rimasto sopito per oltre mezzo secolo, sarebbe così riaffiorato prendendo di mira la memoria di Ermanno Riganti, già sindaco della città e scomparso da diciannove anni.

L’intensa attività d’indagine condotta dagli agenti del Commissariato della Polizia di Stato di Treviglio, con il supporto tecnico della Polizia locale, ha portato il 10 ottobre 2026 alla denuncia a piede libero di una donna di 92 anni, ritenuta la presunta autrice dei tre sfregi alla tomba di Riganti. La vicenda è iniziata alla vigilia di Ferragosto 2026. Il 14 agosto alcuni familiari, giunti al camposanto per rendere omaggio ai propri cari, hanno trovato una scena desolante: la fotografia in ceramica dell’ex primo cittadino era stata frantumata e sulla lapide erano comparse frasi gravemente offensive.

Accanto al loculo giaceva un grosso sasso, verosimilmente usato per colpire l’immagine del defunto. Tra le varie foto di famiglia, soltanto quella di Riganti risultava deliberatamente presa di mira, a conferma di un bersaglio preciso. Nonostante l’immediata denuncia presentata dai parenti al commissariato, l’azione vandalica si è ripetuta altre due volte, tra agosto e settembre. In uno dei successivi raid è stato lasciato anche un frammento di granito con ulteriori ingiurie. La frequenza e la sistematicità degli episodi hanno spinto gli investigatori ad accelerare gli incroci informativi per individuare chi stesse alimentando un simile astio. La svolta ha riportato gli inquirenti agli anni Sessanta. In quel decennio, Ermanno Riganti, esponente di spicco della Democrazia Cristiana, guidò la giunta di Treviglio dal 1965 al 1975.

Secondo la ricostruzione, il movente sarebbe riconducibile a una procedura di esproprio di un terreno appartenente alla famiglia della novantaduenne, disposta dall’amministrazione comunale dell’epoca. Un atto amministrativo che avrebbe generato un risentimento personale profondo, riemerso a distanza di sei decenni contro la tomba di chi allora rappresentava l’istituzione cittadina. La notizia dell’accertamento ha suscitato forte impressione nella comunità trevigliese e ha innescato reazioni anche sul piano politico.

Tra queste, l’intervento del consigliere comunale Erik Molteni, che ha richiamato il dovere di un rispetto assoluto per i luoghi di sepoltura, al di là di ogni contrapposizione passata. Come precisato in una nota della Polizia di Stato, i danni materiali alla lapide della famiglia Riganti sono stati nel frattempo integralmente risarciti dalla donna in via conciliativa. Tale intesa economica non equivale però a una formale ammissione di responsabilità penale né incide sulle garanzie di legge: nei confronti della novantaduenne deferita all’autorità giudiziaria vale il principio della presunzione di innocenza fino a un eventuale accertamento definitivo.