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L'ultima di Trump: «Voglio un oceano ribattezzato America o col mio nome»

Dal palco del Tennessee il presidente adombra il cambio di nome per l'Atlantico o il Pacifico, scatenando l'ironia dei geografi e i paletti del diritto internazionale

11 Ottobre 2026, 18:19

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L'ultima di Trump: «Voglio un oceano ribattezzato America o col mio nome»

Dalla platea di Clarksville, in Tennessee Donald Trump ha rilanciato una proposta destinata a far discutere cartografi e diplomatici (e forse anche altri specialisti...): ribattezzare l’Oceano Atlantico o il Pacifico con il proprio nome o con quello dell’America.

Un’idea che, nelle sue intenzioni, dovrebbe concretizzarsi entro la fine dell’attuale mandato. Con una precisazione che allevia, almeno in parte, le ansie dei geografi: i fiumi Hudson e Mississippi, ha assicurato, resteranno fedeli alle loro denominazioni storiche. Non sarebbe la prima volta che la Casa Bianca interviene sulla nomenclatura ufficiale.

Il 20 gennaio 2025, con l’ordine esecutivo “Restoring Names That Honor American Greatness”, l’amministrazione introdusse la locuzione “Gulf of America” (Golfo d’America) nei documenti e nelle comunicazioni federali. Quattro giorni più tardi, il 24 gennaio 2025, il Dipartimento dell’Interno diede seguito al provvedimento, ripristinando al contempo il nome Mount McKinley per la vetta dell’Alaska precedentemente chiamata Denali. Un precedente che suggerisce come, quando il presidente dichiara di voler celebrare sulla carta il patrimonio e la grandezza nazionale, la macchina burocratica di Washington tenda a muoversi.

Sul piano procedurale, l’ostacolo principale è interno. Negli Stati Uniti la toponomastica federale è competenza dello U.S. Board on Geographic Names, istituito nel 1890 per uniformare i nomi usati dalle agenzie governative. Le regole ordinarie scoraggiano modifiche prive di giustificazioni solide e, soprattutto, escludono intitolazioni a persone viventi o scomparse da meno di cinque anni. Anche qualora l’esecutivo imponesse una nuova etichetta nei propri atti, tale scelta non avrebbe valore cogente fuori dai confini nazionali né per gli editori cartografici stranieri. A livello internazionale, poi, l’articolo 89 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS) stabilisce che nessuno Stato può validamente rivendicare la sovranità su porzioni di alto mare. C’è infine la dimensione digitale, già sperimentata nel 2025 con il Golfo del Messico: i servizi di mappatura online tendono ad adattare le diciture in base alla posizione dell’utente. All’epoca, Google Maps mostrò “Golfo d’America” negli Stati Uniti, “Golfo del Messico” in Messico e, altrove, entrambe le denominazioni, determinando la visualizzazione tramite SIM, indirizzo IP o impostazioni del dispositivo.